Archivio | novembre, 2010

663. Scheda: Ammaniti, “Io e te” (2010).

8 Nov

Niccolò Ammaniti (1966), Io e te, Einaudi Stile Libero BIG, Torino ott. 2010. Pp. 116 + avvertenza + ìndice.

L’avvertenza in fondo al volumetto fa pensare ad uno spunto vero:

Olivia Cuni è nata a Milano il 25 settembre 1976 ed è morta nel bar della stazione di Cividale del Friuli il 9 gennaio 2010 per overdose. Aveva trentatre anni.

La storia, esile, è il piccolo romanzo di formazione di un ragazzo di 14 anni, Lorenzo Cuni. Olivia è la sua sorellastra (23 anni). Il tempo dell’azione è a Roma nel 2000: è una lunga analessi, si può dire, incorniciata da un’introduzione e un epilogo fissati a Cividale del Friuli 2010.

Càpita che Lorenzo sia sempre stato timido all’eccesso: da piccolo gli hanno persino diagnosticato un disturbo della personalità (narcisismo): portato a ritenere sé stesso e i genitori del tutto eccezionali, ha difficoltà di relazione con i coetanei. E’ di famiglia ricca; in collegio, in mezzo ad una scolaresca cosmopolita, ha imparato a mimetizzarsi, ma nel contesto ben diverso del liceo classico ricomincia a sentire il peso del giudizio altrui, e soffre per la mancanza di spazj proprj. Continua a leggere

662. Gabriel von Wayditch.

4 Nov

Gabriel von Wayditch (1888-1969) con il figlio Walter (1925-2005)

 

Sul Guinness dei Primati del 1996 ancòra figurava il nome di Gabriel von Wayditch, o Wayditsch, o Vajdič, nato a Budapest il 28 dicembre 1888 e spentosi a New York il 28 luglio 1969; compositore semisconosciuto ai più, era autore di un melodramma, dal titolo Gli eretici, che rappresentata sarebbe durata 8 ore e mezza. Dato che non esistono, che si sappia, altre opere che durino così tanto – sullo stesso Guinness si dava conto dei Maestri cantori di Wagner, con le sue 5 ore e mezza di durata, come dell’opera, o dramma musicale che dir si voglia, più lungo tra quelli regolarmente in repertorio. Fino al 2000 all’incirca il Guinness dei primati è stato aggiornato tenendo conto sempre delle stesse sezioni, tra cui, regolarmente, una musicale e una letteraria; dopodiché la concezione è cambiata radicalmente, e le sezioni sono state completamente rivoluzionate. I record di tipo letterario, per esempio, si riducono – assai significativamente, dato l’andazzo dei tempi – al numero di copie vendute – che pure erano riportate, ma tra altre cose, anche nelle edizioni precedenti – , mentre altri record (il romanzo più lungo, il poema più lungo…) sono stati cassati per non più ricomparire. Ma mentre i nomi degli altri (inconscj, quasi sempre) recordmen nel senso della lunghezza, del volume, della durata erano in genere reperibili sui lessici, non così era per questo oscuro compositore, di cui nessun dizionario parla. C’è solo un obituary del “New York Times” di cui si dà riferimento sul Biography Index. A cumulative Index to Biographical Material in Books and Magazines. September 1967-August 1970 (vol. 8), The H. Wilson Company, New York 1971, la cui concezione, consistendo nei nudi nomi con date di nascita e di morte, permetteva l’inclusione di tutti i personaggj di cui si fosse parlato anche una sola volta sui giornali statunitensi. Laconicamente, la voce recita: “WAYDITCH, Gabriel, 1889?-1969, composer | Obituary | N Y Times por p39 Jl 30 ’69”. Come si vede, il cognome è monco del “von”, che pure gli spettava in quanto nh, e la data di nascita è data in forma dubitativa (e infatti GvW era nato l’anno precedente); “por” sta per “portrait”, infatti l’articolo recava una fotografia giovanile del compositore; la notizia era stata data due giorni dopo il decesso. Continua a leggere

661. Scheda: Brizzi, “La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio” (2010).

3 Nov

Enrico Brizzi (1974), La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio, Laterza, Coll. “Contromano”, Bari ott. 2010. ISBN: 9788842094333. Pp. 288.

Séguito di La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco (2008), il presente libretto è interessante per più motivi: prima di tutto è scritto da un ex-ragazzo perfettamente normale, attualmente uomo perfettamente normale (glielo dice, nei camerini, anche una donna dello spettacolo, all’epoca fidanzata forse con Stefano Dionisi, che ha un’aria stranamente normale per essere uno scrittore), che ha esordito nel 1994 con Transeuropa con un romanzo del tutto normale, in quanto romanzo generazionale, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, ad un’età che però, almeno per l’epoca, quando fiorirono anche i Cannibali – alcuni dei quali molto giovani – non era tanto normale, vale a dire 20 anni non ancòra compiuti. Del milieu rendono conto, oltre ad altri luoghi dell’opera – (v. su wikipedia), 9 romanzi + uno per ragazzi, 1 raccolta di racconti più 3 racconti in voll. collettanei, 2 “guide” (alla via di Gerusalemme e alla Francigena, che EB ha percorso a piedi con Marcello Fini, coautore) – queste due opere grosso modo autobiografiche, definite “cronistorie”: genitori insegnanti, famiglia numerosa zeppa di zii e nonni, solidi principj di sinistra. Ad esaltare per contrasto, si direbbe, la propria normalità, pressoché modulare, scandiscono il presente racconto gl’incontri con i coetanei Juri, scombinato ragazzo tendente al sottoproletario, vittima prima della televisione e poi della Lega, e LucaPietro, di famiglia troppo ricca, vano, un po’ vigliacco, al fondo un disadattato, un debole. Va da sé che un autore così rappresentativo, s’intende al meglio, delle esperienze e delle tendenze di una generazione sia interessante soprattutto quando parla di sé stesso, cioè quando parla appunto della propria generazione ritraendola attraverso sé stesso e le proprie predilezioni ed esperienze. Ho provato, seguendo un consiglio discutibile, a lèggere Razorama, per esempio, e non sono riuscito, io che i libri devo finirli proprio tutti, anche quando vorrei depositarli in qualche cassonetto, a superare la metà. Non che Razorama meritasse il cassonetto, ci mancherebbe: è un prodotto altamente professionale, tutto ambientato in mare a bordo di un’imbarcazione, e la terminologia marinaresca e relativa alle navi vi è, specialmente all’inizio, copiosa e ricca – ciò che rende la narrazione, in alcuni punti, assai istruttiva, posto ci si tenga un lessico di terminologia marinara sottomano durante la lettura – , contribuendo all’evocazione di un mondo privilegiato fatto di superfici lucide e linee perfettamente tirate, décor adattissimo alle imprese di un serialkiller d’alto bordo (appunto). Ma, di là dall’esercizio di stile e dall’evidente calco ellisiano, l’effetto era un poco quello di uno di quei thriller da tarda serata di ItaliaUno, solo che invece di guardare immagini in movimento si dovevano passare gli occhj sulle righe. Sono scherzi che la normalità, spesso e volentieri, ama tirare: senza voler, assolutamente, sostenere che solo la discrasia con l’ambiente permetta di produrre opere di rilievo. Ma il merito di Jack Frusciante, oltre a quello di essere scritto praticamente in presa diretta, essendo il romanzo di un adolescente sull’adolescenza (ecco, per esempio Due di due, che ha svolto grosso modo la stessa funzione per la mezza generazione precedente, De Carlo l’ha pubblicato a 37 anni, ha una bellissima descrizione dell’adolescenza sessantottarda ma riguarda tutto uno percorso di crescita, fino all’età adulta), è stato proprio quello di lèggere il dato generazionale nel dato autobiografico, senza filtri letterarj che a quell’altezza Brizzi non avrebbe avuto nemmeno il tempo di prepararsi. La felicità, se ne ha, del presente La vita quotidiana sta proprio nella sua capacità di evocare, direttamente e senza filtri, un clima culturale, vissuto senz’alcuna remora, dev’essere detto, fino allo sviluppo di una coscienza critica che ha consentito all’autore, e a chi ha avuto un percorso simile al suo, di uscire da certe barene. Continua a leggere