680. 5.

18 Dic

(5). Le ripeto: non S’allarmi se mi dimostro così a giorno dei fatti Suoi, almeno per quanto riguarda le Sue lunghe escursioni tra le Muse; la mia attenzione, mi capirà avendo sicuramente già sperimentato quanto basta in questo senso, in luogo forse ancòra meno adatto di questo ad accogliere chi, come Lei, s’è volto con tanta decisione allo stile sfoggiato & artificioso, in un tempo, come il nostro, che ne ha perso la nozione oramai da qualche secolo — sarebbe stata motivata dalla natura stessa delle Sue esercitazioni, quando non ci fossero stati motivi d’ancor maggiore momento a spingermi a mantenere desta essa attenzione, con la maggior benevolenza del mondo, nei Suoi confronti: se sono al corrente di tutti i Suoi, talora penosi, tentatìvi di venire a patti — La mi perdoni, e tanto, se mi permetto di metterla già in questi termini; perché non si tratta di cose da ora e superficialmente a me note — con una realtà che in qualche modo Le è sempre parsa aliena, se conosco nelle grandi linee praticamente tutto quanto La rigurda, se — soprattutto — rievocando i frutti di una nobile ostinazione, o piuttosto seguendo gli imperativi di un’indole in qualche modo inflessibile, impossibile a tradirsi, tradendosi anzi essa in ogni manifestazione propria, finisco con rievocare una storia d’incomprensione tra Lei e il Paese che, più che darLe residenza, La ospita, e di Suoi, per quanto ammirevoli, fallimenti; nature come la Sua trovano nella solitudine non solo la propria inevitabile condanna, ma anche il proprio unico nepente, e il proprio costante lenitivo: una terapia di mantenimento che adesso si rivela placebica, forse, a Lei, che in tutto questo tempo, può ritenere, è stato spiato, tenuto sotto osservazione;  ma tenga, La prego, a mente che questa continua sorveglianza non ha implicato alcun peraltro impossibile controllo diretto sugli eventi, e fino a ridurre chi Le scrive a ruolo di impotente spettatore, nei casi più drammatici; che quanto è stata mia cura è consistito esclusivamente nell’informarmi, a posteriori, raccogliendo quante informazioni (poche e frammentarie, a me sembra) potevo da persone con cui Lei aveva cessato ogni contatto, in modo da essere passabilmente sicuro che almeno nella gran parte dei casi nulla Le fosse riferito; e mi valga soprattutto di giustificazione il fatto che non agivo, così conducendomi, spinto da interesse o interessamento personale, ma esclusivamente per incarico di due persone che avevano tutto il diritto di sapere, e solo dopo che Ella cominciò a manifestare inclinazioni impreviste e difformità di comportamente rispetto a quanto quelle due persone auspicavano.

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