779. Ganja (cronologia-estratto).

7 Ago

Barry Chevannes / Axel Klein, La ganja e i Caraibi. Cultura, economia, politica. A cura di Franco Corleone / Grazia Zuffa. Traduzione di Maria Impallomeni. Ed. a c. Forum Droghe, Quaderni di Fuoriluogo n° 3, Roma giugno 2009. Pp. 71.

XVII-XVIII secolo. Il terreno montagnoso e ricoperto da folta vegetazione di Saint Vincent ha scoraggiato lo sviluppo delle piantagioni di canna da zucchero presenti in altre parti delle Indie Occidentali. (42). § Capostipiti degli agricoltori fuorilegge attuali, diversi maroon, ossia schiavi fuggitìvi organizzati in comunità autosufficienti, riparano nel territorio impervio interno a Saint Vincent, formando una delle comunità più famose dei Caraibi. (63).

1773. I Black Caribs, discendenti dagli africani fuggitìvi e dai Caribs amerindiani, oppongono resistenza al colonialismo dei piantatori e alla schiavitù; di quest’anno è la Prima guerra dei Caraibi, condotta contro loro dall’esercito britannico e dai coloni. (63).

1795-’96. Seconda guerra dei Caraibi, in séguito alla quale i Black Caribs sono sconfitti.  (63).

1797. Le terre dei Black Caribs sono confiscate, e la popolazione, poche migliaja di persone, è deportata a Roatan Island, e da lì in Honduras e altri paesi centroamericani, dove i loro discendenti vivono ancòra, e costituiscono il popolo Garifuna. (63-64).

1838. Fine della schiavitù in tutto l’Impero britannico. Gli africani abbandonano le piantagioni di canna da zucchero in Giamaica. (17).

1850 ca. Si suppone che la cannabis sativa, che significativamente è conosciuta col nome di hindi in Giamaica, vi sia stata portata dai braccianti indiani immigrati in Giamaica intorno a questa data per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero abbandonate dagli africani. (17-18).

1894. È istituita la Indian Hemp Commission, la prima commissione di rilievo che studia ed assolve la cannabis. V.: Gran Bretagna, 1969. India Hemp Drugs Commission, 1893-1894. Marijuana Report, Silver Springs, Maryland, Thomas Jefferson. (20 e n).

Inizio XX secolo. Nel conflitto tra razze, gruppi ed etnie diverse nella nascente società multietnica americana sta una delle ragioni della messa al bando dell’oppio e della cannabis. (11). § Secondo un anziano testimone, deceduto molti anni fa, in questo periodo la ganja era spedita regolarmente per nave a Colon per i neri giamaicani migrati lì per lavorare alla costruzione del Canale di Panama. Questo dimostrerebbe che a quest’altezza la hindi non è più identificata necessariamente con gl’indiani, e che c’è stata un’appropriazione dell’uso da parte della popolazione africana. (18). Questa osculazione culturale è resa inevitabile certamente dallo scarso afflusso di indiani in Giamaica, mai superiore all’8% in questo periodo secondo George Roberts 1957 e 1959. (18 e n).

1913. Comincia la prima fase repressiva nei confronti della ganja in Giamaica. (18). La Giamaica ratifica la Convenzione internazionale sull’oppio, a cui aggiunge la cannabis sativa, con la motivazione che essa produca un’ “influenza demoralizzante, criminogena sui coolie”, cioè sulla manodopera proveniente dalle Indie orientali, e sulla popolazione nativa, mentre la vera motivazione è probabilmente la paura della popolazione nera, dato che, come notano V. Rubin e L. Comitas in Ganja in Jamaica, Mouton, L’Aja 1975, “i parlamenti locali, dominati dai possidenti terrieri, tentavano di affrontare i problemi sociali soprattutto con la repressione”. (19).

1924. Approvata in Giamaica la legge sulle droghe pericolose (Dangerous Drugs Law) che inasprisce le pene per il possesso, la vendita e il consumo. (19).

1925. Approvata per la prima volta in Giamaica una legge che trasforma in reato la coltivazione, il possesso, il commercio e l’uso della ganja. (18).

Anni Trenta. Le immagini di Reefer Madness sono un suggestivo strumento di propaganda del movimento della Temperanza. (11). § A questo periodo si riferiscono i ricordi di un anziano testimone, che affronta le asprezze della vita a Kingston spacciando ganja, facile da procurarsi presso gli higglers (venditori di generi alimentari ed altro) sul mercato. (20-21).

1937. Approvato negli USA il Marihuana Tax Act. Si tratta della prima emergenza di una recente ondata proibizionista (peraltro in un momento in cui il vero problema è l’alcool) espressasi dapprima con una campagna dissuasiva del Bureau of Narcotics. La diffusione della marijuana è a quest’altezza ancòra molto modesta negli USA, per quanto riguarda il suo uso privato, mentre perlopiù ha impieghi industriali in molti paesi dell’Unione. Probabilmente il tutto è scatenato da chi vede nella cannabis un’alternativa competitiva alla polpa di legno. Si ricorre all’isteria razziale per mobilitare l’opinione pubblica. (19).  Fiorello La Guardia, in séguito al Marihuana Tax Act, istituisce una commissione di esperti dell’Accademia delle Scienze di NY per studiare gli effetti della sostanza. (20).

1941. Le autorità giamaicane inaspriscono il Dangerous Drugs Act con la previsione di sanzioni obbligatorie per possesso a fini di traffico. (20).

1944. La commissione istituita dal La Guardia stampa il suo rendiconto: Comitato sulla marijuana del sindaco, Il problema della marijuana nella città di New York. Studi sociologici, psicologici e farmacologici, Jacques Cattell Press, Lancaster – Pennsylvania 1944. In esso si fa rapporto su 6 anni di studio scrupoloso, in séguito al quale la commissione dichiara di non aver ravvisato evidenze che giustifichino l’approvazione di una legge che vieti l’uso della sostanza. (20).

1947. Modifica e inasprimento del  Dangerous Drugs Act. (20).

Anni Cinquanta. Si conclude la prima fase repressiva nei confronti della ganja in Giamaica e se ne apre una seconda. (18). § Inizia un duro periodo di repressione, durato quasi 20 anni. (21).

1954. Modifica e inasprimento del  Dangerous Drugs Act. (20).

1957. George Roberts calcola che l’immigrazione indiana in Giamaica a metà Ottocento non abbia superato l’8%. (18n).

1959. George Roberts calcola che l’immigrazione indiana in Giamaica a metà Ottocento non abbia superato l’8%. (18n).

1960. Caso di Claudius Henry, capo di un gruppo rastafariano, accusato e giudicato per alto tradimento perché trovato in possesso di una provvista segreta di armi e di una lettera che secondo l’accusa inviterebbe Fidel Castro a prendere il potere in Giamaica. In più, suo figlio Ronald è accusato di essere a capo di una banda di guerriglieri che ha sfidato le forze armate uccidendo due soldati con colpi d’arma da fuoco. La tensione contro i rastafariani raggiunge punte di isteria. (22).

1961. Convenzione ONU sulle droghe. (17). § Modifica e inasprimento del  Dangerous Drugs Act. (20). L’opinione pubblica sembra quest’anno decisamente orientata verso la condanna della ganja a causa della sua identificazione col movimento rastafariano. (20). § È approvato in Giamaica un emendamento che innalza obbligatoriamente la pena detentiva a 5 anni per coltivazione e traffico. (22). § Missione africana. Il governo accetta il consiglio del team dell’Università delle Indie Occidentali che studia il movimento rasta per inviare una missione in Africa, al fine di individuare la possibilità di immigrazione nel continente. La missione, di 9 membri, comprende 3 membri del movimento rasta, che sottoscrivono un rapporto di minoranza. Ciononostante passa il rapporto di maggioranza. Una missione tecnica è già stata inviata sul continente per studiare i particolari, quando il governo perde le elezioni e il progetto abortisce. (31 e n). § Convenzione singola sulle droghe narcotiche (Single Convention on Narcotic Drugs). (35). Il commentario del Segretario generale e l’interpretazione fornita dall’International Narcotics Control Board (INCB) spiegano che l’intento di questa convenzione 1961 è sanzionare penalmente il possesso finalizzato al traffico e non all’uso personale. (36). L’art. 3, par. 2 della Convenzione recita: “In base ai principj costituzionali e ai concetti fondamentali del suo sistema giuridico, ciascuna Parte adotterà le misure necessarie a trasformare in reato penale nella sua legislazione nazionale, qualora commessi intenzionalmente, il possesso, l’acquisto o la coltivazione di droghe narcotiche o di sostanze psicotrope per consumo personale”. (36). Secondo il parere della Commissione 2000 questa clausola di limitazione consentirebbe alla Giamaica di depenalizzare il possesso ad uso pe3rsonale e l’uso stesso, se la Carta dei diritti rendesse inviolabili i diritti alla privacy e alla libertà di credo e di espressione religiosa. (37). § Sia lo Undcp sia il Cicad esortano inutilmente il governo di Saint Vincent a firmare la convenzione; secondo esso governo sarebbe inutile perché la GB, di cui è colonia, ha firmato in vece sua. (64 n).

1962. Nell’agosto indipendenza della Giamaica. Il paese è governato dal partito di centrodestra JLP (Jamaica Labour Party) fondato e guidato da Alexander Bustamante, popolare leader sindacale. Nel nuovo parlamento siede all’opposizione suo cugino Norman Manley, già affermato barrister dell’Impero britannico, alla testa del socialdemocratico PNP (People’s National Party). Momento di grande espansione economica e squilibrj sociali. La disoccupazione è al 13%. (23). Il 6 agosto entra in vigore nella Costituzione giamaicana una clausola di riserva, che permette a tutte le leggi varate prima della sua entrata in vigore, di ignorare, in caso di conflitto, le previsioni sui diritti umani presenti nella Costituzione stessa. Ma sia il governo sia l’opposizione hanno presentato bozze di modifica costituzionale per rimuovere la clausola di riserva, permettendo alla Giamaica di far valere la clausola di limitazione (l’art. 3 par. 2 della Convenzione, che consentirebbe la depenalizzazione dell’uso). Entrambe le bozze intendono subordinare i diritti umani dei cittadini solo alle esigenze delle emergenze pubbliche e delle calamità naturali, ma non ad altre leggi. Così la raccomandazione della Commissione richiedeva per prima cosa un emendamento alla Costituzione con l’introduzione di una Carta dei diritti. (37).

1963. Pestaggio di Coral Gardens, in cui sono malmenati centinaja di Rastafari. (13). La causa del pestaggio di quest’anno è un uomo che porta le treccine, il quale, affetto da disturbi mentali, fa a pezzi due dipendenti di una stazione di servizio di Coral Gardens, un sobborgo di Montego Bay, prima di essere a sua volta ucciso. Molti innocenti seguaci del movimento rastafariano sono fermati, picchiati, incarcerati e feriti. (22).

1964. Introdotto in Giamaica un altro emendamento che prevede una condanna minima obbligatoria di 5 anni di lavori forzati per chi coltivi, venda o traffichi a qualunque titolo con la ganja in caso di prima condanna; tale pena può essere estesa per 7 anni. In caso di seconda condanna, il minimo è 7 anni, il massimo 10. Per il possesso una prima condanna comporta una pena minima di 18 mesi fino a un massimo di 3 anni; per le condanne successive la pena minima è 3 anni e la massima 5. (22-23).

1966. Visita di stato di Hailé Selassié, che riscontra che alcuni elementi della società al governo corteggiano i rastafariani, legittimandoli così presso le masse popolari. I rastafari cominciano a non poter essere più ridotti a “frangia impazzita”. (24).

1967. Si programmano per quest’anno le elezioni generali in Giamaica. (24n).

Fine anni ’60. Nascita del Black Power, a cui il governo conservatore giamaicano è ostile. (23). Il movimento in questo periodo invade la Giamaica. (24). I rastafariani idealizzano la razza particolarmente nella forma di un dio nero. La generazione cresciuta durante il primo decennio di indipendenza prende il movimento in parola, e si unisce ai ranghi dei sostenitori della divinità di Selassié. Il movimento si diffonde tramite i suoi artisti, praticamente tutti con le treccine; il reggae, assorbendo il potere dei predicatori, si diffonde in tutto il mondo. (24).

Anni Settanta. Nello stato di Saint Vincent e Grenadine è avviata la produzione di cannabis da giovani coltivatori, che adesso hanno raggiunto la mezza età; trent’anni dopo è l’unica attività agricola attraverso cui i giovani possono essere reclutati per tornare a lavorare la terra. Il guadagno non è grande durante il ciclo produttivo, ma la vendita del raccolto permette di ottenere grande liquidità. (41).

1971. Convenzione ONU sulle droghe. (17). Convenzione sulle sostanze psicotrope (Convention on Psychotropic Substances). (35-36). § Sia lo Undcp sia il Cicad esortano inutilmente il governo di Saint Vincent a firmare la Convenzione, ma il governo risponde che non è necessario, avendo già firmato il governo della GB, di cui l’isola è colonia. (64n).

1972. Si conclude la seconda fase repressiva nei confronti della ganja in Giamaica, e se ne apre una terza (18), tuttora in corso ai giorni nostri. (19). § Il cambio di governo segna una diminuzione della repressione nei confronti della ganja. Gli sviluppi interni della società portano a una contrapposizione tra polizia e movimento democratico di riforma. Sotto l’effetto di predicatori integralisti, i rastafariani adottano un atteggiamento aggressivo, che fa sì che si autoescludano con varj mezzi (anche i capelli in ciocche spettinate hanno questa funzione) dal movimento della società più ampia. Altro mezzo di autoesclusione è la sacralizzazione della ganja e l’identificazione con essa. (21). La disoccupazione in Giamaica tocca il 26%. (23). I giovani hanno un ruolo decisivo nel cambio di governo di quest’anno, come segnalato da Carl Stone, Electoral Behaviour and Public Opinion in Jamaica, Institute of Social and Economic Research, University of West Indies, Mona 1974. (24 e n). § Lo stato abroga le pene minime obbligatorie per il possesso, ripristina la discrezionalità dei tribunali e introduce alla terza fase, quella della rimonta. Il Ministero della Sicurezza giustifica il cambiamento sostenendo che tutte le pene minime obbligatorie comminate hanno sortito un effetto opposto a quello auspicato, facendo aumentare i crimini invece di diminuirli. Edwin Allen, rappresentante dell’opposizione, rivela che riguardo all’utilizzo delle pene minime obbligatorie come strumento per eliminare i crimini, il governo, da poco indipendente, era stato sensibile all’esigenza di dare al settore del turismo nascente una possibilit di svilupparsi ed attirare capitale straniero. (25) Aggiunge anche che rimuovendo la discrezionalità dei tribunali sulla ganja, il governo aveva inteso chiudere la falla attraverso cui le persone delle classi sociali più alte riuscivano a sfuggire alle maglie della legge. (25-26).

1974. Carl Stone, Electoral Behaviour and Public Opinion in Jamaica, Institute of Social and Economic Research, University of West Indies, Mona 1974. (24n). § L’Operazione Bucaniere in Giamaica è la prima operazione di eradicazione delle colture sponsorizzate dagli USA nella regione. (45n).

1975. Vera Rubin / Lambros Comitas, Ganja in Jamaica, Mouton, L’Aja 1975. (19). Si tratta di studiosi del Research Institute for the Study of Man di NY, che con un finanziamento del National Institute of Mental Health mettono insieme una squadra di ricercatori, tra cui molti dell’Università delle Indie Occidentali a Mona, con lo scopo di studiare gli effetti a lungo termine negli utilizzatori abituali di ganja. Il loro rapporto appare dapprima a puntate sul Daily Gleaner, poi è stampato in volume. (26). Esso è basato su 3000 minuti di videoregistrazione e oltre 2000 di audioregistrazione, filmati, misurazioni oggettive di assunzione di cibo e di spesa energetica, e studj di laboratorio sul metabolismo energetico; il campione è costituito da piccoli coltivatori in una comunità rurale; concludono gli studiosi che “fumare ganja àltera il ritmo e l’organizzazione del movimento ed aumenta la spesa energetica”, anche se il risultato concreto non varia significativamente da quello dei non fumatori. (28).

1978. Il governo, nel primo serio tentativo di depenalizzazione, istituisce in séguito ad una mozione dell’opposizione una Select Committee of the House per studiare la questione e trovare direzioni verso cui muovere. Quest’anno il Comitato raccomanda la decriminalizzazione per l’uso medico e una drastica riduzione delle sanzioni per l’uso personale. Ma la congiuntura è difficile, il paese è spaccato in due come non mai durante la sua storia moderna, e la lotta per il potere politico assume una dimensione armata: il rapporto è accantonato. (26).

Fine anni Settanta. Emerge una nuova generazione di coltivatori specializzati in ganja a Saint Vincent, che smette di essere un importatore netto da Saint Lucia e Colombia. Questi nuovi coltivatori devono imparare da soli a coltivarla, per tentatìvi ed errori. Utilizzano terreni marginali, trascurati dalle colture commerciali. (49).

1982. Alleanza militare tra Antigua-Barbuda, Barbados, Dominica, Saint Lucia e Saint Vincent & Grenadine. Saint-Kitts Nevis si unisce nel 1984; Grenada nel 1985. (45n).

1983. Creazione da parte del governo giamaicano del National Council on Drug Abuse, massimo sforzo educativo. L’NCDA implementa obiettivi attraverso la creazione di Comitati d’azione per l’abuso di droga nelle comunità (Community Drug Abuse Action Committees _ CODACs), ossia gruppi di giovani attivi sul territorio che educano i loro coetanei ed altri sulla pericolosità delle droghe. Accrescono in effetti la consapevolezza dei giovani sulle sostanze, ma il consumo di ganja non diminuisce. (27).

1984. SaintKitts Nevis si unisce all’alleanza militare tra Antigua-Barbuda, Barbados, Dominica, Saint Lucia e Saint Vincent & Grenadine. Grenada si unirà nel 1985. (45n).

1985. Grenada si unisce all’alleanza militare tra Antigua-Barbuda, Barbados, Dominica, Saint Lucia, Saint Vincent & Grenadine e SaintKitts Nevis. (45n). § S.W. Mintz / S. Price, Caribbean Contours, Baltimore 1985; in esso: S.W. Mintz, From Plantations to Peasantries in the Caribbean, nel quale si dice che i coltivatori di ganja sono contadini che sbarcano il lunario come tanti altri agricoltori che nei Caraibi “sono cresciuti negli interstizj delle loro società” (p. 131). (63).

post1985. I paesi dei Caraibi orientali cominciano a prendere atto del problema delle droghe, ma assumono il ruolo di vittime innocenti risucchiati nella tela del narcotraffico internazionale dalla produzione latinoamericana e dalla domanda nordamericana ed europea. (43). La preoccupazione per l’economia illegale della droga si diffonde in tutta la regione. (64).

1988. Convenzione ONU sulle droghe. (17). Convenzione contro il traffico illecito di droghe narcotiche e sostanze psicotrope (Convention Against Illicit Traffic in Narcotic Drugs and Psychotropic Substances). (36). La convenzione di quest’anno parla esplicitamente di sanzionare penalmente “il possesso, l’acquisto o la coltivazione … per consumo personale”. (36). § Nei villaggj di Saint Vincent, da quest’anno, la coltivazione legale (banane soprattutto) cede il passo a quella della ganja. (48). § Saint Vincent firma per la prima volta la Convenzione, che nel ’61 e nel ’71 non aveva voluto firmare, essendo stata ratificata dalla GB, di cui era all’epoca colonia. (64n). Saint Vincent firma senza consultare la popolazione. (64).

1990. Una ricerca condotta su un campione randomizzato di 5000 famiglie da Carl Stone registra un 45% di uso di ganja, con incidenza più alta tra i maschj ventenni e trentenni. (27).

1994. Barry Chevannes, Rastafari: roots and ideology, Syracuse University Press, New York 1994. (21n). § Sam Wray osserva un tasso di consumo dell’11,6%, ma questo studio, pur essendo di livello nazionale, nel senso che ogni distretto vi è contemplato, non è basato su un campione nazionale randomizzato. (27).

1995. Griffith e Munroe dichiarano Saint Vincent il massimo produttore di ganja dei Caraibi orientali. (42).

1996. EC dichiara Saint Vincent il massimo produttore di ganja dei Caraibi orientali. (42). § Sir James Mitchell, ex primo ministro di Saint Vincent, dichiara: “Voglio biasimare gli USA per quanto sta accadendo, giacché essi dicono che non facciamo abbastanza. Se ci sono droghe che transitano nel nostro paese dirette negli USA, allora le agenzie americane hanno l’autorità per intervenire in cielo e in mare. La palla è nel loro campo, non nel mio”. (Financial Times, 25 ottobre 1996). (43-44). § Il governo di Saint Vincent aderisce al BPA (Barbados Plan of Action), delle diverse iniziative sponsorizzate da USA, ONU e UE per combattere le droghe. (45).

1997. Saint Vincent aderisce al summit USA-Caraibi, delle diverse iniziative sponsorizzate da USA, ONU e UE per combattere le droghe, firmando un accordo, la Partnership for Prosperity and Security in the Caribbean, in cui è espresso l’obiettivo di “intensificare gli sforzi per eradicare la coltivazione di cannabis”. (45). § Sottoscritto il BPA (Barbados Plan of Action) e la  Partnership for Prosperity and Security tra USA e 15 stati caraibici, nei quali i paesi s’impegnano a eradicare la marijuana. Saint Vincent firma, ma, come gli altri stati, non consulta la popolazione. (64).

1998. Lanciato a New York l’obiettivo della costruzione, in dieci anni, di “un mondo senza droga”, i cui risultati sono valutati in riunioni a Vienna 2003 e 2007. (13-14). § Mansfield, UNDCP, Strategic Study 2: The Dynamics of the Farmgate Opium Trade and the Coping Strategies of Opium Traders, Islamabad, in cui si descrive la risposta alla domanda del mercato dei coltivatori di oppio afghani, simile a quella dei coltivatori di Saint Vincent. (61).

1999. Le quantità stimate di cannabis smerciata quest’anno avvalorano le cifre sui terreni coltivati a cannabis sottoposti a eradicazione pubblicate nel Meccanismo multilaterale di valutazione (MEM) della Commissione di controllo interamericana sull’abuso di droga: a Saint Vincent sono identificati 263 acri e 171 sono sottoposti a eradicazione; a Dominica non n’è stato trovato nessuno; a Saint Lucia nessuno; a Barbados 39 piante; ad Antigua un acro; mentre per Grenada non è stato attivato alcun meccanismo per stimare la superficie coltivata. (42). Per quanto riguarda i volumi stimati del traffico di cannabis per quest’anno nei Caraibi orientali, per Antigua-Barbuda si parla di 75 kg, per Barbados 333, per Dominica 105, per Grenada 217, per Saint Kitts-Nevis 16, per Saint Lucia 267, per Saint Vincent 7.188; fonte: UNODCCP, Global Illicit Drug Trends, 2001). (43). § Nel dicembre, le forze speciali USA lanciano l’ “Operazione Weedeater”, una campagna dal cielo e sulla terra della durata di una settimana, con elicotteri Marine e agenti DEA, con la polizia di Saint Vincent e le truppe del Sistema di sicurezza regionale (RSS) per colpire le colture di ganja nascoste alle pendici del Mount Soufrière. Sono bruciati parecchj milioni di piante, 7 tonnellate di marijuana stoccata e 250 baracche adibite all’essiccazione.  (45-46).

2000. Durante l’Operazione Weedeater, 1 coltivatore rimane ucciso, e 13 sono arrestati, come riportato dal San José Mercury News del 15/02/2000. (46 e n). Poche settimane dopo un vivace movimento autodefinitosi Association for the Advancement of People (ADAPT) manifesta fuori dall’ufficio del primo ministro, dando voce alle rivendicazioni dei coltivatori poveri per una vita dignitosa e chiedendo una riforma della legge. (46). § Nell’aprile, il governo ha annunciato forti aumenti degli stipendj e delle pensioni dei parlamentari, suscitando scontento. Sotto la guida di Ralph Gonsalves, deputato di opposizione, i dimostranti hanno bloccato le strade di accesso a Kingstown, costringendo il governo e il commercio a fermarsi. Alla fine è stato possibile, sotto gli auspicj dei politici regionali, è stato possibile trovare un accordo a Grenada, che prevede tra l’altro il ritorno alle urne. (46). § Il primo ministro della Giamaica istituisce una National Commission on Ganja, raccomandando la depenalizzazione del consumo in privato di cannabis e del possesso di piccole quantità finalizzate allo stesso. (17). Nel settembre, il Primo ministro nomina la commissione, con il cómpito di valutare se il governo debba depenalizzare l’uso personale in privato di ganja. Sono importanti due punti: 1. Bisogna distinguere tra depenalizzazione e legalizzazione. La legalizzazione di ganja consisterebbe nell’abrogazione di tutte le norme attinenti alla proibizione della sostanza – coltivazione, possesso, traffico ed uso – mentre la depenalizzazione consiste in una legalizzazione limitata, ossia alla legalizzazione solo in determinate circostanze; come nel caso dell’uso medico (“marijuana medica”), legale solo se si è in possessoo della prescrizione medica prevista dalla legge; 2. Il mandato della Commissione prevede che sia preso in considerazione anche il consumo “per scopi religiosi”. Bisogna osservare che la religione rastafariana non è citata direttamente, ma è ovvio che la legge sia rivolta ad essa come beneficiaria. Questa genericità è dovuta a cautela; nel caso in cui sia bocciata la proposta di legalizzazione per motivi religiosi, la comunità rastafariana non sarà esplicitamente svantaggiata o discriminata. (29-30). La composizione della Commissione è valutata garantendo la copertura geografica di tutta l’isola (Giamaica orientale, centrale e occidentale), la rappresentanza religiosa, medica, giovanile, legale, accademica e quella dell’NCDA, il tutto presente in un gruppo di sole 7 persone. Appena istituita, la Commissione è attaccata dal Comitato nazionale per la legalizzazione della ganja, con l’accusa di essere stata riempita di proposito di persone contrarie alla cannabis per rendere scontato un pronunciamento finale contrario alla depenalizzazione. Sia il Comitato per la legalizzazione sia i rastafariani personalmente protestano contro l’assenza di rastafariani all’interno dell Commissione; accusano il medico del gruppo (che è sia un accademico dell’Università delle Indie Occidentali sia un vice-presidente dell’NCDA) e lo stesso Chevannes di essere pregiudizialmente contro la depenalizzazione. Ma la presenza di rastafariani potrebbe attirare l’accusa opposta, cioè che la Commissione è sbilanciata troppo dalla loro parte, in specie perché il resto del gruppo non necessariamente dev’essere contro la depenalizzazione; inoltre l’assenza stessa di rastafariani renderà più autorevole l’eventuale pronunciamento a favore della depenalizzazione. (30-31). Dopo l’annuncio e l’incontro col primo ministro trascorrono 2 mesi prima che la commissione comincj il suo lavoro. Si rinuncia a procedere per voto, e si decide di procedere per consenso. Il primo cómpito della commissione è la raccolta dei dati. È assicurata la massima copertura geografica dell’isola e l’espressione dei punti di vista di tutte le parti in causa e di tutti i settori importanti della società. Il mandato è interpretato soprattutto nel senso della decisione finale; essa dovrà basarsi non sulle opinioni della maggioranza ma sull’analisi di tutti gli aspetti giuridici, scientifici, etici, culturali, politici “e internazionali così come identificati”. (31). Le audizioni saranno sia a porte chiuse sia pubbliche, a seconda delle esigenze degli intervistati, e sono invitati rappresentanti di tutte le organizzazioni professionali e del settore privato e di associazioni della società civile, e commissiona relazioni sull’aspetto giuridico e internazionale dei trattati. Attraverso una pagina web e un indirizzo mail la Commissione raccoglie le opinioni d’oltreoceano, e un membro si reca in Olanda per raccogliere informazioni di prima mano sulla depenalizzazione controllata dell’uso di cannabis caratteristica delle politiche sulle droghe in quel paese. Poco tempo dopo le prime audizioni la Commissione deve cambiare metodo perché lo svolgimento delle audizioni pubbliche non dà risultati degni di nota; si decide di portare le audizioni in comunità scelte e nei centri urbani; le visite in ogni distretto dell’isola sono caratterizzate da una combinazione di audizioni pubbliche e a porte chiuse, e nelle piazze e nei mercati. In genere gli intervistati decantano le virtù della canapa, perciò la Commissione fa un tentativo deliberato di ricercare fonti che posano esprimere un parere contrario; sono visitati una chiesa e due seminarj, dov’è richiesta l’opinione dei leader di diverse confessioni cristiane. (32). Le questioni individuate sono: 1. E’ la cannabis abbastanza dannosa da giustificare le sanzioni a cui è soggetta? Le evidenze medico-scientifiche rilevano che la cannabis può dare disturbi acuti ma temporanei, quali ansia, paranoja e psicosi, e alterare certe funzioni cognitive. I beneficj, per contro, sono stati confermati. La Commissione prende atto della diffusione della “marijuana medica” in molti paesi; facendo riferimento agli effetti collaterali di quasi tutte le sostanze farmacologiche. Un effetto che preoccupa la Commissione è la “sindrome amotivazionale”, una condizione che colpisce in particolare gli adolescenti, incidendo negativamente sulle funzionalità e il rendimento scolastico. 2. Le diverse sostanze non sono trattate in maniera equa. Alcool e tabacco, che causano dimostratamente inabilità e morte in tutto il mondo, non sono penalizzati, mentre questo avviene per la cannabis, che è molto meno dannosa e a cui non si può ascrivere nessun caso di morte. (33). 3. Distinguendo tra sostanze naturali ed artificiali la ganja non può essere classificata come ‘droga’ al pari di artefatti come la cocaina o l’alcool, in quanto consumata in forma naturale e rientrando nella stessa categoria di qualunque altro prodotto vegetale o erba. Secondo il più alto esponente della chiesa cattolica il peccato non è nell’uso, ma nell’abuso. 4. In che misura la ganja contribuisce al proliferare di altri tipi di sostanze psicoattive, vuoi in virtù del suo status illegale, vuoi perché induce a passare a sostanze più pesanti? La ganja non provoca dipendenza, né predispone all’uso di altre sostanze. Il fatto che la stessa rete  di smercio comprenda ganja e cocaina può essere in effetti un incoraggiamento a passare a qualcosa di più pesante; è un argomento però che è usato sia dai proibizionisti che la depenalizzazionisti; questi ultimi sostengono che la depenalizzazione serva all’isolamento delle droghe pesanti. I proibizionisti temono che la legalizzazione porti ad una maggior diffusione; i contrarj sostengono invece che, essendo già ampiamente reperibile impunemente, non dovrebbe aumentarne l’uso, o esso dovrebbe aumentare in modo trascurabile. 5. In che misura in Giamaica l’uso della ganja costituisce problema di ordine pubblico? Secondo le forze dell’ordine, sentite dalla Commissione, l’incapacità della polizia ad eliminare l’attività illegale legata all’uso della ganja minerebbe il rispetto nei confronti delle forze dell’ordine stesse, e l’autorità della legge. Alcuni poliziotti a loro volta fanno uso di ganja. (34). La conclusione della Commissione, raggiunta considerando questi ed altri punti, è unanime: “La ganja dovrebbe essere depenalizzata per l’uso personale in privato da parte di persone adulte. / Il suo status illegale non può essere giustificato moralmente, nonostante i noti effetti negatìvi che causa in alcune persone. Ciò va contro la giustizia naturale, visto che, come altre sostanze naturali, fa parte della cultura popolare in Giamaica da decennj prima che fosse messa fuorilegge, fa parte della pratica medica ricoonosciuta da secoli, e fa parte di una tradizione millenaria nell’uso delle erbe in altre parti del mondo. Né il suo status illegale è stato inizialmente giustificato da evidenze scientifiche paragonabili al proliferare delle ricerche, alcune delle quali di valore discutibile, che attualmente sono invocate per giustificare il suo status attuale”. La Commissione lascia sostanzialmente inalterato lo status quo, nel senso che c’è una situazione di stallo tra le sanzioni previste e l’azione repressiv da una parte, e l’uso diffuso e incontrollato di ganja dall’altra; la depenalizzazione darebbe sollievo ai 5000-6000 giamaicani di tutte le età che annualmente incappano nelle maglie della legge, finendo rovinati; già questo sarebbe un risultato eccezionale. Una volta decisa la depenalizzazione, la commissione si chiede come debba procedere. Il preambolo richiama all’esistenza di “trattati internazionali, convenzioni e regole a cui la Giamaica aderisce, e che devono essere rispettati”. (35). Sono: la Convenzione singola sulle droghe narcotiche (Single Convention on Narcotic Drugs) del 1961; la Convenzione sulle sostanze psicotrope (Convention on Psychotropic Substances) del 1971; la Convenzione contro il traffico illecito di droghe narcotiche e sostanze psicotrope (Convention Against Illicit Traffic in Narcotic Drugs and Psychotropic Substances) del 1988. Queste convenzioni non richiedono la proibizione del consumo di cannabis, ma richiedono la proibizione del possesso. Anche se il commentario del Segretario generale e l’interpretazione fornita dall’International Narcotics Control Board (INCB) spiegano che l’intento della Convenzione del 1961 è di sanzionare penalmente il possesso finalizzato al traffico e non all’uso personale, la Convenzione del 1988 parla esplicitamente di sanzionare penalmente “il possesso, l’acquisto o la coltivazione … per consumo personale”. (35-36). § Si svolge ad Antigua il 13 e 14 giugno il Quarto Meeting congiunto della task force intergovernativa sulle droghe e i ministri responsabili per la sicurezza nazionale. Saint Vincent è identificata dall’analisi di intelligence come la principale fonte di cannabis dell’intera regione. (42 e n). § Statistiche UNDCP sui flussi di cocaina nei Caraibi, che registrano una riduzione. (65).

2001. Ricerca col nome di Hope Enterprises che riscontra in Giamaica un uso lifetime (cioè almeno una volta nella vita) del 19% e un uso attuale dell’11,5%. Il campione però potrebbe essere stato compromesso dall’esigenza di stratificare il campione di 2380 unità usando i seguenti criterj: regione NCDA, caratteristiche urbane/rurali, presenza o assenza di CODAC. (27). § Il prof. Stephen Vasciannie, in International Law and the decriminalisation of marijuana in Jamaica, nel West Indies Law Journal, 26, 1, 2, 2001 (una memoria preparata per la Commissione 2000), dice che è impossibile depenalizzare l’uso personale senza depenalizzare l’acquisto o il possesso per uso personale. (36). Nella primavera, il partito laburista sotto la guida di Ralph Gonsalves va al governo spinto da una forte richiesta di modificare le norme sulla ganja. (46). § UNODCCP, Global Illicit Drug Trends 2001. § Nel giugno una libbra (453,59 gr) di ganja costa all’acquirente 300 dollari caraibici (74 $ USA). § Da un’intervista radiofonica raccolta l’01/08 dal giornalista Bongo Shaka Dradeo, secondo i coltivatori di ganja di Saint Vincent prima che la produzione fosse introdotta nell’isola, essa era importata dalla Colombia e Trinidad. (44 e n). § Gli abitanti di Trinidad decantano la qualità della loro marijuana, e in un’intervista rilasciata il 09/07 al ricercatore a Trinidad & Tobago Darius Figueiras, si lamentano che la cocaina arriva dalla Colombia, e che da Saint Vincent viene una marijuana pressata di qualità inferiore. (44 e n).

2003. Una Commissione nazionale sulla ganja, istituita dal Senato giamaicano e guidata da Barry Chevannes in pochi mesi elabora una serie di raccomandazioni molto chiare, a partire dalla decriminalizzazione della cannabis per uso personale e per usi di tipo religioso. Il Rapporto finale è consegnato al Joint Select Committee che alla fine dell’anno inoltra al Parlamento la proposta di depenalizzazione della ganja. La maggioranza è d’accordo, ma l’esame del progetto è bloccato per l’opposizione di settori influenti della società rappresentati dal Procuratore generale Michael Hylton, che si appella al rispetto delle convenzioni internazionali e, soprattutto, per le pressioni del governo statunitense, che minaccia in caso di approvazione di sospendere gli ajuti economici. (12-13). § A Vienna si svolge una riunione ad alto livello delle Nazioni Unite per valutare il Piano lanciato a New York nel 1998 con l’obiettivo assai ambizioso di costruire entro dieci anni “un mondo libero dalla droga”. (13-14).

2004. Anno in cui è scritto il saggio di Chevennes; una Carta dei diritti attende ancòra di essere discussa ed approvata in Parlamento. (37). Il saggio (pp. 17-39) è stato pubblicato la prima volta col titolo “Criminalizing Cultural Practise. The Case of Ganja in Jamaica”, in A. Klein / M. Day / A. Harriott cur., Caribbean Drugs. From Criminalization to Harm Reduction, Kingston, Jamaica / London / NY 2004. (39). § Anno in cui appare il saggio di A. Klein (“The Ganja Industry and Alternative Development in St. Vincent and the Grenadines”), in: A. Klein / M. Day / A. Harriott cur., Caribbean Drugs. From Criminalization to Harm Reduction, Kingston, Jamaica / London / NY 2004. (69).

2006. In Italia approvazione della legge sulle droghe di Carlo Giovanardi. La nuova normativa non fa differenza tra sostanze, equiparando droghe leggère e pesanti. La pena per possesso e spaccio è dunque identica a prescindere dalla sostanza, da 6 a 20 anni di carcere. (14).

2007. Cerimonia della comunità Rasta per ricordare il massacro di Coral Garden 1963, il dep. Mike Henry si prende l’impegno di chiedere a parlamento la depenalizzazione della ganja quale sacramento della fede Rasta (13). § La Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni è adottata dall’ONU. In essa si dice che “i popoli indigenti hanno il diritto di praticare e di rivitalizzare i proprj costumi e tradizioni culturali”. “Questo comprende il diritto a mantenere, tutelare e sviluppare le manifestazioni passate, presenti e future della loro cultura”. (14-15).

2008. S’insedia nell’America latina una commissione di studio “sulle droghe e la democrazia” composta da rappresentanti di diversi paesi, tra cui anche Mario Vargas Llosa e Paulo Coelho, presieduta dagli ex presidenti Fernando Cardoso del Brasile, Cesare Gaviria della Colombia ed Ernesto Zedillo del Messico. Il Rapporto della commissione chiede un cambio di paradigma nella politica delle droghe, abbandonando la linea proibizionista, rivelatasi disastrosa, applicando strategie alternative che vanno dalla riduzione del danno alla decriminalizzazione del consumo di canapa, dal rispetto dei diritti umani alla tutela delle culture locali tradizionali e dell’uso ancestrale della foglia di coca. (15).

2009. Seconda riunione (dopo il 2003) ad alto livello delle Nazioni Unite, per valutare i risultati del piano lanciato a NY 1998 di costruire in dieci anni “un mondo senza droga” (13-14). A questo secondo Summit ONU per la prima volta si sentono voci discordanti rispetto al generale proibizionismo. 26 paesi capeggiati dalla Germania, dopo il rifiuto dell’assemblea di riconoscere la riduzione del danno, firmano un documento di adesione alla politica di depenalizzazione come strategia di tutela della salute. La maggioranza dei paesi della UE è rappresentata dai dissenzienti. Evo Morales, presidente della Bolivia, fa un intervento dirompente, nel quale ricorda la sua attività nel sindacato dei cocaleros e rifacendosi alla Dichiarazione sui popoli indigeni adottata dall’assemblea dell’ONU nel 2007, nella quale si dice che “i popoli indigenti hanno il diritto di praticare e di rivitalizzare i proprj costumi e tradizioni culturali”, per sostenere la masticazione della foglia di coca come diritto dei suoi compaesani, in quanto parte integrante dell’identità indigena (14). Morales sostiene che la proibizione della foglia di coca è stato un “errore storico” che la comunità internazionale deve correggere. “Come potevate pensare che una tradizione millenaria sarebbe finita solo perché le leggi internazionali la mettevano al bando?”.

BIBLIOGRAFIA.

Articoli pubblicati su Fuoriluogo.

  1. Van Dick, S., “Ganja, più vicina la legalizzazione in Giamaica”, nov. 2001.
  2. Klein, A., “Una via coraggiosa per la ganja”, nov. 2003.
  3. Blickman, T., “Epidemia canapa, parola di Costa”, nov. 2006.
  4. Klein, A., “Le droghe e l’ipocrisia del New Labour”, sett. 2007.
  5. Rolles, S., “Se la politica cede il passo al panico morale”, mar. 2008.
  6. Cohen, P., “Il conflitto fra scienza e sacralità di diritto”, apr. 2008.
  7. Bignami, G., “Lo sberleffo di Gordon Brown alla scienza”, apr. 2008.
  8. Zuffa, G., “Una lezione di rigore per Gordon Brown”, mag. 2008.
  9. Impallomeni, M., “Canna delle mie brame, qual è la più potente del reame?” giu. 2008.
  10. Zuffa, G., “Se la scienza boccia il proibizionismo”, ott. 2008. (70).

Pubblicazioni edite da Fuoriluogo.

  1. Arnao, G., Fuori dai denti, Edizioni Menabò, Ortona 2002.
  2. Grinspoon, L., Viaggio nella canapa, Fuoriluogo, quaderno n.° 2. (70).

I principali rapporti e revisioni della letteratura scientifica sulla canapa.

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