692. 17.

18 Dic

(17). Se mi mostro, e mi mostrerò, così incline a dar voce ai Suoi pensieri, e quasi a riportarli divinandoli, non è né folle profetismo al contrario, né vezzo manieroso, né amore del teatro: gli è che chi Le scrive, sapendo per certo quello che per Lei è solo l’ombra, per quanto lunga persistente oscura, di un semplice sospetto, e cioè che avendo la piena e dimostrabile nozione che sì, effettivamente tutta la Sua vita è trascorso finora nel segno d’una fatale menzogna, e che quella falsatura originaria l’ha tutta svisata, in modo più o meno avvertibile, chi Le scrive — dico — sa, esattamente e quasi fosse stato materialmente spettatore e testimone di vista, quali fossero i Suoi sentimenti in special modo in quei momenti di angoscia acuta, insopportabile, in cui una forza misteriosa, una lama di luce chissà donde projettata veniva a portarLa il più vicino possibile alla verità dei fatti: la testimonianza di qualche persona presente, che a distanza di tempo ha acconsentito a darmi ragguaglio dell’accaduto, le tracce talora eloquenti, nonostante in genere un sì chiuso operare, da Lei lasciate in qualche scritto proveniente (in modo spesso faticoso, talora fortunoso), da ultimo la mia stessa immaginazione mi hanno come creato dinanzi agli occhj la scena, dandomi l’illusione dell’esperienza diretta, e forse inducendomi — ma anzi, perché no?, di sicuro! — a qualche appulcramento; sicché tutto qwuanto di Lei Le dirò, e a dimostrazione della mia conoscenza dei fatti che La riguardano, e allo scopo di verificare la fondatezza dei Suoi stessi sospetti, sarà come un ripercorrere la Sua stessa vita per quadri successìvi, tanto vividi quanto, lo metto in preventivo, falsi nelle tinte: cosicché Ella Si vedrà rivelata col falso una verità; e la verità dei fatti, una volta da me falsata, svelerà al fondo la propria falsità, e un’altra e finora non veduta verità (così, qualche volta, il falso serve al vero, specialmente quando il vero si rivela di fatto falso): resti al Suo discernimento, e alla Sua memoria, il còmpito di grattare la superficie adulterata delle tinte appulcrative, di levare quel tanto di teatrale e iperfetato che la mia versione presenterà dei fatti, per vizio inevitabile, e, scorzato tutto il falso — un falso tutto dovuto ad un quasi eccesso di buona fede, ad uno sforzo estremo di sollecitudine e protezione nei Suoi riguardi stessi! –, collazionare vero con vero, stabilendo con certi fondàti criterj l’editio princeps del libro della sua vita: come chi sfrondando un romanzo ne traesse soda storiografia — coll’auspicio che le pagine più importanti rimarranno ancòra da scrivere, in un volume secondo.

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