757. 82.

18 Dic

82. In un contesto familiare normale – ragionò –, molto diverso dunque da quello in cui i padri abusano dei figlj e delle figlie, o le madri sono manipolatrici castranti e distruttive, o in cui le condizioni economiche sono talmente disperate da non consentire alcuna dignità, alcuna bellezza, alcun affetto, e si è costretti a ricorrere a mezzi di sostentamento quali la prostituzione, lo spaccio di psicofarmaci e le rapine agli ufficî postali, non si può certo preventivare, salvo casi eccezionali, che i genitori abbiano cattive intenzioni nei confronti dei figlî, o che i figlî possano costituire un pericolo per i genitori, eppure, anche se un’intrusione nel privato dei figlî da parte dei genitori non sia mai verosimilmente finalizzata a danneggiare i figlî, e non plausibilmente una ricognizione di questo tipo possa mai portare alla scoperta di alcunché di veramente sconvolgente, non metteva nemmeno conto il dire che anche all’interno di una casa abitata da persone unite da vincoli di sangue e d’affetto, tra le quali salda è la reciproca fiducia, vi sono tuttavia, sempre, spazî che ognuno dichiara e ritiene suoi, e che, almeno in teoria – la pratica è sempre altra cosa dalla teoria –, nessuno invade, o dovrebbe invadere gli spazî altrui, a meno di non voler a tutti i costi suscitare reazioni rabbiose da parte di chi vedesse in quel modo violata la propria intimità: senza che questo implichi necessariamente diffidenza ed ostilità da parte degli uni familiari nei confronti degli altri, pure talvolta occorre il caso che una madre spii nel diario del figlio, o il figlio frughi nella borsetta di mammà: ma è vero anche che nel primo caso ilo più delle volte la segreta speranza che il figlio si droghi, o abbia avuto ripetute esperienze di sesso estremo, nel secondo che mammà ci abbia lasciato dentro molti soldi: le intenzioni che retrostanno ad un’invasione del privato di un parente non sono mai interamente giustificabili, anche senza arrivare all’estremo della madre pervertita o del figlio ladruncolo, eppure non si associano ad un gesto del genere, sempre beninteso in un contesto familiare normale, cattive intenzioni: ma anche quando non ce ne sono né se ne sospettano la reazione di chi si vede spiato in questo modo sono sempre o quasi sempre irate, od offese: e Lei Si chiedeva come mai tutti abbiano bisogno di un proprio spazio, chiuso o da chiavistelli o dal rispetto d’un’intesa o d’una convenzione, in cui proteggere la propria intimità, i proprî oggetti più gelosi, insomma i proprî segreti; come mai la mancanza di uno spazio del genere, quando si scopra per esempio l’avvenuta invasione da parte di altri, destabilizzi e dispiaccia tanto; e perché atti e pensieri che teoricamente possono avvenire indisturbati in qualunque luogo ed in qualunque circostanza debbano essere compiuti e pensati di preferenza in solitudine: una telefonata non compromettente ma solo personale, per esempio, o la stesura di una lettera del tutto formale.

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