736. 61.

18 Dic

61. Non c’era nulla che come quel divagare da un viale all’altro riuscisse a ristorarLa dal sovraccarico di pensieri,consentendoLe non tanto di distrarSi, perché è sempre stato incapace di ogni distrazione, quanto di distanziare da Sé le idee, metà delle quali erano di qualità altamente astratta, e pertanto, di tanto in tanto, da salutarmente rifuggire; esattamente al contrario rispetto alle cose concrete, a partire proprio dal Parco, che, una volta immersi tra i vialetti e i viali e i tornanti e i ponticelli, perdeva quell’apparenza di enorme vasca da bagno verde delimitata dalle sponde dei grattacieli bianchi tutt’intorno: tantopiù l’idealità dei Suoi pensieri richiedeva di essere posta a debita distanza quantopiù tutte le cose concrete che La circondavano richiedevano di essere affrontate immergendovisi, essendo intollerabili una volta considerate da una prospettiva sufficientemente comprensiva, in un colpo d’occhio totale: erano gli anni in cui proprio l’intensificarsi della Sua attività fisica a livelli prima irraggiunti La portava a sempre più vivo, feroce contatto con la materialità, e la finitudine, del Suo proprio corpo, che faticava, provava freddo, caldo, sudava, si sviluppava muscolarmente, conosceva e superava limiti; ma anche con la materia del suolo su cui camminava o correva o si fermava a fare esercizî, asfalto terriccio erba; con i luoghi, parimente, spoglî e – non l’avrebbe mai detto, non ancóra; si può dire che avrebbe pensato di non pensarci, a quest’altezza – squallidi in cui si recava per svolgere simili attività, un mondo che, bello o brutto, Le appariva finalmente enorme, non dominabile e da cui non essere dominàti, da conoscere, di cui incuriosirsi continuamente, magari con un po’ di sforzo se i fenomeni esperibili in varî luoghi non erano sufficientemente tra loro difformi, ma da cui, anche, difendersi: non tanto per i brutti incontri che si preventivano in uno spazio grande, sovraffollato e attraversato da tanta attività, per gl’inciampi, le buche che crivellano qualunque terreno molto battuto, non – dunque – per quello che riservava in effetto, ma per quello di cui, con Sua immensa inammissibile infelicità, pareva voler mancare a tutti i costi, per quello che in tutto ciò faceva sentire la propria assenza, per quello che tutto ciò crudelmente negava: ed ecco, dunque, il movimento, il procedere indiretto e girovagante, la tortuosità con la quale Le era possibile creare anfratti in una regolarità altrimenti ininterrotta, ossia volumi e spazî nel vuoto di una continuità senza soluzione: senza poter sapere donde Le venisse, prima ancóra – anzi – di aver identificato con esattezza la qualità e la consistenza della Sua stravagante malattia, prima ancóra di averla nominata, anche col meno esatto dei nomi, Lei istintivamente cercava un rimedio, venendo a patti tutti i giorni con l’eziologia del male e, insieme, cautamente, tentando di eliminarne ogni volta una piccola parte, almeno dall’immagine che di esso male Ella aveva dentro Sé.

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