Archivio | febbraio, 2012

769. Fumetti & batterj.

25 Feb

Qualcuno ha portato, in un momento non precisabile della settimana scorsa, uno scatolo di fumetti, tra cui parecchj originali, tra cui parecchj Bonelli, e parecchj altri che non erano Bonelli ma tarocchi. Tra questi, una serie di Martin Hel, che nonostante non siano paragonabili per accuratezza e solidità di trame ai Bonelli, non sono spregevole cosa; anche perché sono tarocchi Bonelli, e l’esempio è, si vede, valido. Ma l’inferiorità rispetto ad esso modello è sensibile. Meno sensibile, invece, nel caso di un Gordon Link, in particolare nel caso dell’unico numero di codesta serie compreso nel pacco – l’unico numero di codesta serie compreso nel numero dei numeri che ho tirato fuori dallo scatolo e che mi sono portato via -, vale a dire il n° 18, dal titolo La donna eterna, che era lo stesso titolo che soleva darsi alle vecchie edizioni di She di Haggard, padre putativo di tante creazioni fumettistiche, con addentellati interessanti anche allo scollacciato.

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768. Bear with us.

7 Feb

Sono impegnato.

Intanto, le ricerchine di oggi:

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767. Diario.

4 Feb

Io avevo un’abitudine: quella di tenère un diario, inteso come un pacchetto di foglj da imbrattare, o parte imbrattati e parte ancòra da imbrattare, che  normalmente si accumulano ad altri foglj, volanti od uniti in quaderni, o pinzati, o vattelappesca. Tralasciando il diario che tenni finché ebbi una casa [1], che è perduto, e quello dei primi anni passati a Torino, che è perduto, qualche giorno fa, avendo dovuto cercare una cosa nello zaino, ho estratto un sacchetto dov’erano stati cacciati alla rinfusa diversi stracciumi, che coincidevano grosso modo con tutto quello che avevo scritto nel 2007, anno non produttivo, compreso anche il diario, che rende conto di quei giorni che trascorsi in una squallida casa di Grugliasco, che è un posto squallido in provincia di questa città [2]. Una sera mi sono dimenticato il sacchetto, tout court, in biblioteca; la sera dopo mi sono dimenticato di rimettere il sacchetto nello zaino, che è una cosa leggermente diversa ma che ha avuto un risultato identico: il sacchetto è rimasto lì. E la mattina dopo, probabilmente per averlo veduto già due giorni di sèguito, i pulitori – ex straccioni, tossici e galeotti della coop. Frassati – hanno pensato di buttar via tutto.

Non ho motivi particolari per rimpiangere il diario del 2007 [3], e nemmeno quello che è successo nel 2007, ma mi sembra veramente di star lavorando per il cassonetto, esclusivamente o quasi. Prima o dopo tutto finisce, ci mancherebbe, ma agire troppo in anticipo sul giorno del giudizio mi sembra malsano. E poi è un po’ una stronzata scrivere a mano e non sapere dove ficcare la carta [4]. Sicché mi sa che butto via tutto e il diario lo tengo qui sopra. Salvo che i computer non si sfascino completamente [5], nel qual caso non lo terrò né lì né qui.

[1] Dal 1993 all’autunno 2004.

[2] Ci ero finito perché dovevo scrivere un libro (!).

[3] Ne avevo appena riletto qualche estratto, ed era pieno di notazioni senza interesse, relative alla spesa che avevo fatto, magari, quel giorno, piuttosto che alle condizioni atmosferiche, piuttosto che a qualche piccolo fastidio, tra altri e ben maggiori, e poi una serie di esortazioni come “Dovrei pensare a”, “Dovrei fare”, “E’ giunto il momento di”, naturalmente tutto rimasto senza sèguito. Non riuscivo a concentrarmi, semplicemente perché stavo saltando un passaggio intermedio, e non avrei mai dovuto pensare che fosse possibile farlo.

[4] A causa di una serie di circostanze mi devo portare gran parte delle cose dietro; dovrei fare una cernita, ma come si fa? E in ogni caso questo mi obbliga a pensare al post riassuntivo degli eventi degli ultimi mesi, che varrà la pena riesaminare (anche, appunto, per fare in modo che quelle carte non siano perdute per sempre).

[5] Funzionano molto male.

766. Immortalato!

2 Feb

Dalle parole ai fatti: CronacaQui regala i primi sacchi a pelo (Se vuoi partecipare anche tu, scrivi a <a href=mailto:redazione.to@cronacaqui.it>redazione.to@cronacaqui.it</a>)

Prima  mi premeva raccontare un sogno di due notti fa, che si ricollega a quello della notte scorsa per motivi che parranno ovvj. Mi ricordo specialmente l’ultima parte del sogno. Disponevo di una camera da letto fatta grosso modo come quella a cui ero abituato, identica per quanto riguarda la bassa libreria a quattro comparti, a destra del letto – una sorta di comodino, se si vuole, ma lungo quanto il letto. Quello che mi occorreva fare in quel momento era risolvere una questione molto importante, ossia rivoluzionare concettualmente la disposizione dei libri. Il criterio che aveva dominato fino a quel momento, per quanto riguardava la scelta, si doveva alla presunta esigenza di avere letture leggère a disposizione nell’ora o due precedenti il sonno; e dunque soprattutto la scansia immediatamente a destra del guanciale era un coacervo di letture di scarso impegno, o stupide. Continua a leggere