744. 69.

18 Dic

69. Non che Si aspettasse chissà che ajuto da parte di Olu: Olu non era né un tipo diagnostico né un tipo analitico, né un tipo critico né un solutore di enigmi particolarmente raccomandabile: a quanto Ella stessa annota, con convinzione, il Suo amico recava nella fisionomia stessa i segni tangibili della Sua stessa malattia; vale a dire negli occhî, che erano enormi e voraci, e nella bocca, che pareva volersi portar via l’altra metà del volto: una facies quasi miserifica, tanto disperatamente rifletteva una bulimia di cose a riempire un vuoto incolmabile: in particolare gli occhî sembravano fatti per raccogliere quanto più poteva del circostante, e la bocca per buttar fuori per adeguata foce la fiamma prodotta dalla concozione di tutto quello che quel vuoto aveva cercato di riempire, in tal modo alimentandone costantemente l’assenza di pienezza, mentre il naso, piccolo e fine, aveva forse lo scopo di denotare che tanta voracità non implicava indiscriminatezza, che tanta avidità non voleva dire affatto assenza di gusto, ché anzi le due nari, così piccole, sembravano fatte apposta per raccogliere i più tenui profumi di tra gli odori grossolani, e le orecchie, anch’esse aristocraticamente piccole, e a punta, per captare le sonorità, le echi più vaghe e più segrete, escludendo probabilmente tutti i rumori e i suoni dalle vibrazioni indeterminate, troppo brutali, quali il frastuono del traffico, le urla della folla, lo strombazzare dei clackson – un’idea che L’aveva colpita dedicando qualche dolente considerazione ad un incidente che Olu aveva subìto un anno avanti, quando, mentre attraversava la XII durante l’ora di punta, era talmente assorbito nel tentativo di ricostruire mentalmente il quinto tableau di Quesnay che non aveva sentito né lo stridore dei freni d’una motoretta che per poco aveva evitato di centrarlo, né il clackson d’un’auto in corsa che per un pelo non l’aveva appiattito sulle strisce che il semaforo ancóra non consentiva di attraversare, né lo stridore dei freni, il clackson e e le urla attraverso il finestrino abbassato del dipendente d’una ditta di trasporti che, tamponando la macchina e agganciando la motoretta col parafango anteriore, mandò autista e motociclista all’ospedale, arrecando ingenti danni e all’uno e all’altro veicolo; motivo per cui la Polizia, già per conto suo sul luogo, si era fatta trovare da Olu direttamente dall’altro capo del marciapiede: tutta sua, ovviamente, era stata la colpa, benché di nulla si fosse reso conto finché gli agenti non gliel’avevano detto.

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