789. Il basilisco allo specchio. II.

11 Gen

Al che non potendo la scrivente in alcun modo opporsi, e la di Lei D. lo sa meglio di lei, accompagnata dalle di Lei medesima ultime misurate prescrizioni (“Vai, cretina! E non dimenticarti di guardare nel frigo!”), ha preso il tassì, e s’è fatta condurre, per la modica spesa di euri 62,14. (causa lavori che hanno costretto ad un cambiamento di percorso, e all’attesa di ore 2. davanti ad un passaggio a livello), davanti la casa suddetta di via dei Pini n° 17, Città, della quale converrà bene che la scrivente dichiari sin d’ora trattarsi di gradevole palazzina in stile Padri fondatori – con ingresso ornato di grifoni rampanti in ghisa, tre cuspidi traforate in stile neogotico alla sommità e bovindo con doppia fila di leoni assiri per tutta la lunghezza; informazioni cui sarà di mestieri aggiungere che l’ingresso fa peraltro pompa d’un’estesa lapide di marmo venato grigio inciso a cifre sanguigno, o perso, rammentativa del committente [IO, GEDEONE VAN BEEKHVIZEN, | STRAPPATO DA L’ASPRO MESTIERE D’INGEGNER MECCANICO A LA SOAVE MIA ‘S GRAVENHAGE | MVTAI PER IL PORTO ASSOLATO D’ELIOPOLI IL POETICO GRIGIORE DE ‘L MARE DEL NORD | DE I MIEI SOGNI PERDVTI IN TRE CAVE DI MARMO, IN DICIOTTO CANTIERI, SOTTO LE FONDAMENTA DI TRECENTOQVARANTOTTO PONTI DI VARIA GITTATA | NONCHE’ NE LA TERRA CHE GRAVA DOMELA MIO PRIMOGENITO FIORE ANZITEMPO SVCCISO, VNA MIA GRISELDA FIGLIVOLA TENERISSIMA ASSORTA NEL SENO D’ABRAMO NE L’ETA’ SVA D’ANNI TRE, MESI QVATTRO, GIORNI CINQVE | RESA DEFICIENTE AFFATTO DA TABE CHE PER LI RAMI GIVNSE A STRANGOLAR LA VITA ANCHE DE LA MIA SIG.RA MADRE LA SIG.RA D.A MAGGIORANA VERHOEVEN, | INCIELATA D’ANNI NOVANTA, MA GIOVENIL LA CHIOMA | DI DVE DILETTE ZIE, OTTO NEPOTI | NE LA TERRA CHE ABBRACCIA IL FERETRO DE LA MIA SPOSA ROSALINDA DE KOCK STRONCATA DA MAL DI PIETRA | IO VENNI IN QVESTE QVATTRO MVRA AMOROSAMENTE COMMESSE, ESORNATE DI TVTT’I FREGJ DE L’ARTE, SORRETTE DA LE PERITE LEGGI DELLA PIV’ SODA SCIENZA | A RINCHIVDER I LACERTI, SOLITARIO CO ‘L CVUOR MIO ESVLCERATO & IL SORRISO CONSOLATORE DE L’ANGIOL MIO PELLANDRA | CVI LE MVSE SORRISERO IN SV L’AVRORA, & CHE CON GENIO EREDE PARE A ME RIASSVMERE IN SE’ ONNINO IL CARATTERE DI MIA FAMIGLIA | QVI FINALMENTE IN PACE ASPETTO SERENO LA GLORIA AL POSTREMO GERME A ME AVANZATO, & INFINE IL RICONGIVNGIMENTO NEL BACIO DE L’ENTE SVPERIORE IMAGINARIO CO ‘L RESTO DI MIA RAZZA | A RICOMPOR NELL’INCORRVTTIBILE OGNI FRONDA DE LA PROVATA PIANTA, CHE QVI IN TERRA DOVE’ RESISTERE FINCHE’ CIO’ POTETTE A L’IMPETO DI TANTE E TANTE CRVDELI TEMPESTE | TV CHE VARCHI ‘L BREVE VSCIOLO CHE NE ‘L FERRO BATTVTO RECA LA FAMILIAL MIA IMPRESA (IL FICO FIORONE) | PVOI TV DIR DI TE STESSO ALTRETTANTO? | SE COSI’ NON E’ | ARROSSENDO RIPARTI] – , la quale universalmente appartiene alla Pellandra van Beekhuizen, automaticamente escludendo qualunque siasi ragionevole interrogativo circa la situazione nell’interno di un palazzo signorile, quale i due che sorgono alla sinistra e alla destra della costruzione testè descritta, incombendo su essa con la loro ombra e quasi chiudendola come una gemma in uno scrigno, o un topo tra le due chiappe del culo d’un elefante, e per conseguenza qualunque implicazione data dal risiedere ipoteticamente la van Beekhuizen Pellandra vuoi al piano nobile, vuoi in portineria, vuoi in mucida e sagrificatissima mansarda: poiché il sito è in effetti elegantissimo, a patto si soprassedere sulla fattura individuatamente cimiteriale di grifoni & leoni, & per quanto il tenore di quanto dichiarato nella targa sul lato destro dell’entrata, e segnatamente lo stile con cui è dichiarato, non si dichiari parzialissimo di tutto quanto sia norma riferire ad un gusto cosiddetto sorvegliato; e codesta elezione nella collocazione e nel tessuto urbano e nell’abitazione, se da un lato mi dànno i’ volsi dir l’angustia di descrivere partitamente il tutto, dall’altra si offrono mallevadrici alla liceità del mio sollievo, poiché non mi mancheranno notabilità succhiose da trasmettere alla curiosità invero insaziabile della D.S., che sarà esaltata in apprendere che: la casa è, nel totale, resa più confortevole dalla presenza di 30. tappeti tibetani del secolo XIX., con losanghe di caldo colore, 18. bucara risalenti da due a tre secoli fa; che i cessi sono in numero di 5., separati alla maniera d’Inghilterra dalla stanza da bagno, ch’è invece il nome di cui con giust’orgoglio possono fregiarsi 3. luminosi e benissimo attrezzati e nettissimi ambienti – uno dei quali, oltre ad offrire piatto doccia, vasca intera e bidè ergonomico, è pure adibito a fonoteca, essendo che la Pellandra allieta, od allietava, l’ora dell’abluzione con le note favorite (a giudicare dai dorsi dei cofanetti) di Telemann, Marais, & Biber – ; che le tende del pianterreno sono di seta cruda, di manifattura indiana vecchia, e tutte le altre nella casa ciantelì; che agli studj della Pellandra sono forniti i supporti d’un Fayard a coda, da gran concerto, una celesta, un arpicordo, una pianola meccanica con nastri di Auber e un frammento di Spohr, un foglio volante del manoscritto de L’Africaine con una goccia di café au lait e svariate ditate d’inchiostro del cigno di Tasdorf, una Thais a stampa, del 1921., con annotazioni autografe di Esther Mazzoleni, un ritratto autografato di Boieldieu, un vaso Tang appartenuto a Nellie Melba, una copia fotostatica de Gli eretici con alcune annotazioni autografe di von Wayditch, un servizio da tè con samovar già di Glazunov (debitamente monogrammato); un Duerer, due Tenier, quattro Daumier che assicuro assolutamente mint-fresh; una collezione di monete dell’impero di Commodo; le prime Dionisiache latine, del 1606.; quindici opere intonse di Salvaneschi, tutte autografate al frontespizio, una quarantina di copie tuttora sigillate de Il tulipano ferito di O’Bannion, molte preziose lettere del Pomba, di Melchior Gioja, del gen. Bava-Beccaris, di Marino Moretti, di Mathilde Marchesi, di Severjanin, e persino un biglietto di Papini; il numero speciale de L’illustrazione italiana dedicato all’Otello, prime edizioni profluenti (tra i molti nomi: Wharton, Broughton, sorelle Maddox); laddove nelle cucine – per andar sùbito al sodo, capirà S.D. che mi son rotta – fanno sfoggio di sé non meno di dodici fiammanti pajuoli da polenta tutti di difforme formato, una caldarrostiera a tempo, una macchina da 8 espressi a torrefazione radiocomandata, una frusta sbattipanna – tra le diverse, & svariate – di 48. marce, un tavolone m 4. x 6,5. in larice con ripiano in marmo di Carrara, ventisei formati di taglieri, un megadispensiero ricco di 80. in circa droghe in grado di pestarle in sul momento (regolabile su 18. diversi spessori), cuoca fissa in buona salute, dentatura sana, età trentotto in circa, cameriera ventiduenne (ceccanese, estremamente efficiente), lavasciuga elettronico nel seminterrato, impianto stereo/dvd ultima generazione con possibilità di diffusione in tutta casa  giardino d’inverno e giardino d’estate tramite 27. monitori e 116. altoparlanti invisibili, biblioteca di antichi rari preziosi in numero complessivo di 15.800. voll., più ca. 10.000. voll. di pubblicazioni più comuni, ma non corrive, tra cui un importante settore di foniatria, uno di ortopedia e l’altro di geologia: quest’ultimo suppongo indispensabile alla carampana maledetta per sapere a quale strato debba essere riferito il fossile che è, e me lo lascj dire la D.S., perché un poco d’agresta non disdice alla poveraccia scrivente, la quale come Le è noto trascina coi denti una vita di merda, grazie all’appannaggio da S.D. medesima fissato ad euri 8,25. settimanali: laddove quella vecchia zampogna della VAN BEEKHVIZEN PELLANDRA ha lira da vomito (motivo per cui la parte poteva anche lasciarla alla sottoscritta) (e no, non mi sono dimenticata del sapone lavamani – muschio bianco, mughetto & ambra grigia, marca Lydia van Rensslaer).

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