759. Augurj ad Irene De Sanctis.

30 Dic

Con l’ajuto di questo.
 
 
 

Augurj

ad IRENE DE SANCTIS

per il suo XCIX compleanno.

1. Quale Virtù la fibra in te convinse
A soggettarsi, quasi sua fattura,
D’altrimenti aspra e indomita Natura,
Al punto che ogn’ACREDINE in te STINSE?
2. Io non saprei; ma a giacimenti immensi
Di tolleranza so volger la rima;
Che brame concepire, umile in prima,
ARDISCE non men basse, ma più INTENSE.
3. E perdóno alla folle sconoscente,
Anzi il cui ceffo crepano gli specchj,
Se invoca serti coi salamelecchi:
Solo il forte i suoi CARDINI in SÉ SENTE.
 
4. Presunzione e Ignoranza ha sue ministre;
Ed appannato ingegno ha tanto, & scempio,
Che se a suoi numi essa levasse tempio
Loro avrebbe a DECANE empie, & SINISTRE.
 
5. Né, se mai pronunciarmene dovessi,
Stupore dia se ha versi tanto grezzi;
Ch’essa quel che così riceve in pezzi
A libito da sé DECRETA IN NESSI.
 
6. Se in essa, dunque, avviene che tu scerna
Non esser capo e coda, tu rifletti
Ch’essa senza i tuoi savj lumi eletti
Mai nel suo proprio sé DISCESE INTERNA.
 
7. Poiché la verità per certo tieni
Non in cieli occultarsi, o atri meati,
Ma gli arcani più intimi e inviolati
DISCRETA d’ogni Sé celar NE’ SENI.
8. Tu che del cuore umano i sensi, misti
Spesso, scrimasti e in lucide scansie
Ne ripartisti moti e fremiti in -logìe,
E i luoghi, e i modi e l’ÊRE NE SCANDISTI;
 
9. Tu il cui discernimento ipersenziente
Tra enigmi involto spesso d’un sorriso
Sfugge intenti, percetto no, o indeciso,
SE malevoli o RANCIDI li SENTE,
10. Avvegnaché la tua candida e linda
Politica, non ch’alcunché ne tolga,
Gli enti ch’hanno quel quid sua sponte accolga,
E gli ESENTI da sé per sé RESCINDA,
11. Sicché a stornar da te gl’intenti infesti
Essere ti bastò, né mendicasti
Agli atti effetti mai altrui nefasti,
IN NERE gore per ciò far SCADESTI,
 
12. Come a codesta nottola, che intende
Cianciar di cose alate, e i venti esanima
Con filatesse fatte d’aria e d’anima
Venendo a lei che IN sensi SEI TRASCENDE,
13. Come, ti volgerai? Che in fruste peste
Imprime l’orma che più in nulla imprime,
In terra no, in secchissimo concime
Degl’INNI donde, o RE, tutti SCADESTE;
 
14. Che afferma, e non s’afferma, e ai vilipendj
Tuoi presta e il fianco e il petto, in apodissi
Dai panneggj induriti, irti, & prolissi,
Proprio a te, che NEI SE, semmai, TRASCENDI;
15. Perdona tu se puoi, tu ch’hai patenti
L’arco baleno e il mistico carisma,
Al retore l’ennesimo sofisma,
Al minusier le RESINE SCADENTI;
 
16. IRE NE’ tanto ardire ti procuri;
DEsiderio d’omaggio le SANCisca
Il benvenuto; & all’omaggio unisca
(TI Sfuggiva, oh poeta) tanti augurj.
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