801. Il Breve. Selva-polimetro alla Sig.ra D.a la Sig.ra ROSSANA JOVINE-VECCHIO, che gli chiedeva alcuni versi. /1.

29 Lug

1. Salutem dicit.

Do di piglio alla penna in disperata
Congiuntura, oh ROSSANA;
Poiché ingrata, & non piana
Posso dire la strada che si stende
Tra forre orrende
Dinnanzi al piede mio; poiché le calli
Tôrte che il passo mio straccato tenta
(A che impresa s’avventa!)
Non colmate interrompono più valli,
Non spianati interrompono più monti;
E infocati orizzonti
Squarciano i duri petti degli Arturi;
E con gelate frecce
Il morto inverno trafiggendo il cuore
Va delle floridezze staterecce.
– Ma bastasse di quest’in fondo impuri
Bisantini stentati,
Fronzoli mendicati,
Il flusso diaforico
D’émpito metaforico
A definire il fatto! Ché ad un tratto
Mi figuro (è un istante)
Uguale a qualche piccolo volante
Che un’aracne impeciò nel suo lavoro:
Ahi del mondo, quale oro,
Quale promessa me ne spiccerà?
Stato più che perverso,
Con pochi uguali, io credo,
Per quant’io vedo,
In parti assai di tutto l’universo;
Poiché se dal cimento
A francarmi non ho fiamma né lama,
Da sorte tanto grama,
Contro qualunque siasi apparenza,
Né mi manca esperienza,
Può liberarmi un fremito di vento.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: