765. Mia cosa vecchia.

23 Mag

Francesco Marotta, sul suo sito, ha voluto gentilmente postare una mia cosa vecchia, di due anni fa. Ne ha riprodotto in chiaro le prime 12 stanze, e il testo, suppongo integrale, in pdf; adesso costituisce uno dei Quaderni di Rebstein. Così ho potuto rileggere un pajo di versi, e li ho trovati incomprensibili e poco interessanti: tutto quello che scrivo mi dà l’impressione d’invecchiare e morire con una rapidità eccezionale. Voglio anche, ringraziando sentitamente Marotta, indicare che l’epigrafe dallo Stigliani è più propriamente la firma digitale della mia mail, il componimento di fatto nacque anepigrafo e nella sua crepuscolarità scontrosa non mi pare concreti alcunché di particolarmente maraviglioso. [Tra i commenti se ne segnala uno della fedele Natàlia Castaldi, che ha l’impressione che un settenario abbia sei piedi. Non ho risposto lì e non risponderò nemmeno qui: non so se ricapiterà mai, dubito, ma dovessero riproporsi questioni del genere, non ritengo doverne discutere, anche perché hanno che fare con un’errata percezione e del testo e di me su un piano generale, e non possono portare a nessuna miglior comprensione fattiva].

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