693. 18.

18 Dic

(18). Non mi è noto, o almeno non ricordo, altri, se non qualche personaggio, e non certo dei più oscuri, di un remoto passato, in cui una spiccata inclinazione a lasciare orma profonda del proprio passaggio in Pindo fosse tanto strettamente legata alle vicende che sogliono definirsi esistenziali, ma non nel senso comune — senso nel quale sono invece molte le personalità, anche delle meno illustri e memorande, che si possono recare ad esempio — della poesia che prende dalla vita, ossia dalle occasioni in sé e non da alcun simbolo che da tante occasioni si possa elaborare e trarre; ma nel senso inverso, tale per cui è la poesia che dà senso alla vita, illuminandola o quantomeno portando vicino ad una verità; in fondo è un erroire di prospettiva, perché di fatto anche in Lei la poesia conseguiva, com’è solo verificabile, alla vita, ma non a quella vita che si ritrovava a vivere, quanto a quella vita che avrebbe dovuto vivere se qualcosa non fosse intervenuto a spezzare il legame tra la Sua condizione e il Suo destino: comunque fosse, già solo questo ripetuto tentativo di crescita in una direzione apparentemente diversa rispetto a quella normalmente prevedibile sarebbe bastato come motivo d’interesse per più d’uno, se non di curiosità, e anche del tipo più deprecabile, solo che Lei, essendo ben calato nei Suoi proprj panni in primis, secundumque essendo come già detto intelligente, lo sapeva bene, tanto che da un certo momento in poi, se non pensò mai veramente a diradare fino al totale abbandono l’esercizio della penna, tralasciò decisamente qualunque velleità di pubblicazione, ciò che, stando alle apparenze, non dovette costarLe poi molto sforzo, ma soprattutto cominciò a prestare attenzione particolarissima a non lasciare traccia di Sé da nessuna parte — proprio Lei, che fino a non molti anni fa abbandonava senz’alcun rimpianto fino a migliaja di quaderni, quinterni, cartucce, stracciafoglj, scartocchiature e scartafaccj nervosamente compilati praticamente in qualunque luogo si ritrovasse ad occupare per un periodo di tempo superiore alla settimana; sicché, oltre al dispiacere di poterLa leggere molto meno e, anche in quei casi, alla disperata fatìca di decifrazione dei Suoi sempre meno comprensibili geroglifici, per quanto riguarda gli ultimi anni è stato lamentabile anche un certo vuoto d’informazione, che qualche scarso relitto rimasto a galleggiare sulle acque morte d’un oceano d’oblivione non poteva certo bastare a colmare.

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