786. Il basilisco allo specchio. I.

8 Gen

Comincio a copiare qui di sèguito un vecchio brogliaccio, che mi torna tra mano con tutti i margini smangiati, eppertanto con le clausole quasi illeggibili, se non illeggibili in tutto, e che va persino impallidendo nelle cifre più remote dai vivagni, tanto è stato bistrattato. Un brogliaccio che ha una storia piuttosto tormentata, che qui brevemente segue. Il primo spunto furono 10. frasine fornitemi dal Gori per confezionare un racconto del tutto demenziale – non le conservo più e non le posso recuperare, ma non conta. Non conta perché mentre andavo scrivendolo la cosa mi aveva preso la mano, e non avrei più potuto, dopo qualche decina di pagine, inserire nessuna di quelle frasi. Poi il blocchetto (preso dal defunto Vagnino, di quelli blu, da cinquanta centesimi) mi sparì misteriosamente – probabilmente avendolo io seminato da qualche parte, o lasciato scivolare sbadatamente fuori da qualche borsa, o zaino; e la cosa mi scocciò enormemente. Tanto che nel giro di qualche giorno ripresi l’idea coll’animo di rifar tutto daccapo. Ma, per non rendere l’esercizio, giacch’era esasperante per la parte già fatta, anche del tutto inutile per la parte da farsi, e soprattutto per non consentirmi, come dire?, esiti più fiacchi rispetto alla prima entusiastica – per quanto possibile – stesura, quasi costringendomi ad una resa più scintillante, alzando il tiro per quanto riguarda l’aspetto, come si vedrà qui sotto & nei dì a venire, più meccanico della costruzione, che è nella sintassi. Sicché i paragrafi in cui l’operina, al momento incompiuta (ma vedremo), si divide sono in questa seconda facitura lunghi il doppio o il triplo di quanto fossero nella prima. Avverta il cortese Lettore che questi primi paragrafi, e questo primissimo più di tutti gli altri immediatamente seguenti, è assai cauto, quasi l’autore in esso stesse mettendo primamente alla prova il suo nuovo strumento; che dovrà, anche per le successive e men malsicure pagine, lento giudicare, lentissimo elogiare, pressoché immobile condannare; che legga, via via, tutto quanto andrò sottoponendogli non tumultuariamente; che il titolo (coll’impresa da cui trae ispirazione) è del tutto surretizio, salvo non mi venga fatto di trovar modo d’inserir nella trama – ma con quel che già c’è non è poi così inverosimile – almeno un basilisco ed uno specchio; & mi viva felice.

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Domenica, nel dì 15. di 9mbre dell’Anno corrente.

A S.D. MARIANNONA DEGLI ARCHILEI
LA NIPOTE FERDINANDA
AVGVRA SALVTE,

e viene con questa a significarLe tutto quanto occorsole di osservare durante il giro di ricognizione, sive visita ispettiva che la Stessa, tanto istantemente, le impose d’effettuare presso l’abitazione della VAN BEEKHVIZEN PELLANDRA, e della di lei nipote ORSETTA, sita in via dei Pini al n° 17, Città, abitazione mai per l’innanzi da me veduta, vuoi dentro vuoi fuori, né da S.D., per giunta intercorrendo da ultimo i rapporti che purtroppo si sanno tra le due Beekhuizen e nojaltre due Archilei, a causa dell’assegnazione del ruolo protagonistico del melodramma serio GIOVAN DOMENICO BERTVLESSI, NOVO VLISSE, libro & musica del m° Cordelio Stroppa, un Prologo, Atti cinque & un Epilogo + Licenza, per un tot di Quadri 49: assegnazione codesta che ha favorito di sé, nella tenzone colla sottoscritta, all’uopo inutilmente sospinta, raccomandata, esortata, & pure pesantemente minacciata dalla Persona di S.D., e la Pellandra van Beekhuizen, quest’ultima, la quale, giusta le ultime notizie in poter di S.D., si trovava, dopo breve degenza presso il cittadino Ospedale Maggiore, in stato tuttora definito confusionale, catatonico, stuporoso, postraumatico, a tratti persin comatoso, a tratti associato a crisi di tipo pantoclastico e scoppj d’ilarità inconsulta semiconvulsiva, presso la propria abitazione, come già detto stanziata in via dei Pini al n° 17, Città, per esservi accudita, protetta, curata, e all’occasione sedata & contenzionata dall’anzidetta nipote Orsetta, nell’attesa, e più d’altro nella speranza, che la PELLANDRA sunnominata VAN BEEKHVIZEN tornasse in sesto, vale a dire in possesso delle proprie facoltà psicofisiche almeno quel tanto che basti affrontare la creazione, o prima assoluta, del prefato melodramma serio dello Stroppa GIO. DOM. BERTVLESSI, NOVO VLISSE; condizioni che la qui scrivente nipote Sua Ferdinanda degli Archilei non si pèrita di definire statiche e rispondenti specularmente alle notizie in poter di S.D. in sul momento di spedire la sottoscritta ad effettuare tale visita indaginosa; colla quale la medesima Ferdinanda d. A., all’uopo pungolata, incoraggiata, spronata, pungolata, col solito corollario di minacce sanguinose e calcatoppoli, procedeva, ancorché di contraggenio, insieme al più particolare scopo di sincerarsi delle condizioni di salute della PELLANDRA VAN BEEKHVIZEN, anche coll’eventuale consolazion d’interessanti pezze d’appoggio fornite dalla di lei nipote d.a ORSETTA, di valutare con lucida serenità le generali condizioni di vita della PELLANDRA stessa attraverso attenta, emunta & scrimitosa osservazione della casa od abitazione, se fissata in quanto residenza al piano nobile, ossia al pianterreno, ossia nel sottotetto, se riguardata dalla presenza di vaga, o dozzinale, o peregrina suppellettile, consistente questa in paratie, tappeti persiani, paralumi mancesi, paraventi giapponesi, argenteria a multipli splendori, oreria di buon carato, quadri d’autore, antichità, oggettistica gotica in ferro, esotica in avorio, faenze e sevri, fiandre, rense & baccarà, passamanerie di seta, vasellami d’epoca Ming ovvero anteriore, chaises d’amour Luigi XV, triclinj e busti romani, ombre della sera di Tuscia, marocchinerie d’edizioni in piena pelle, buone tirature mint-fresh di Ténier, Duerer, Daumier, deliranti mappe geografiche premoderne ritinteggiate a China & acquerello, di quelle con l’Italia disegnata rotonda e la Scandinavia come un par di corna ostese contro il Polo Nord, pianoforte a coda (e di qual marca? Steinway, o peggio?), o fortepiano, o positiva, celesta o gravicembalo; maschere africane patentemente provenienti o non provenienti dai rivenduglioli del Lungofiume, partiture in edizione o no economica, Ricordi (pre o post Bertelsmann) o Dover, o meglio, o peggio, ritratti dagherrotipici o fotografici autografati di personaggj illustri, fonoteca, in specie di padelloni, in specie 78 giri, soprattutto cilindri in cera, o meglio ancòra rotoloni traforati da pianola meccanica, piuttosto che una pianola meccanica in sé e per sé, magari completa di cartucce; scatole musicali, cariglioni, miniature e litografie ritraenti interpreti storiche (laddove si lasciava al mio famoso discernimento la necessaria distinzione tra una Cuzzoni-Sandoni, un’Agujari, una Malanotte, una Morandi), marmo ossia parchetto a pavimento, mochetta o rivestimento in gomma con borchie antiscivolo, voliere (ricche di quali specie? Altro essendo un canarino verde, altro un usignolo del Giappone, altro una microfenice, altro una coppia d’inseparabili, altro una gracula; o così, almeno, pare a S.D.), acquarj (amerebbe la PELLANDRA V. B. pesci colorati come colibrì dei flutti, o il dimestico pesce rosso? O qualche specie di crudele, di piragni, o di torpedini? O viscide e timide specie, anfibie & no, di testuggini, di anfiossi, di ascioloti, di salamandre?), cucce per cani, e, se sì, per cani di quali specie, se grandi, se mezzane, se piccole, di terrieri, di rattieri, o che so io, cassette del gatto, e, sé sì, gatti di quale specie, se soriani, se d’angora, se nudi, se pelosi, se scodati come quelli dell’isola di Man, di quale età e in che condizioni quanto a lucentezza del pelo, a brillantezza dell’iride, e – poiché la cassetta, nel caso che ci sia, mica ci sta per un cazzo – dimensioni, consistenza e colore delle dejezioni; e presenza/assenza, e qualità, di camere per gli ospiti, salotti, disimpegni, bovindi, giardini d’inverno, balconate, e poi la cucina, naturalmente, nella quale S.D. in sul momento del brusco congedo si diceva convinta la VAN BEEKHVIZEN ORSETTA non avrebbe mancato d’introdurre la scrivente in pratica sùbito dopo i primi convenevoli, consentendo alla stessa (ossia me) di valutarne scrimitosamente la metratura e la suppellettile sive accessorio, assenza/presenza di cuoca fissa ovverossia ad ore, qualità dell’arnese e delle batterie, rami, pignatte, mortaj, buratti, mattarelli di lunghezza più o meo prevedibile, schiumarole, sgomarelli, ed eventuale pincioccheria di tecnologicamente avanzata, quali impastatrice da pane, minipimer, affettauovo, rompiuovo, sbattiuovo a 15. marce, macchina per espressi con torrefattore e tritacaffè incorporato, tagliaverdure regolabile tramite telecomando, avvolgispaghetti, girarrosto con svegliarino, e poi presenza/assenza di tavolo da lavoro, e se sì di quali dimensioni, di qual legno se ligneo, se – e questo, mi ripeté Ella più e più volte, è fon-da-men-ta-le – con ripiano in fòrmica ossia nudo, di marmo o no, con cerata o senza; e poi, e poi, ovviamente, il bagno, o i bagni, altra parte, altre parti della casa principalissima nonché principalissime da visitare con frutto – a costo, di contro a particolari reticenze della padrona di casa, di farsi venire la sciolta – , qualora come me si abbia lo scopo, dopo aver appurato se il bagno sia uno & uno solo o se ve ne siano disponibili diversi, e, se diversi, quanti, di cerziorarsi se la ritirata destinata agli ospiti, quando ve ne sia una, sia una piazza d’armi o uno stambugio, se sia netto o fetente, con una tazza & lavello o comprensivo d’altra comodità; se esso sia piastrellato di chiaro &/aut esposto alla luce, se abbia il cesso diviso dalla zona bagno, se essa zona preveda bidè, anche doppio, piatto doccia con tendone plastificato, ovvero con gabbietta semitrasparente, vasca, d’una ovvero due o più piazze, stesa o semicupio, e se vi siano a pavimento tappetini di peluscio – si ricordasse, la scrivente, il colore, il colore è fondamentale, massì, ho capìto! se celeste, se lillà, se lacca di garanza chermosì, se verde palude al tramonto ma non del tutto sera – , e dove siti, se presenti, per l’esattezza, e di che qualità ed in quali condizioni, pure igieniche!, il cariello, il tubo di scarico, il lavello, il pavimento in corrispondenza delle zone più nevralgicamente bagnatizie, nonché la presenza, olfattivamente e no percepibile, di flaconi di deodoranti per ambiente, indispensabile scitu!, dei quali tassativamente la scrivente doveva saper sciorinare aroma, marca, tipo di diffusione: ma non dimenticassi soprattutto il sapone lavamani, se in saponetta o in crema in erogatore, e, nuovamente, di qual fragranza.

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