697. 22.

18 Dic

(22). C’era, è vero, delle stravaganze; come per esempio quella specie di codice Dewey che occupava invariantemente, nonostante le tante variabili, praticamente il 90% delle pareti dell’autorimessa, senza che si fosse ancòra potuto indurre Quintiliano a toglierne almeno le parti più logore; c’erano le sue manie linguistiche, indubbio segno di vivacità intellettuale e presagio di un futuro in quel campo o contigui, ma di per sé inquietanti; c’erano i libri che leggeva normalmente, trattati tediosissimi, alcuni in lingue straniere, cose di livello universitario nei migliori dei casi, o stranezze da anfiteatro delle scienze morte, incomprensibili sin dai titoli, Acrotismus si annunciava uno, Progymnasmi un altro, e poi Metametrica, Grammatica transcendentalis, una grammatica evidentemente di tipo più che superiore, quasi sempre in latino, perché il ragazzo leggeva il latino nel testo e poteva accedere ai polverosissimi scaffali delle parti più trasandate dello scibile, e poi testi di scienze varie, e matematica, anch’essa “superiore”, che davano da pensare che tra grammatica, fisica, biologia, studj sulla densità della terra, microbiologia, acustica, linguistica storia, informatica e quant’altro, il ragazzo stesse mordendo infelicemente il freno per crescere a tutti i costi oltre i limiti imposti dalla sua età e dal numero d’informazioni che secondo ragione poteva aver assorbito fino a quel momento, per quanto brillante e mentalmente ricettivo; nel caso in cui quella mania, per il momento innocua, di pervenire a gradi di conoscenza proibitìvi avesse dato i minimi segni di squilibramento e disarmonizzazione di un’organatura finora rivelatasi tanto ben proporzionata, efficiente e completa, i coniugi van Barnavelt avrebbero saputo sicuramente intervenire con dolce fermezza, distraendolo da occupazioni a quel punto della crescita perniciose, all’occorrenza sottraendogli  i volumi e inchiavardandoli in cantina: ma per quanto forte paresse l’attaccamento di Quintiliano appena tredicenne a quelle scritture, e per quanto esse apparissero — qualunque cosa fossero, di qualunque cosa trattassero — inadatte ad un ragazzo di quell’età, Quintiliano non dava alcun segno di esserne in qualunque modo o misura turbato o stravolto: la sua vita proseguiva tranquilla, sennata, conformista, serena, senza sbalzi né lacune: nel ragazzo la melancolia era evidentemente ingenita, ma non irta e spiacevole, era abbastanza popolare e molto rispettato per i risultati scolastici e diportivi.

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