721. 46.

18 Dic

(46). Non fatìco affatto (si parva licet) a adre la stura a mia volta all’immaginazione, e a vedermeLa mentre, alla scrivania, cincischia, lo sguardo perso dietro le sue riflessioni, gli angoli già abbondantemente torturati del suo libro di letteratura o di storia, tamburellando con le dita sul ripiano in cerca di una soluzione che per mancanza di elementi non può ottenere; avrà pasticciato su un foglietto pupazzetti, frammenti di frase e un abbozzo di schema — una sconciatura, perché non poté non rendersi conto, per quanto traviato, della patente assurdità d’inquadrare formalisticamente un episodio imperfettamente noto riguardante una persona che, per quanto parente, Ella conosceva solamente di vista; dopodiché si sarà alzato, sarà andato alla finestra a guardare la strada dai margini invasi di cumuli di neve e il traffico di metà pomeriggio; poi, senza nessuna intenzione peraltro di distrarSi dalla Sua riflessione (e come avrebbe potuto?), avrà acceso il televisore, senza trovare, a quell’ora, nulla di interessante (o magari, per un caso fortuito, anche a dispetto dell’ora, c’era; ma Lei non avrebbe mai avuto modo di renderSene conto, perché la Sua testa era altrove); l’avrà spenta; avrà fatto due passi per la camera, senza avere la più pallida idea di come venire a capo dell’enigma; si sarà accostato al tavolo da lavoro, che correva lungo tutto la parete alla destra del riguardante che postergasse la porta, quella parete cui ho tralasciato di riferirmi, il tavolo su cui c’erano i Suoi strumenti, al momento perfettamente inutili a chiarire uno qualunque dei Suoi dubbj, quindi — almeno nella fattispecie — a loro volta poco interessanti; avrà fischiettato e sbuffato, le mani in tasca, girellando intorno nella camera: ma al terzo cerchio tracciato coi passi avrà cominciato a sentirsi poco intelligente; sarà forse andato nuovamente alla finestra, l’avrà aperta; avrà aspirato due o tre boccate d’aria, decidendo che non faceva troppo freddo per una sortita; si sarà spogliato dei vestìti soliti, si sarà messo i pantaloncini, un maglione leggero, le scarpe da corsa, una k-way col cappuccio, e poi sarà uscito dalla camera; incontrando Sua madre in corridojo avrà bofonchiato un succinto I’m leaving di mera prammatica, Sua madre avrà aggiunto qualche raccomandazione sull’ora di cena al See you later, nulla comunque che Le pervenisse all’udito, dopodiché avrà sceso le scale di corsetta, raggiungendo il vestibolo; aperta la porta bianca infissa nel legno bianco, avrà superato il pronao, avrà sceso i sette gradini, avrà percorso il vialetto diritto fino al cancello, avrà aperto il cancello, e toccato il marciapiede avrà preso macchinalmente la sinistra, cominciando a correre, senza renderSi conto dell’andatura già un poco più sostenuta del consigliato; e tutto questo sempre rigirandoSi per la mente quell’interrogativo frustrato: Ma chi può essere, quel vecchietto scemo?

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