767. Diario.

4 Feb

Io avevo un’abitudine: quella di tenère un diario, inteso come un pacchetto di foglj da imbrattare, o parte imbrattati e parte ancòra da imbrattare, che  normalmente si accumulano ad altri foglj, volanti od uniti in quaderni, o pinzati, o vattelappesca. Tralasciando il diario che tenni finché ebbi una casa [1], che è perduto, e quello dei primi anni passati a Torino, che è perduto, qualche giorno fa, avendo dovuto cercare una cosa nello zaino, ho estratto un sacchetto dov’erano stati cacciati alla rinfusa diversi stracciumi, che coincidevano grosso modo con tutto quello che avevo scritto nel 2007, anno non produttivo, compreso anche il diario, che rende conto di quei giorni che trascorsi in una squallida casa di Grugliasco, che è un posto squallido in provincia di questa città [2]. Una sera mi sono dimenticato il sacchetto, tout court, in biblioteca; la sera dopo mi sono dimenticato di rimettere il sacchetto nello zaino, che è una cosa leggermente diversa ma che ha avuto un risultato identico: il sacchetto è rimasto lì. E la mattina dopo, probabilmente per averlo veduto già due giorni di sèguito, i pulitori – ex straccioni, tossici e galeotti della coop. Frassati – hanno pensato di buttar via tutto.

Non ho motivi particolari per rimpiangere il diario del 2007 [3], e nemmeno quello che è successo nel 2007, ma mi sembra veramente di star lavorando per il cassonetto, esclusivamente o quasi. Prima o dopo tutto finisce, ci mancherebbe, ma agire troppo in anticipo sul giorno del giudizio mi sembra malsano. E poi è un po’ una stronzata scrivere a mano e non sapere dove ficcare la carta [4]. Sicché mi sa che butto via tutto e il diario lo tengo qui sopra. Salvo che i computer non si sfascino completamente [5], nel qual caso non lo terrò né lì né qui.

[1] Dal 1993 all’autunno 2004.

[2] Ci ero finito perché dovevo scrivere un libro (!).

[3] Ne avevo appena riletto qualche estratto, ed era pieno di notazioni senza interesse, relative alla spesa che avevo fatto, magari, quel giorno, piuttosto che alle condizioni atmosferiche, piuttosto che a qualche piccolo fastidio, tra altri e ben maggiori, e poi una serie di esortazioni come “Dovrei pensare a”, “Dovrei fare”, “E’ giunto il momento di”, naturalmente tutto rimasto senza sèguito. Non riuscivo a concentrarmi, semplicemente perché stavo saltando un passaggio intermedio, e non avrei mai dovuto pensare che fosse possibile farlo.

[4] A causa di una serie di circostanze mi devo portare gran parte delle cose dietro; dovrei fare una cernita, ma come si fa? E in ogni caso questo mi obbliga a pensare al post riassuntivo degli eventi degli ultimi mesi, che varrà la pena riesaminare (anche, appunto, per fare in modo che quelle carte non siano perdute per sempre).

[5] Funzionano molto male.

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