723. 48.

18 Dic

(48). Ma un po’ mi dispiace, sa, non poter ricreare in qualche modo le esatte condizioni contestuali, senza di cui mi sento in effetti di procedere un poco alla cieca, in fondo non sapendo esattamente di che cosa sto parlando e limitandomi, benché la mia irrefrenabile garrulità possa a tratti apparire un diaframma sufficientemente omogeneizzante, a riferire voci accolte e documenti sparsi: l’atto del narrare, Lei m’insegna, è scegliere, fior da fiore, di volta in volta l’oggetto di cui parlare e, insomma, ridurre le tre, le trecento, le tremila dimensioni del reale, il regno assoluto della simultaneità dei fenomeni a due sole dimensioni: per quanto mi riguarda, narrare, in questo stravagante caso, è l’operazione esattamente inversa, vale a dire che consiste nel partire da un filo, peraltro per lunghi tratti spezzato, commetterlo con rozza annodatura ad altri segmenti, di difforme colore, spessore e materiale, e per ingegnarmi a trarne un’idea del contesto — meglio ancòra, dando voce a quell’illusoria cassa di risonanza, per così dire, he la mia sfrenata fantasia, o una simpateticità cementata dagli anni coi Suoi casi, ha creato intorno a quel sottile filo: tanto che, scrivendo, devo spesso reprimere l’ansia di correre avanti ai fatti di fosse pure una sola misura, ciò che mi porterebbe a fare come Lei nel caso della storia del buffo vecchino, sforzandomi di mantenermi del tutto entro i limiti del verosimile, se non del vero, e ben attaccato alla lettera testuale dei documenti che a mano a mano sono riuscito ad avere in poter mio; ma, badi, questa mia operazione rischiosa  è pure necessaria, in primo luogo perché non posso darLe contezza di quanto ho letto di Lei e su Lei riproducendoLe crudamente materiali che potrei benissimo non aver letto, o malamente, o malamente interpretato; in secondo luogo perché questo racconto è in fondo la storia della Sua ricezione da questa sponda dell’Oceano; e questa ricezioneassume per Lei tanto maggiore importanza quanto più si avvicina il momento, per Lei, di conoscerci — cioè (sì, ha letto bene), conoscere noi, il gruppo, o se vuole associazione, che in qualche modo tramite me Le scrive, proprio come mio tramite ha avuto notizie di Lei, sparse ed occasionali fino al dì d’oggi, più nel particolare e per esteso ora che è giunto il momento dei consuntivi, poiché io, inviandoLe questa troppo lunga missiva, ne mando copia anche, per conoscenza, agli altri: così io, e in gran parte noi tutti, L’abbiamo conosciuta, questo è il Quintiliano che ci aspettiamo di ri-conoscere quando verrà a conoscer noi, senza nulla togliere di potenziale illuminazione alla sterminata massa d’informazione che non è in poter nostro, e senza escludere a priori che della Sua — un tantino complessa, mi permetta! — persona e vicenda esistenziale io, e quindi noi, non si sia capìto un bel nulla.

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