720. 45.

18 Dic

(45). Giunto nella Sua camera (che comprendeva un letto ad una piazza e mezza contro la parete di sinistra, per il resto tappezzata di libri, una scrivania sotto la finestra, che si apriva di fronte, una poltrona con un tavolino davanti, di faccia alla parete che separava quella contro cui era spinto il letto e quella in cui s’apriva la finestra; parete a sua volta tappezzata di libri eccettuato un televisore che si poteva guardare comodamente seduti in poltrona) doveva riprendere a studiare qualcosa a proposito di Edmund Wilson e Franklin Delano Roosevelt, sennonché, com’era in fondo perfettamente previsto, con tutto quello che Le turbinava in testa era praticamente impossibile: né è da sottovalutare la straordinaria suggestione costituita dalla scoperta di qualche mistero riguardante una figura così poco suggestiva, in fondo, per non dire scialba, come la nonna; per esempio, la zia — di cui non esisteva nessuna traccia né audio né video, in poter di Josiah van Barnavelt, per cui Ella doveva affidarSi esclusivamente a ricordi, tuttora molto vividi nel caso della zia Alinda, benché potessero rifarsi solo ad un’occasione, quella dell’unica visita della parente, due anni avanti, in quella stessa casa — sarebbe stata teoricamente molto più indicata a coprire qualche mistero, ma era proprio la sua apparenza anticonvenzionale, stravagante e capricciosa — con quella fisionomia leggermente adunca, i capelli a caschetto sempre in movimento a causa degli scarti a destra e a sinistra del collo (niente cervicale, a quanto pareva, a dispetto dell’età e dei fazzoletti versicolori che portava sempre intorno alla gola, evidentemente perché le piacevano i fazzoletti da collo), gli occhj sempre semichiusi, a fessura, con lo sguardo puntuto da rettile, il naso lungo ed aguzzo, la bocca priva di labbra sempre pronta a scoccare la citazione giusta, la battuta cinica, talora anche il gros mot; con quelle mani affilate e tozze insieme, coll’indice e il medio della destra macchiati dal bruno nicotinico della perenne sigaretta; con quei ciondoli al collo, pochi e sceltissimi, ma di forma curiosa, molto diversa da quello che ci si aspetta da un giojello, una piccola tejera d’argento, una testina di gatto di rame, due inservibili coltellini di metallo vile, e altro, che faceva pensare allo strumentario di qualche ritualità oscura, o a talismani; con quelle mises sempre leggermente lunghe e svolazzanti, trasandate e/o sofisticate, perlopiù sete stampate scure, che le creavano intorno un’aura sciatto-coloniale molto tipicamente sua, sofisticata e volgare in parti eguali — che rendeva il mistero a tal punto pacifico, scontato, da vanificarne ogni aura, e da far pensare che non nascondesse nulla: la nonna, invece, sua sorella, con la sua ordinarietà, era un’occultatrice di misteri, tutto sommato, molto più convincente.

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