706. 31.

18 Dic

(31). Da questo Le pareva di poter dedurre, con l’ajuto di un po’ d’immaginazione — ma, in fondo, che cos’altro avrebbe potuto o dovuto pensare? –, e dopo numerosi passaggj, che la stanza fosse stata messa in ordine in previsione della visita della nonna, la quale doveva tornare in possesso della sua scatoletta, questo Le pareva evidente, lì e non altrove al fine d’essere al riparo da sguardi indiscreti (sguardi di chi? I Suoi, forse? Quelli di Norma Cheevey? O di tutti e due — ma quartum non dabatur); lì Josiah van Barnavelt aveva disposto la telecamera, e l’aveva accesa, dopo aver invitato la nonna a mettersi in posa davanti alla stessa: qui le aveva dato, o reso, la scatoletta, o scrigno, o cofanetto, in modo tale che si vedesse che colui che la consegnava era proprio lui, e non altri, e per asseverare che il latore era lui e non altri e per fugare ogni sospetto sull’identità del consegnatore della scatoletta aveva voltato la faccia verso la telecamera, facendosi inquadrare per bene qualche istante, mentre la nonna, il cui sorriso in quelle immagini aveva alcunché di fisso, di stereotipato — ma traspariva qualcosa, dal suo sguardo, che a projezione ultimata Lei non poté non identificare come apprensione, ansia, anche se ben dissimulata –, rimasta sola nell’inquadratura, stringeva al petto la scatoletta: parole come vistoso, o recitato, a proposito di quel ritratto della riservatezza che era Sua nonna, sarebbero state indiscutibilmente fuori luogo, ma in questo caso nell’atteggiamento della sig.ra Cheevey, nel suo afferrare delicatamente la scatola dopo avervi tenuto fisso sù lo sguardo un poco imbambolato per tutto il tempo che occorreva a Suo padre per farle compiere il tragitto dalle proprie alle mani della suocera, che non alzava gli occhj alla telecamera se non quando aveva la scatoletta saldamente in mano, c’era qualcosa di simile al comportamento di un’assistente, non incapace ma ancòra alle prime armi, che ajutasse il professore nell’esperimento, o, più ancòra, quell’imbastitura, quell’appretto vagamente funerarj, rarefatti, dei più vecchj spot televisivi, in cui magre signorine dall’aspetto affidabile e spaesato mostravano all’occhio di una telecamera miope una scatola di cibo per gatti, o di lucido per le scarpe, o un copritejera in tessuto non tessuto: reggendo l’oggetto per pubblicizzato — anche se avevano l’audio che la nonna, qui, non aveva –, dopo aver proferito tre frasi del tutto anodine nel tempo necessario a scolpirle su una lapide, quelle signorine di norma tacevano a lungo, o a lunghissimo, con un interminabile sorriso fisso ed ebete stampato sulle facce cavalline, evidentemente perché a quel tempo ancòra non ci si rendeva ben conto che c’era qualcuno, dall’altro capo del tubo catodico, che vedeva e si rompeva maestosamente l’anima.

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