690. 15.

18 Dic

(15). In ogni caso,io so che Ella è perfettamente in grado d’intendermi, e di seguirmi, anche, nelle involuzioni e nella anfrattuosità più irremeabili: e non perché Ella sia particolarmente paziente, ché, anzi, e questa è la mille e unesima cosa che so di Lei, paziente Lei non è affatto, nonostante sia tanto portato, in apparenza, ad applicarsi a lunghe fatìche mentali e sia sempre stato abile e meticoloso costruttore di macchinismi; ma perché ha un possesso di questo idioma, tanto più povero e semplice del Suo nativo, che la totalità degli stranieri che se ne incapricciano, di quanti a mia conoscenza almeno, troverebbero invidiabile [e anche per questa sua conoscenza c’è un perché; & ci arriveremo], e inoltre è intelligente, molto; d’un’intelligenza portata alla contorsione e alle macchinosità, all’elaborazione e alla complicazione: ciò ch’è strano, in concomitanza con una rara franchezza e un’indomita volontà di arrivare al punto — doti, che sono sia pregj e sia difetti, di rado o mai riscontrabili nella stessa persona senza schizofrenica contraddizione; contraddizioni difficilmente osservabili in una sola indole; contrasto infrequentemente verificabile in una sola anima; è vero: ma, anche, schizofrenia, contraddizione, contrasto, antitesi feconde di conseguenze tanto interessanti e originali!, tanto che mi trovo costretto a confessarLe , probabilmente confermandoLe quello che il Suo cor già s’annunziava, che la mia costante vigilanza sulle Sue vicende degli ultimi sette lustri, nonché dovuta a preciso incarico e debito amicale nei confronti di quelle due per ora a Lei ignote persone cui alludevo qualche riga più sù, è stata dovuta, a mano a mano, anche alla mia personale curiosità, una curiosità che — badi bene, perché tutto sopporterò che Ella metta in dubbio e discussione di chi Le scrive, ma non questo, che esigo che Ella accolga come la più pura delle verità — non era in sé manifestazione morbosa, né mero gusto d’indiscrezione: una vigilanza sollecita, partecipata, oserei dire — quando non temessi in ciò d’offenderLa — affettuosa, poiché il legame tra me e quelle due Persone, e lo ribadisco, era d’amicizia, & affetto, amicizia & affetto che fatalmente dovevano ridondare sulla di Lei figura: quando l’emergere, nella Sua personalità, di caratteri impreveduti, di inclinazioni non credute doversi manifestare mai, destò preoccupazione in quelle due persone, quella preoccupazione divenne anche la mia, e la volontà di dare soddisfazione al loro giusto desiderio di sapere divenne la mia stessa volontà di sapere; volontà che ho tuttora che quelle due persone non sono più — e poi, sa, io non ho figlj.

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