714. 39.

18 Dic

(39). Ma dato che il gioco delle ipotesi era cominciato, tanto valeva portarlo avanti: e dato che era deciso che Edgarda Cheevey non aveva potuto aprire il cofanetto, e che questo era dovuto al fatto che non ne aveva la chiave o non poteva azionare nessun meccanismo che l’aprisse, si schiudeva tutta una serie di possibilità per cui la nonna non poteva aprirlo, questo cofanetto; ma quello che Lei era tentato di pensare era solo questo: il cofanetto doveva essere reso alla nonna, e il momento in cui ne veniva in possesso doveva essere immortalato al fine di di far sapere a terze persone che adesso era in poter suo; ma pareva altamente probabile che il cofanetto non fosse destinato a Lei: non era suo — esso era importante, come si era stabilito, per il suo contenuto, ma quello che conteneva non era destinato a lei: doveva passare per le sue mani ed essere da lei custodito, probabilmente, fino a quando giungesse il momento di consegnarlo al proprietario, o comunque alla persona nelle cui mani avrebbe trovato l’ultima destinazione — a meno di non ipotizzare una staffetta, come dire, un continuo se non infinito, almeno idealmente, passaggio di consegne; per cui il cofanetto dovesse passare da una mano all’altra, come nella catena di s. Antonio, o qualunque scambio gli somiglj — ma il cofanetto poteva apparire jellato, o dotato di qualche misterioso potere, solo a persone d’infima estrazione, incolta e dalla psiche dominata dal pensiero magico per i più riprovevoli motivi: queste erano fantasie del tutto sconvenienti a una gentildonna come Edgarda Cheevey, e ad un uomo di scienza come Josiah van Barnavelt: l’ideache potesse trattarsi di un gioco così cialtrone era del tutto escluso, non foss’altro per l’ansietà che traspariva dal volto di Edgarda Cheevey durante la consegna, e dalla tensione evidente nella fisionomia di Josiah van Barnavelt — si trattava certamente di una cosa seriissima, dunque, e la cosa più seria a cui riuscisse a pensare, più seria ancòra di un oggetto o d’un insieme d’oggetti di alto valore venale, era qualche specie di documento importante, come ufficialità comprovanti un possesso o un diritto, o qualche verità gelosa: non giojelli, dunque, non oro e gemme, ma qualche incartamento, foglj di protocollo bollati, ingialliti e consunti, dagli angoli sbriciolati, recanti date assai arretrate nel tempo, stilati pazientemente in calligrafia dalle majuscole slanciate, dai tratti inclinati, dai segni ascendenti sfoggiati, dalle paraffe svettanti.

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