719. 44.

18 Dic

(44). Cosicché altro non Le rimase che tornare in camera Sua, teoricamente a terminare un còmpito d’inglese, in pratica a pensare al Suo imbecille vecchino, e dunque, alzatosi dalla seggiola di fòrmica da sempre parte della suppellettile dell’autorimessa e rimessala a posto, rimuginando tra sé sul terzo filmato, mentre papà estraeva la pizza dal projettore e sbaraccava schermo e macchina, Si avviò a passo tardo e lento sù per i quindici gradini tramite cui si raggiungeva il vestibolo della casa; giuntovi, socchiudendo gli occhj per il candore accecante della neve illuminata dal sole, che riverberava di luce cruda in tutto l’ambiente incendiando i finestroni sul pronao, fece i tre passi che La separavano dalla prima rampa della scala recante ai piani superiori, e postergando l’ingresso invaso dalla luce salì altri nove più nove gradini, raggiungendo il primo piano, e poi altri nove più nove, raggiungendo il secondo, laddove, in fondo al corridojo in penombra, a destra, si trovava la porta della Sua stanza: e verso quella, un po’ strascicando i piedi sulla moquette, Si diresse, senza che il Suo pensiero riuscisse a staccarsi dalle immagini viste per ultime, ma, anche, senza riuscire a far appello a quel tanto di discernimento sufficiente a renderLe manifesto che era proprio in quel continuo riandare e reminiscere la causa prima della deformazione di un ricordo, secondo l’arcinoto meccanismo autosuggestivo per cui un evento insignificante, ma che mancano i presupposti per spiegare, o un trauma di modestissima entità iperfetavano nella mente non padrona di sé dell’uomo naturale storie di fantasmi e possessioni, apparizioni demoniache e sabba di streghe, animali fantastici e popolazioni antipodiche, flore ignote alla botanica e terre australi inconditamente sorte dagli abissi d’un mondo d’ignoranza e d’inconsce pulsioni; ma c’era ben da scusarneLa, poiché se l’indefesso studio anche d’aride astratte impervie materie L’avevano condotta per molti versi ad una finezza di giudizio quasi senile, per il rimanente Ella era pur sempre un ragazzo di quattordici anni, se non per scarezza d’ingegno e di letture, per esperienza diretta delle cose, e dunque tuttora prossimo al piccolo uomo selvaggio che l’educazione e la consuetudine col mondo s’incaricano a mano a mano di dirozzare: quindi se le belle qualità del Suo genio in questo caso non seppero rettamente indirizzarLa, e soccombettero all’enfasi immaginatrice dell’adolescente, credo sia perfettamente condonabile, ma non solo: le conseguenze del Suo ostinato speculare (so che non è dignitoso farsi beffe dell’inesperienza, ma la mia intenzione non è quella!) furono in quel caso così — come dire? — gustose che val la pena d’inseguirne, di ricostruirne, tutte le anfrattuosità, tutti i torti errori.

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