Archivio | gennaio, 2013

791. Il basilisco allo specchio. IV.

17 Gen

Quanto mi mancava di sapere, l’ORSETTA VAN BEEKHVIZEN me l’ha detto di fronte ad un sontuoso high tea nel salotto verde, o così denominato nonostante di verde ci fosse ben poco, che passa per essere, nella casa, per il salotto buono Continua a leggere

790. Il basilisco allo specchio. III.

16 Gen

Ma già m’immagino, a quest’oggettivamente personalissimo sfogo, gl’improperj, i rimbrotti, i sacramenti che S.D. rivolgerà, magari non solo mentalmente, al mio indirizzo, appollajata sulla sedia che balla al tavolaccio di fòrmica del nostro – me lo lascj dire: modestissimo – angolo cucina-cesso, Continua a leggere

789. Il basilisco allo specchio. II.

11 Gen

Al che non potendo la scrivente in alcun modo opporsi, e la di Lei D. lo sa meglio di lei, accompagnata dalle di Lei medesima ultime misurate prescrizioni (“Vai, cretina! E non dimenticarti di guardare nel frigo!”), ha preso il tassì, e s’è fatta condurre, per la modica spesa di euri 62,14. (causa lavori che hanno costretto ad un cambiamento di percorso, e all’attesa di ore 2. davanti ad un passaggio a livello), Continua a leggere

788. “Ce l’avete fatta”.

10 Gen

Avverto, col consueto ritardo, che il blog di Marotta, già chiuso per motivi di diritti, è stato graziato grazie a quella specie di petizione.

Non ho ancòra capìto perché, ma mi sento sollevato.

787. Leggete con attenzione, & firmate.

9 Gen

Trovo da Palasciano che “La dimora del tempo sospeso”, ossia il blog collettaneo di Francesco Marotta, è stato oscurato, credo d’aver capìto per ragioni di diritti che comunque non conosco nel particolare. Continua a leggere

786. Il basilisco allo specchio. I.

8 Gen

Comincio a copiare qui di sèguito un vecchio brogliaccio, che mi torna tra mano con tutti i margini smangiati, eppertanto con le clausole quasi illeggibili, se non illeggibili in tutto, e che va persino impallidendo nelle cifre più remote dai vivagni, tanto è stato bistrattato. Un brogliaccio che ha una storia piuttosto tormentata, che qui brevemente segue. Il primo spunto furono 10. frasine fornitemi dal Gori per confezionare un racconto del tutto demenziale – non le conservo più e non le posso recuperare, ma non conta. Non conta perché mentre andavo scrivendolo la cosa mi aveva preso la mano, e non avrei più potuto, dopo qualche decina di pagine, inserire nessuna di quelle frasi. Poi il blocchetto (preso dal defunto Vagnino, di quelli blu, da cinquanta centesimi) mi sparì misteriosamente – probabilmente avendolo io seminato da qualche parte, o lasciato scivolare sbadatamente fuori da qualche borsa, o zaino; e la cosa mi scocciò enormemente. Tanto che nel giro di qualche giorno ripresi l’idea coll’animo di rifar tutto daccapo. Ma, per non rendere l’esercizio, giacch’era esasperante per la parte già fatta, anche del tutto inutile per la parte da farsi, e soprattutto per non consentirmi, come dire?, esiti più fiacchi rispetto alla prima entusiastica – per quanto possibile – stesura, quasi costringendomi ad una resa più scintillante, alzando il tiro per quanto riguarda l’aspetto, come si vedrà qui sotto & nei dì a venire, più meccanico della costruzione, che è nella sintassi. Sicché i paragrafi in cui l’operina, al momento incompiuta (ma vedremo), si divide sono in questa seconda facitura lunghi il doppio o il triplo di quanto fossero nella prima. Avverta il cortese Lettore che questi primi paragrafi, e questo primissimo più di tutti gli altri immediatamente seguenti, è assai cauto, quasi l’autore in esso stesse mettendo primamente alla prova il suo nuovo strumento; che dovrà, anche per le successive e men malsicure pagine, lento giudicare, lentissimo elogiare, pressoché immobile condannare; che legga, via via, tutto quanto andrò sottoponendogli non tumultuariamente; che il titolo (coll’impresa da cui trae ispirazione) è del tutto surretizio, salvo non mi venga fatto di trovar modo d’inserir nella trama – ma con quel che già c’è non è poi così inverosimile – almeno un basilisco ed uno specchio; & mi viva felice. Continua a leggere