709. 34.

18 Dic

(34). Una soluzione, del tutto presuntiva, la irritava, e l’altra la sgomentava per l’ampiezza delle possibilità che apriva: da una parte a far da ostacolo tra Lei e la soluzione del mistero c’era una piccola, anzi meschina, ragione, che non poteva aggirare; dall’altra una serie incalcolabile di ragioni sconosciute, che non poteva conoscere: a questo punto non poteva far altro che tentare di capire, appunto, qualcosa in base alle immagini viste: ma era arduo, arduo veramente, perché (ricapitolando) aveva solo l’espressione tesa della nonna nerovestita, che guardava con apprensione qualcosa fuori campo, alla sua destra, e poi il qualcosa entrava nell’inquadratura sotto forma di mano destra di suo padre, supportata dalla mano sinistra, e di scatoletta nera non troppo ben visibile; aggiungivi, volendo, l’espressione sempre lievemente appanicata della nonna che riceveva tra le proprie mani la scatola suddetta, e tenendola al seno guardava in macchina, sorridendo fissamente, con una specie di compiacenza infelice (la nonna, però, non aveva sempre quell’espressione vagamente lacrimosa? Dovevano essere, si supponeva, i numerosi acciacchi che affliggevano, senza trasparire troppo se non appunto dal volto, in specie a tratti, quella sorta di airone bianco dalle ali ripiegate, assottigliato dai decennj — a Lei, allora, sessantotto anni parevano un cumulo di lustri del tutto favoloso, solo una rupe, una sequoja, una cattedrale potevano esservi paragonati), e si vedeva anche il sorriso tirato di papà, che entrava e usciva con la testa dall’inquadratura, dopodiché la nonna tornava protagonista assoluta, faceva il suo muto monologo con la macchina, e infine le immagini cessavano, e c’erano alcuni fotogrammi neri, ballonzolanti e sparsi di fosfeni bianchi seguìti da alcuni fotogrammi bianchi costellati di fosfeni neri, e poi si udiva il borbottio soffocato del projettore che continuava ottusamente a sparare il suo cannone di luce, e si sentiva la pellicola che, fuoruscendo dalla pizza per via di un piccolo guasto o del projettore o della pizza, papà l’aveva detto, ma chi se ne ricordava, avrebbe dovuto controllare (no, no: questo non c’entrava, col suo mistero, non accolto agli atti), frustava l’aria per qualche giro prima che Josiah van Barnavelt la fermasse col dito — dopodiché aveva spento il projettore, aveva estratto la pizza, ed estraendo la pizza aveva ascoltato quella famosa domanda, e, estratta la pizza, aveva risposto con quella stringatezza da non-voglio-altre-domande, accompagnata da quell’espressione definitiva e non contestabile: tutto qui.

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