800. Wolinski.

29 Lug

Chissà quanti avranno incontrato per la prima volta questo nome quando è stata data la notizia dell’attentato a Charlie Hebdo. Andava per la maggiore negli anni Settanta,  era dichiaratamente anarcoide e spietatamente pornografico.

Il mio primo incontro con lui risale agli anni Ottanta, quando ero ospite da una mia zia un po’ vacca, in un appartamentino di Milano – per dare l’idea – leggermente postfricchettone, stanze senza porte (salvo il cesso), fiori secchi, pareti bianchissime, insomma tutte le varie stronzate (salvo, forse, mazzi di pannocchie e bamboline di pannolenci), e tutta una collezione assai maschile de Il Pane & Le Rose, più le edizioni grosso modo alla macchia di canti goliardici [me li leggeva mentre stavamo stravaccati sul suo letto a due piazze; ma mi davano il vomito tanto erano cretini ed evidentemente scritti da vecchj in carriola], roba femminista e pseudotale (soprattutto pseudotale, rammento distintamente che quando le dissi che col nuovo taglio di capelli assomigliava alla Ravera ne fu tutta contenta), e, appunto, Gastone il Cazzone di Wolinski.

Del quale non so il titolo francese – ma devo dire che il traduttore italiano non dovette fare molto sforzo, perché il libretto consisteva in una serie di vignette mute e isolate che raffiguravano un graziosissimo ragazzo biondo dotato di una nerchia spaventosa, con cui faceva, oltre alle evoluzioni più prevedibili, anche altre & dilettevoli cose. In rete non trovo traccia dell’amabile Gastone.

Ora, questa mia zia un po’ vacca si svegliava, del tutto congruentemente, assai tardi la mattina; mentre uno dei miei vizj più imperdonabili è sempre stato quello di svegliarmi presto. Ho già detto che le stanze non avevano porte, mi pare. Essendo già stato avvertito che all’alba – verso le 9.30./10.00. del mattino – questa mia zia un po’ vacca non amava udire trepestii, andirivieni dal cesso, scurregge particolarmente rumorose e soprattutto cigolii sospetti, ed essendo quindi praticamente impossibilitato a muovermi (la branda bianca su cui mi aveva sistemato cigolava ad ogni minimo movimento anche senza mia intenzione particolarmente peccaminosa), appena apersi gli occhj l’unica cosa che mi venne fatta fu quella di allungare una mano verso le scansie che incombevano sul mio giaciglio e prendere un qualsiasi volume per passare un’oretta ad intrattenermi innocentemente nell’attesa che il vaccone si svegliasse.

Quella stessa mano cadde appunto su Gastone il Cazzone. Rivolgendo quelle pagine, complice quel problema idraulico mattutino che è una maledizione tipicamente maschile e la lussureggiante immaginazione degli adolescenti, che anche due sgorbj su una pagina male inchiostrata bastano ad accendere, mi trasformai in qualcosa di simile al protagonista di quelle salaci pagine. Una disperazione, perché in condizioni del genere ero solito provvedere immediatamente al raggiungimento di una rinnovata pace dei sensi; ma l’amaca di merda cigolava anche solo se voltavo le pagine, non ero in casa mia e la zia vacca non voleva sentire rumori.

 

Era estate, ricordo; ed ero, anche completamente vestito, vestito men che abbastanza per la bisogna. Potevo, è vero, scivolare giù dalla branda e rifugiarmi al cesso, ma per arrivarci sarei dovuto passare davanti la stanza della zia vacca, stanza [come dissi] senza porte, non diversamente dalla mia; e quello che fors’era uno stridio di freni lontani, o uno stormire di fronde – che ne so? – mi pareva annunciare alla lontana, da parte della zia vacca, l’intenzione, se non l’atto, del risveglio – postoché anche il suo letto a due piazze cigolasse come la brandaccia su cui m’aveva sistemato, lo scrofone, tutta in sollucchero per quanto di suggestione militaroide & sudorosiccia comportava la situanza. Non potevo passare davanti alla stanza della vacca coll’imbarazzante rigonfiamento davanti, e nemmeno sfilare di fianco, magari tenendomi le mani sulla patta, e dandole le spalle, metti il caso che fosse sveglia – coll’unico risultato di risvegliare tutt’i sospetti.

Finché mi venne un’idea meravigliosa: posare Wolinski col suo cazzone nella libreria e prendere – stavolta non per caso, ma a bella posta – un vecchio romanzo della Maraini, uno qualunque, non ricordo il titolo e francamente non ha nessuna importanza. La cura funzionò fin troppo bene: il pipo mi si smosciò per tre giorni di fila, tanto che cominciai a preoccuparmi. Ma poi tornò tutto normale.

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Non troppo tempo dopo giravo con mia madre per librerie – l’ajutavo a trasportare i pesi quando faceva compere, ma se c’erano librerie nei dintorni ne approfittavamo – quando, bouquinando in un angoletto vintage, mi disse [mi disse, o disse in generale, o a sé stessa]: “Oh, guarda, c’è Wolinski”. “Chi, cosa?”, chiesi, sentendomi avvampare. “Wolinski”, ripetè, “un bravissimo autore satirico francese”. “Satira politica?”, chiesi, con la gola che mi si chiudeva. “Sociale”, mormorò dopo un attimo d’esitazione. “Mi piace moltissimo”, aggiunse. Io, bianco come un cencio, mi lasciai sfuggire: “Pensavo fossi molto più prude”.

Mi guardò con una faccia strana (avevo sempre l’impressione che mi scavasse dentro, cioè che fossi un libro aperto per lei; posso dire che ho ancòra l’impressione che fosse la pura & semplice verità?) e mi disse, cavando il libro dalla scansia – era proprio Gastone il Cazzone! Con la nerchia in copertina, mascherata assai provocatoriamente da una bandina bianca con sopra scritto CENSORED, che lasciava però scoperti i maroni e la cappella – “In effetti Wolinski è spaventosamente pornografico“, mentre il suo sguardo si faceva più penetrante. Deglutendo a fatìca le chiesi: “Vuol dire che non lo prendi?”. “Assolutamente no“, mi disse.

Per quel giorno finimmo di bouquinare.

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