730. 55.

18 Dic

(55). Ma non essendo la sede né per parlare di Nietzsche né per parlare delle mie abitudini intime, tralascio tutto questo discorso, troppo flaccido di subsecività  per potersi gabbare per semplice preliminare, e passo al punto; quello — cioè — della telecamera che ebbe l’indubbio onore di immortalarLa per prima tra tutte le telecamere pubbliche, vale a dire quella che da alcuni mesi, e ancòra per pochi mesi soltanto, fu incaricata di sorvegliare quell’angolo dell’LXXXVI che Ella quel giorno svoltò per introdursi in Central Park: l’installazione della stessa, in quell’epoca assai costosa rispetto a questi tempi evoluti, era stata decisa per motivi inerenti allo spaccio distupefacenti, piaga vecchia della zona, e negli ultimi tempi addirittura incrementato, e che l’opera della Polizia valeva men che mediocremente a contrastare; e come quella che La inquadrò ce n’erano altre, non molte, sparse per il parco e agli imbocchi dei punti più critici: tutti espedienti che alla lunga — ed è un problema che si verifica, se è per quello, ancor oggi, causa manutenzione, trattamento dati e quant’altro;tutte cose che implicano il ricorso ad un numero di stipendiati sorprendentemente alto — si rivelarono, almeno per il momento, non tanto efficaci quanto ci si sarebbe aspettati, e soprattutto controproducentemente dispendiosi, ragion per cui, dopo esser rimaste inattive quanto tempo bastava a cadere in obsolescenza, le telecamere furono a un dato momento rimosse e sostituite da altre, più efficienti e meno costose — ma soprattutto in grado di prelevare immagini e di inviarle a monitor senza doverle necessariamente registrare su qualche supporto, ciò che solo potevano fare quelle loro antenate: ed è questo il motivo per cui tracce dei suoi passaggj — quasi quotidiani, quell’inverno — fu serbata; di più: vuoi per la mancanza, ancòra, di un volume di materiale che desse problemi logistici — anche se i supporti di allora erano molto più voluminosi di quelli attuali — o la gestione, vuoi per i costi abbastanza proibitìvi, che rendevano tutta quell’archeologia videosorvegliativa in qualche modo geloso, o non distruggibile a cuor leggero, i chilometri di nastro che se ne cavarono rimangono a tutt’oggi a sbriciolarsi in un archivio dimenticato, che, se manca di qualcosa, è solo delle cassette, tutte quante, che riguardano i Suoi ingressi a Central Park, una quantità di materiale eccedente che una facente parte della deplorevole commissione incaricata di visionare l’intero materiale in cerca d’immagini d’interesse criminale, conoscendomi e sapendo di Lei, decise di far oggetto d’esproprio, indi inviandomelo per posta.

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