762. Vaffanculo te e mammà.

18 Gen

Càpita che 5 giorni fa il Gori, che non è quasi mai alterato, mi scriva perplesso, dicendomi: 1. Un tal Ernesto Concillo mi ha scritto dicendomi che è amico tuo, ma tra gli amici tuoi non figura; 2. Mi scrive complimentandomi per i “racconti di Sbrodolini“; 3. Mi propone, ‘se mi garba’, di andare a puttane insieme.
Il Gori conclude la serie delle domandine chiedendomi: 4. Ma chi cazzo mi fai conoscere? Io rispondo: 4. Io?, 3. Questo rimane affar vostro, naturalmente, anche se non vi vedrei molto bene insieme, 2. Mi dispiace, ma non è colpa mia!, e: 1. CoRcillo, semmai.
Il quale in effetti non figurava tra i miei amici perché l’avevo appena tolto; non solo, ma ho anche bloccato tutti i suoi amici, compreso un nipote e gente varia, tra cui una scrittriciue, di nome Rosa Mogliasso, che ha scritto un noir in cui si definisce “stentoreo” il bargillame ancòra non operato sotto il mento grinzoso d’una vecchia.
Visto, peraltro, la faccia? Ci sarebbe stato anche un punto 5., ossia Che faccia, mi sono spaventato (da parte del Gori), ma, ad onor del vero, da vivo non assomiglia affatto ad una comparsa d’un poliziottesco di mafia anni Settanta: ha molto più del pirla. Ho detto al Gori che se poteva servire a mia discolpa, questo tale m’aveva messo alla porta il giorno prima, 12 gennajo, sostenendo che ce l’avevo con lui.
Perché?
Ricapitolo.
Sabato 18 dicembre comincio a dormire a casa sua. Non c’è letto, ma è al coperto, a mangiare e lavatrice pensa mammà. Dice Ernesto: Approfitta di questi giorni, il 6 gennajo o il 7 andremo a sentire se il mio amico panificatore Andrea Perino ti dà un posto di lavoro, nel frattempo tu scrivi. Dato che sei come me e non hai ambizione personale, devi trovare all’esterno di te la motivazione ad andare avanti. Quindi scrivi per me. Faticherei troppo a spiegargli che ‘scrivere per’ qualcuno non ha molto senso, ma pazienza. Mi anticipa che la mamma non è la dolce vecchina che sembra, comunque sono ospite suo, quella è casa sua, e io rimarrò lì almeno fino a marzo.
Giovedì, 23 dicembre. Per cena la signora (per così dire) Antonietta fa la carbonara. Ernesto l’ha già avvertita che non mangio carne. Mentre andiamo di là Ernesto si frega le mani, tutto giulivo: “Adesso vedrai la belva in azione!”. Risultato: sono accolto sulla soglia dalla signora Antonietta che urla: Tu mangj quello che mangiamo noi!! Alla fine devo scaccolare i tocchetti di majale giù dagli spaghetti, scollandoli dall’uovo rappreso. Più tardi Ernesto dice: E’ fatta così, figlia unica di madre vedova, ha fatto una vita di merda. Stai scrivendo? Scrivi, scrivi per me. Sei qui, in casa mia, nessuno ti manderà via prima di marzo.
Venerdì 24 dicembre: annuncio che passerò la giornata dell’indomani con pregresse amicizie. Ernesto, che ha il turno di sera, mi esorta a scrivere, a scrivere per lui, mi chiede a che pagina sono, mi dice che è poco, di perdonarlo se mi sta così col fiato sul collo, ma tiene a che finisca. Mi confessa che il suo sogno sarebbe entrare in un racconto, anche fuggevolmente, essere immortalato. Nel tuo romanzo, racconta di me. Io, per la verità, trovo molto più interessante la signora Antonietta, ma insomma. Durante la notte la signora (con licenza parlando) Antonietta, avvertita che non ci sarò per natale, viene a dirmi: Ma io ti ho lavato mutande e calzini! Qui t’ho trattato come un figlio! Perché non passi il natale con noi?
Domenica 26 dicembre: La signora (come dire?) Antonietta mi taglia la lavatrice. Mutande e calzini, sono d’accordo, posso lavarmeli da me, ma il sacco a pelo puzza. Ernesto mi rassicura dicendo: “E’ odore; non è ancòra puzza”. Affermazione che mi riservo ancòra di afferrare a fondo. In ogni caso, mi dice, la cosa importante è che tu sia al coperto, e che mangj tutti i giorni. Intanto scrivi, scrivi per me. Approfitta che sei a casa mia, al sicuro.
Venerdì 31 dicembre: cena di capodanno. La signora Antonietta si sforza di fare la cordiale, si ubriaca persino un po’, àgita stranamente le mani in aria. Ernesto è sù di giri: Mi avete fatto passare un capodanno meraviglioso! Quindi esce a passare il capodanno cogli amici. Io preferisco rimanere, e scrivere. Mi chiede a che punto sono arrivato. Glielo dico; mi dice: E’ poco, scrivi, scrivi per me. Qui sei in casa mia, al sicuro, fino a marzo.
Sabato I gennajo: la signora Antonietta mi taglia i viveri. Ernesto dice che mi basteranno i panini avanzati da Fiorio, la sera. La cosa importante, dice, è che sei in casa mia fino a marzo. Io dico: preferisco darmi un limite, tipo la fine di gennajo. Fai come vuoi, dice, vediamo poi.
Venerdì, sabato, domenica 8-10 gennajo: a trovare il Marinajo e il Gori (e Valeria, e il Donati, e il Cincinelli) ad Arezzo.
Però torno nel primo pomeriggio di domenica 10; e la signora (‘somma) Antonietta si rifiuta di aprirmi. Occorre che aspetti Ernesto. Che stacca alle 21.00, ‘cci sua. Quando esce da lavoro dice: Non è successo nulla, bisognerà solo combinare gli orarj. Intanto sei in casa mia, e ci resti, fino a marzo. Fine gennajo, correggo. Insomma, vedremo, dice (ma si capisce benissimo che pensa a marzo). Sono stremato dopo cinque ore di scarpinata a vuoto. Ernesto dice: Stai tranquillo, sei in casa mia. Scrivi, fallo per me. A che pagina sei? Mi vede un po’ strano, mi chiede se ce l’ho con lui. Gli dico di no.
Lunedì 11 gennajo: la carampana Antonietta fa irruzione da Ernesto, spiattellandomi che lei è vecchia, vecchissima, ha settantun anno, quindi quasi ottanta, è due volte bambina e, dunque, tutto le è concesso dire. Sostiene che il pomeriggio precedente mi sono attaccato al campanello, urlandole che dovevo aprirle, intimidandola, insistendo. Dico: Non è vero. Lei, maligna: Che cosa conta la tua parola contro la mia? Io, serafico: Molto, dato che è lei a riconoscere di essere rincoglionita. La vecchia si mette a piangolare che ha il cuore malato. Ernesto dice ad entrambi che questo non può accettarlo. Questa, dice tra le altre cose la vecchia scanfarda, è casa MIA! Dico: Io ancòra non ho capìto bene questa cosa: Di chi è questa casa? E’ mia, dice Ernesto. E’ MIA, bercia la carampana. Quindi la signora Antonietta urla, correndo verso il suo appartamento: Mannaggia, vi faccio vedere io chi è, vado alla polizia! Mamma, fa Ernesto, vattene affanculo. E la mamma: Cosa?! Vaffanculo TU! Rimasto solo con Ernesto gli chiedo: Ma si può sapere che cosa succede? Mi fai venire in casa e non è nemmeno casa tua? Ah, no, si risente lui, questa è casa mia, l’ho ristrutturata io. Le mura e i pavimenti a chi appartengono?, chiedo io. Massì, dice rimanendo sul vago, se mammà arrivasse a toccare il fondo della pazzia potrebbe anche mettere in atto una serie di cose per cui io alla fine comunque non corro il rischio di finire in mezzo a una strada, ho dei risparmj da parte. Comunque tu stai tranquillo. Sei in casa mia. Resti qui. Fino a marzo. Fine gennajo, lo correggo. Mi chiede: Quanto hai scritto, oggi? E: Per caso ce l’hai con me?
Mercoledì 13 gennajo: Esco, la mattina, per andare a sentire che cosa mi racconta l’amico panettiere Andrea Perino, che finalmente dovrebbe tirar fuori ‘sto cazzo di posto di lavoro; abbiamo appuntamento verso le 11.00. In negozio dico chi sono e che voglio: lo vanno a cercare. Dopo cinque minuti d’orologio tornano e mi dicono che è all’impastatrice, che torni più tardi. Esco con Ernesto a fare la spesa. Ernesto, appena in strada, mi dice: E’ finita, perché tu preferisci stare per la strada, e… Non m’interessa, gli rispondo, sei un bugiardo e tra un’ora vengo a ritirare la mia roba. Questa volta non mi chiede quanto ho scritto.
Giovedì 14 gennajo: Come già detto, Ernesto chiede l’amicizia su facebook al Gori, sostenendo di essere amico mio, ma il Gori tra gli amici suoi non mi vede. Il Gori gliela dà a malincuore, dopodiché si fa dare qualche spiega da me, dopodiché si pente di averla concessa. Negarla dopo averla data non gli va, non è da lui.
Venerdì 15 gennajo: il Gori lamenta che Ernesto gli riempie la bacheca di puttanate.
Durante le notti seguenti Ernesto passa ben due volte sotto i portici, mi sveglia chiamandomi. Gli faccio cenno di andar via, anche se preferirei alzarmi e tirargli un calcio in faccia.
Non pensavo nemmeno che avrei scritto mai qualcosa che lo riguardasse: eppure l’ho appena fatto.
Oggi è martedì 18 gennajo.
Indovinate a che pagina sono?
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