689. 14.

18 Dic

(14). Ma giunti a questo punto, io già m’immagino a quale disappunto, se non collero, sarà Ella preso, leggendo tanto particolareggiate, presuntuose ricostruzioni di Suoi pregressi stati d’animo, e vedendoSi scoperta in modo tanto marchiano e indiscreto, e forse del tutto surretizio, la qualità intima dei Suoi pensieri, dei Suoi intenti, dei Suoi dubbj, delle Sue frustrazioni: finora la Sua è infatti una storia di difficoltà non ancòra risolte (e che tali sono rimaste fino al momento di scriverLe, mi permetto di aggiungere già ora), di ostacoli non superati, di nodi non sciolti; ma, non fosse questo, fosse pure una storia di certezze e di trionfi, quale non sarebbe, ugualmente e in ogni caso, la Sua rabbia, nel vederSi notomizzare la sostanza stessa dell’anima, con andamento così fastidiosamente, funerariamente annalistico, e senza nemmeno il bene d’un fatto — essendo che lo spirito e il significato dei fatti conseguono ai fatti e non sono nei fatti stessi — che corrobori e comprovi quanto si va con tanto sprezzata disinvoltura sottoponendoLe, e da parte, e questo con ogni verosimiglianza Le parrà il colmo dell’invadenza, di una persona che Le scrive inopinatamente, da un altro Paese, da un altro Continente, senza né conoscerla né esser da Lei conosciuto: una persona che finora per Lei consiste solo in un nome mai per l’innanzi inteso, seguìto dall’indirizzo in una città che Lei nemmeno conosce se non — forse, ma nemmeno è detto — di nome; una persona che La costringe a ripercorrere questa privata storia d’un’anima fatta d’illazioni e deduzioni in parti uguali, forse forzando il significato d’un’intera esistenza — che a me che sono vecchione pare ancòra brebve, ma che a Lei, forse con più ragione, parrà semplicemente quella d’un uomo fatto, che ha tutto il diritto di starsene per gli affaraccj sua — in questa mia oratio soluta dall’andamento bizzarramente strofico, prolissa e bitorzoluta, diffusa e divagante, senza nerbo né calore, senza franchezza né vigore, inabile a rappresentare in pochi tratti la soda sostanza, procedente per accumulo di parole, in gran parte sicuramente inutili ad aggiungere alcunché alle Sue conoscenze, involuta nelle sue ipotassi fronzute, faticosa nelle sue paratassi ribattute, fiorita e nemmeno troppo precisa, simile a un vetro smerigliato e colorato che un buontempone, o un cretino, si ostinasse a pararLe davanti agli occhj, impedendoLe di veder chiaramente quello che deve vedere: me ne dispiaccio io per primo, mi creda, ma anche per questo mio curioso modo d’espressione c’è un motivo, e Glielo spiegherò volentieri a suo tempo.

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