750. 75.

18 Dic

75. Lei non era affatto sicuro di poter diventare come Olu, però, perché Olu in parte, forse in gran parte, Le sfuggiva: disperava, anzi, di poter diventare come lui, dato che Olu, nella sua maniera espansiva ed affettuosa, così pieno di slancio da trasformare ogni espressione di simpatia in una specie di delubro traforato, in una strofe di pindarica, che sembravano attraenti, nonché per i concetti esprèssivi, per la sola meraviglia della lavorazione, della tournure capricciosa, della grazia tortile delle colonnine proposizionali, dell’ariosità delle logge lessicali, in realtà era uno di quegli uomini – non moltissimi per la verità – per cui la vita ha senso solo nella dimensione dello hic et nunc, e che di rado o mai si servono dei verbi al passato, o aggrottando le sopracciglia e guardando lontano snocciolano i farò, i dirò, i penserò, i provvederò che aggravano d’ansia il momento non ancóra trascorso; per quanto, a ben pensarci, “passato” non sia affatto sinonimo di “intimo”, o “geloso”, essendo che molte cose riservate possono benissimo avvenire anche nell’ora e sùbito, e anche quando sono passate, proprio perché sono state passibili di archiviazione nell’ampio preterito, devono pur essere state, al tempo loro, in un hic et nunc: e per quanto Lei vedesse Olu praticamente solo sul posto di lavoro, e la posizione dietro un baracchino di vivande non invitasse né a fare considerazioni troppo personali né a fare alcunché, in generale, di troppo privato, tuttavia il sospetto era che Olu, diffuso e sontuoso benché per verba, fosse in realtà reticente e chiuso alle confidenze più delicate; giocava anche, arroge, in sfavore di queste ultime, la differenza d’età, ma Olu era pur sempre un ragazzo, se non un adolescente, e, per quanto in un lasso cruciale, cinque anni non rendono incomunicabili; inoltre non confessava mai disagio a parlare con un ragazzino, e questo sicuramente, anche, grazie alla Sua maturità e ad una certa giocosità di carattere propria del Suo amico: ma il fatto è che Lei era tormentato, talvolta, da dubbî e timori e scrupoli di cui Olu ascoltava pazientemente l’intera esposizione, senza noja apparente né artificiosa compostezza mimica; e Le dava consiglî, portava alla Sua attenzione cose che Le erano sfuggite o rimaste recondite od oscure, ma nella sua dizione tonda, piena di eleganze, c’era come il lapislazzuli e l’oro di un codice illuminato, colorita com’era ma bidimensionale, incapace di rendere l’idea di un retroterra storico, di qualcosa di oscuro d’irrisolto di doloroso di problematico: insomma, alla lunga Si era convinto che Olu Le si nascondesse, o si nascondesse, in generale, dietro la floridità delle espressioni di cavalleresca fragranza; soprattutto perché un lampo di malizia o l’espressione di una saggezza antica, o il velo d’un’incredibile stanchezza, col loro messaggio inquieto, e forse sinistro, gli passavano di quando in quando negli occhî, senza minimamente comunicarsi alla bocca.

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