686. 11.

18 Dic

(11). Fin qui nulla ancòra di strano: il 1983 era trascorso, correva ormai il 1984, & Ella, notevolmente sorpassando tutti i coetanei che conosceva nell’apprendimento, non dava però segno alcuno di volersi distinguere da loro per qualche virtù rara, sconosciuta ai più o particolarmente curiosa; per tutto l’anno procedette nell’assorbimento di nozioni di natura fisica, svolgendo anche qualche esperimento in un angolo della sua spaziosa taverna americana: ma lo spazio maggiore, in quello spazio per il resto ingombro di utensìli da giardino, gomme di ricambio, una Chrysler – quella del babbo, Josiah van Barnavelt -, due motorette (tra cui una vera Lambretta), attrezzi per riparazione,  una cassetta da idraulico e il ciarpame che secondo consuetudine ingombra le taverne, americane e no, era e rimaneva e sempre rimase occupato dalla grande Tabula synoptica dell’Encyclopaedia Harmonica; nel corso dell’anno due foglj di cartoncino soprascritti a caratteri molto incisi con le parole Harmonia Universalis ed Encyclopaedia Sapientialis Harmonico-Poetica in Omnem Modum Versificationis Congesta, Opus Totale, per la verità, erano sopraggiunti a mascherarne la faccia, ma la sostanza rimaneva la stessa, e bencé in Lei si fosse ormai fatta strada la disperazione di mai riuscire a compiere veramente l’enorme impresa, per quanto tempo di vita mortale e per quanta buona volontà Le fosse possibile ottenere dalla sorte e da Sé stesso, per tutto quel tempo, senza peraltro più seguire un ruolino di marcia impossibile a seguirsi, aveva di fatto affastellato diversi componimenti, a cui aveva conferito qualche originalità in più qualche curiosità scientifica o naturalistica di fresco assorbita da pubblicazioni di carattere ed importanza le più disparate; stavolta seguendo l’ispirazione del momento, ed aggiungendo variabili allo schema e bandine trasparenti a scorrimento alle fittissime colonne del Generatore: rimanendo stuito, piacevolmente ben s’intende, dall’evenienza sempre più facile a verificarsi che il semplice comporsi delle variabili portasse ad un obbligato, anzi fatale, poeticamente ineluttabile disporsi in versi, numerosi e limpidi per giunta, in cui anche le rime avevano un modo destinato di cadere e ribattersi a distanze misurate: una poesia che, insomma, era una sorta di miracolo della tecnica compositiva, a volerla mettere in questi termini — in fondo, Si diceva Lei, non è forse il correlativo oggettivo l’unica espressione poetica esatta di una determinata condizione sentimentale; e non lodiamo noi nei poeti proprio il corrispondere delle parti tra loro, e di ciascuna al fatto; non lodiamo – cioè – la precisione lirica, l’aderire dell’espressione ad un’evidenza fattuale?

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