731. 56.

18 Dic



56. Mi pervenne una decina d’anni fa; e io, già scarsamente convinto per motivi che a taluno potranno apparire leggermente ideologici, a questo punto, ma, a questo o a quel punto, io non so proprio che farci – non visionai sùbito quel materiale, e, per quanto ne ricavai alcuni mesi più tardi, quando mi decisi, nel corso di una breve vacanza estiva in una mia casetta a Saluzzo, dove c’era l’unico videoregistratore in mio possesso, a visionarle, devo aver l’onestà di riconoscere a me stesso che avevo avuto tutte le ragioni a non voler raccogliere nulla del genere, e a non aver mai concentrato le mie ricerche in quella insulsa direzione: certo, la Mariella – lei in queste cose deve sempre ajutarmi, io non ci son buono – ha avuto la pazienza di cercare le immagini giuste, fermando le cassette nei punti in cui compariva Lei, o prendendo nota del minutaggio delle Sue apparizioni (quando appariva più volte nel giro di una bobina), in modo da consentirmi di spettare a una sorta di blob – già nojoso in sé, quindi figuriamoci che cosa s’era subìta la povera donna – con le Sue entrate e le Sue uscite; e la Mariella ha visto con me le immagini, abbiamo esclamato a una voce – perdoni, La prego – oh che bel ragazzo!, tutti inorgogliti quasi fosse un nipotino, che ne so, e oh com’è già cresciuto, apprezzando il tutto anche a prescindere dal fatto che L’avevamo vista in altre immagini, anche molto recenti, che Lei aveva ormai già diecianni più di quella gazzella maschio dalle membra guizzanti, dalla zazzerina vaporosa, dall’incarnato di rosa, dallo sguardo tragico, e che quel kouros dai movimenti fluidi aveva lasciato campo da gran pezza a quel monumento alla virilità che era Lei a quell’altezza cronologica, a quello schianto, a quello splendore, a quel maschione sontuoso, per non dire del dì d’oggi; dopodiché la Mariella ha affidato tutto il materiale – tre grossi scatoloni, prego notare – a suo cugino Emilio, già tecnico della RAI (Radiotelevisione Italiana, in caso non sapesse), che ha ritagliato fuori da quella montagna di materiale perfettamente inutile le sole immagini che la riguardavano, estraendone una cassetta di forse dieci minuti, in cui La si vede, mentre la luminosità ambiente cambia all’impronta ogni pochi secondi, entrare ed uscire dal parco, in un continuo, un po’ penoso, saltabeccare avanti e indietro, indietro e avanti, ora in tuta, ora in brache corte, ora con la maglietta scura, ora con la maglietta chiara, ora pettinato, ora spettinato, ora con k-way, ora senza: un mazzetto d’immagini perfettamente inservibili che ho chiaramente trasmesso a quelle persone alle quali di tanto in tanto faccio riferimento, in modo che le avessero come souvenir: so che ne fecero fare due copie, per prudenza, e che rividero quelle immagini molte volte – ad altro non servirono: so bene che Le ho proposto un caso limite, ma crede sinceramente che altre immagini, a dispetto delle apparenze, siano state più significative (ma lo vedremo via via più avanti, semmai)?

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