773. A risentirci (la settimana prossima, se non mi sbattono fuori prima)*.

7 Apr

1. Per certi versi è un sollievo tornare su un blog quasi dismesso, dopo tanti mesi, e vedere che, nonostante la fisiologica, microscopica impennata dopo gli ultimissimi post, esso rimane tutto sommato un luogo semidisabitato: i ratings, pochi ed equilibrati (?), cioè piuttosto monotoni, rendono conto, come il grafico delle visite, di capatine semioccasionali di affezionati lettori, pochi ma scelti: vuol dire che si sono levati di mezzo polemisti d’accatto, troll offesi, visitatori inspiegabilmente assidui (nonostante non ci fosse assolutamente nulla in comune tra la mia scrittura e la loro, senza deminutio né per la loro né per la mia scrittura), rompipalle attirati da qualche argomento trattato occasionalmente, nonché da schiappino, & altra compagnia extravagante [per un lungo periodo, per motivi che non mi spiegherò mai, questa compagnia era diventata prevalente (su altre & più consone forme di compagnia)].

2. Augurare la buona pasqua a chi passa sarebbe tra lo scemo e l’offensivo, è una cosa che non faccio mai; ma ci saranno alcuni giorni di obbligato, ossia non volontario, silenzio, e dunque – dato che ho la brutta tendenza a dimenticarmi delle mille cose che dovrei fare (e che non farò mai, ma almeno vorrei qualche volta sentirmi un po’ in colpa per la mia ignavia, e dichiarare intenti, per l’ennesima volta, spero servirà un poco allo scopo), e che non ho un altro foglio in vista sul quale appuntare programmi e scadenze, tento di anticipare quello che verrà – per quanto debba ammettere che la sensazione che non ci sia più nulla da fare, essenzialmente, ultimamente mi pare si sia trasformata in sconsolata certezza; ma si tratta di progetti di modestissime ambizioni, e nulla mi vieta di cercare, almeno, di tenervi fede.

3. In primissimo luogo, devo finire con l’annotazione alle poesiuole di Elia Spallanzani, questo fantomatico scrittore (l’ultima volta che ho promesso che avrei terminato a breve era mesi fa, quando ho visto su questo stesso blog tutto il tempo che è passato da allora m’è venuto male): la scadenza è vicina, non riguarda questo blog ma un libretto che dovrebbe venirne fuori, e di cui chi passa ancòra di qui sarà sovrabbondantemente informato, pur con l’avvertenza che dalla Fondazione m’è pervenuto già che si procederà ad un’armonizzazione stilistica delle varie componenti dell’eventuale volume in modo che non stonino – anche se è una scelta che a) doveva escludere a priori il sottoscritto; b) pare strana, trattandosi appunto di una raccolta di diversi interventi di diversi estensori [ma non me ne preoccupo, io ho già dato licenza che facciano, nel caso, quello che vogliono, se poi non ne esce nulla che possa dirsi ‘mio’ non sarà almeno colpa mia – e non è detto nemmeno che sia uno svantaggio, beninteso].

4. Secundum: c’è un libro, scritto da un’amica con cui, anche e soprattutto per il fallimento di pregressi progetti comuni [e ridàje!], i rapporti si sono un po’ allentati nel corso dell’ultimo anno e mezzo (abbondante: anche due anni)***, ma di cui mi piace la scrittura; aveva messo insieme, non moltissimo tempo fa, un volumetto, stampato dalla piccola editrice Cicero, con pezzi tratti dal suo blog, che si chiamava lalucedialcor ed è stato chiuso, per rinascere in questa forma; il libro s’intitola Come sono finita dove sono finita, l’autrice si chiama Silvia Bortoli, e, in attesa della mia immancabile, si possono nel frattempo lèggere questi interventi recensorj, uno funzionale, l’altro proprio molto bruttino, ma faute de mieux con tutto quel che segue – mi rendo conto che sono un po’ fuori tempo massimo, ma un libro, in fondo, è fatto per restare (e comunque il sottoscritto, sia pur coll’eteronimo dell’anfiosso, vi è citato per via d’un’affermazione in merito alle professoresse delle medie; il minimo che possa fare è dare questo segnale di ricevuto [contraccambiare è una parola molto grossa, anche perché altri e sostanziosi sono i motivi della mia gratitudine nei confronti di SB]).

5. Un altro arrivo, ancòra precedente, è stato quello di un’altra conoscenza di rete, di cui su questo blog ci furono un tempo – prima che un avvocato m’intimasse di mettermi a fare il cane da guardia ai commenti (era esplosa una squallida polemica su questioni d’affitti non pagati e quant’altro, non ci capii nulla, ma faceva schifo) – tracce consistenti e ora non più: Giuditta Russo, che tempo fa (lo so, non sono novità) uscì col suo secondo libro, Via dell’Anima 38, questa volta un romanzo, ma sempre d’argomento autobiografico e problematico; l’ho letto appena mi giunse, speditomi dalla gentilissima autrice, che precisò di volere una recensione – e io la settimana prossima, per quel che può servire, cioè praticamente a nulla, la farò apparire su questi schermi (se poi altri avesse intenzione di sottopormi la propria opera, ed avere serena opinione nella stessa sede, facesse sapere, e soprattutto spedisse – sarò meno infingardo, nel futuro – giuro), nel frattempo limitandomi ad indicare questa recensione, che non mi pare granché; e questa intervista alla Russo stessa.

6. Da ultimo, tanto per cambiare, una cosa davvero nuova; ossia Narratori degli anni zero, voluminosa antologia curata da Andrea Cortellessa comprendente brani di 25 autori affermatisi tra il 2000 e il 2010; tempo fa – ma questa volta sono giustificato, perché il libro non era ancòra uscito, né a tutt’oggi m’è ancòra arrivato, benché sia già in vendita su IBS  e anche altrove **– lo stesso Cortellessa, dandomi peraltro del lei, mi scrisse chiedendomi un indirizzo a cui spedire il volume quando fosse uscito – volume in cui l’indegno sottoscritto, stavolta, se non mi sono spiegato male, col genuino nome & cognome, dovrebbe essere citato [credo a proposito della Policastro, del cui libro parlai qui] – salvo che Cortellessa ci abbia ripensato, nel qual caso il cortese dono non mi spettasse – ma non siamo pessimisti: come mi arrivi, se m’arriverà, sarò lietissimo di sproloquiarne qui sopra.

A risentirci.

* Questo perché recentemente, diciamo jeri, mi pervennero notizie allarmanti circa una serie di lettere, dall’aria pure un po’ falsa (qualifiche professionali improbabili, carta da lettere in apparenza strappati da quadernoni), che avrebbero raggiunto il direttore della biblioteca da uno dei cui scassonissimi terminali sto digitando in questo momento, e che esso direttore avrebbe deciso di prendere sul serio (le lettere, non i terminali) – ciò che si spiegherebbe benissimo qualora se le fosse scritte da solo, o avesse assoldato amanuensi all’uopo. In esse (riassumo; ma, ripeto, io queste lettere non le ho mica viste) un certo numero di relitti umani lamenta presenza massiccia di fannulloni, code interminabili ai cessi, masserizia sparsa per le sale, &c.  – insomma, esattamente quello che è successo alla Nazionale da quando quella monumentale testa di minchia del direttore di colà ha deciso di trasformare un luogo di conservazione e consultazione di libri in sala studio (in compenso i dipartimenti, e relative biblioteche, sono deserti) – solo che qui la colpa si tenderebbe a darla ai barboni, che si distinguono dagli altri sfasciumi rompicazzo solo inquantoché in media più attempati e talora anche puzzolenti. E niente, mi è stato anticipato che a settimane lo zaino che mi porto sempre dietro potrebbe cominciare a diventare un problema. Mavaffanculo!

** Rettifica: il volume appare effettivamente in vendita su IBS, sul sito della Hoepli, &c., ma non è ancòra in libreria: ci sarà ai primi di maggio, Cortellessa non ci ha ripensato e sarò regalato, come promesso, di una copia del libro (questo mi scrive, in tempo praticamente reale, lo stesso Cortellessa. Chiedo scusa per l’errore, ma sono incolpevole; & mi rimetto in ansiosa attesa).

*** Non-rettifica: tra gli altri riscontri in forma privata, c’è anche quello della stessa Silvia Bortoli, la quale – su fb, perché dice che qui non riesce a lasciare le sue garbate opinioni – mi ha fatto sapere che l’allentamento dei mutui rapporti non sarebbe sostenibile in quanto “io” [riferisco; il sogg. è SB medesima] “la penso, sa?”. Brava: lei fa la sensibile, e così io intanto passo per mitomane, o peggio! L’argomento non sussiste. E ribadisco: i rapporti si sono allentati, eccome.

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