663. Scheda: Ammaniti, “Io e te” (2010).

8 Nov

Niccolò Ammaniti (1966), Io e te, Einaudi Stile Libero BIG, Torino ott. 2010. Pp. 116 + avvertenza + ìndice.

L’avvertenza in fondo al volumetto fa pensare ad uno spunto vero:

Olivia Cuni è nata a Milano il 25 settembre 1976 ed è morta nel bar della stazione di Cividale del Friuli il 9 gennaio 2010 per overdose. Aveva trentatre anni.

La storia, esile, è il piccolo romanzo di formazione di un ragazzo di 14 anni, Lorenzo Cuni. Olivia è la sua sorellastra (23 anni). Il tempo dell’azione è a Roma nel 2000: è una lunga analessi, si può dire, incorniciata da un’introduzione e un epilogo fissati a Cividale del Friuli 2010.

Càpita che Lorenzo sia sempre stato timido all’eccesso: da piccolo gli hanno persino diagnosticato un disturbo della personalità (narcisismo): portato a ritenere sé stesso e i genitori del tutto eccezionali, ha difficoltà di relazione con i coetanei. E’ di famiglia ricca; in collegio, in mezzo ad una scolaresca cosmopolita, ha imparato a mimetizzarsi, ma nel contesto ben diverso del liceo classico ricomincia a sentire il peso del giudizio altrui, e soffre per la mancanza di spazj proprj.

Sviluppa una strategia, ispirata al mimetismo batesiano, per passare inosservato: invece di separarsi dal contesto, che è una scelta rivelatasi controproducente perché invece di consentirgli di nascondersi desta l’attenzione di tutti, decide di sparire alla vista assumendo le stesse caratteristiche ‘fenotipiche’ dei compagni. Scarpe da ginnastica, felpa nera, un motorino, svolgono per lui la stessa funzione che per certe specie di innocui insetti, pesci, serpenti ha l’assumere forma e colori di specie predatrici. Finché un giorno, osservando un gruppetto molto affiatato di compagni, ha un’intuizione fondamentale: anche loro sono mimetizzati, anche loro si nascondono.

Li sente parlare di una settimana bianca alla quale parteciperanno di lì a qualche giorno, e ha un’idea, che al momento non si spiega fino in fondo. Arrivato a casa, annuncia di essere stato invitato a Cortina dalla sua compagna Alessia. La madre, al sapere che è riuscito a socializzare fino al punto da farsi invitare a sciare, è contentissima. Lorenzo invece ha riempito la cantina di casa con bibite e vettovaglie, si è portato la playstation e tre romanzi, tra cui Le notti di Salem. Quella settimana la passerà lì dentro, da solo. Mentre aspetta che la madre venga a svegliarlo, per la verità, fantastica un po’ sui suoi amici immaginarj, pensa di portarli a sciare su sentieri nascosti, che conosce benissimo dato che a Cortina c’è stato moltissime volte. Ma quando la madre l’accompagna all’appuntamento, si rifiuta di farsi vedere con lei, tutti hanno detto che verranno da soli, dice, non vuol fare la figura del bamboccione; la madre, che voleva almeno ringraziare la madre di Alessia, è costretta a cedere, e a lasciarlo molto prima del luogo dell’appuntamento. Lorenzo ci va, e nascosto vede Alessia e i suoi amici che caricano i bagaglj nel baule delle macchine con cui andranno a Cortina. Dopodiché prende l’autobus e, tutto infagottato e carico degli sci, torna di nascosto verso casa, un palazzone signorile custodito dal Cercopiteco, un ometto rimasto completamente rimbecillito dopo un’aggressione col gas da parte degli zingari, durante una rapina. Il Cercopiteco, con una lentezza esasperante, sta spazzando le foglie in cortile; approfittando dell’atrio deserto, Lorenzo scivola dentro, e penetra in cantina.

Qui comincia la sua settimana bianca; la madre lo chiama al cellulare, a più riprese, lui la tranquillizza e le rifila qualche scusa quando si tratta di passarle la madre di Alessia; è un punto debole del suo piano – a parte quello che potrebbe succedere dopo – , ma inaspettatamente troverà modo di metterci una pezza.

Tutto fila liscio come l’olio fino al momento in cui qualcuno si mette ad armeggiare intorno alla serratura della porta. Lorenzo si nasconde, l’intruso riesce ad aprire; per un po’ Lorenzo vede solo due stivali neri che si aggirano nel piccolo spazio, finché una voce femminile lo chiama. E’ la sua sorellastra Olivia, una bellissima ragazza bionda che il padre ha messo al mondo con una precedente moglie 23 anni prima; è una ragazza complicata. A parte i pessimi rapporti che la madre di Lorenzo ha con la madre di Olivia, la ragazza è irrequieta, non si è mai sistemata, è stata compagna del commercialista del padre, con cui ha convissuto a Parigi per qualche tempo; adesso è con un ragazzo straniero, Roman, col quale ha convissuto in Oriente. Lorenzo l’ha vista molto poco, in vita sua, e ha sempre avuto l’impressione che i suoi genitori non la sopportassero molto. Nota che appare più sciupata, meno bella dell’ultima volta che l’ha vista. Insomma, Olivia lo vede, e lo fa uscire dal suo nascondiglio: è stata di sopra, sta cercando uno scatolone lasciato da loro anni prima, contenente roba sua; ha trovato solamente il domestico, che, come sempre sgarbato con gli estranei, le ha messo in mano le chiavi della cantina e le ha detto di arrangiarsi. Lorenzo le dà una mano a trovare lo scatolo; Olivia vi fruga nervosamente, tira fuori un libro, lo apre e impreca: sperava di trovarci dei soldi, li aveva lasciati lì dentro, e invece non ci sono. Se ne va furibonda; ma prima Lorenzo le fa promettere che non dirà nulla a nessuno.

Ricomparirà più tardi, a notte fonda. Bussa al finestrino della cantina, chiede di farla entrare, ci saranno almeno 5 gradi sotto zero. Lorenzo si rifiuta: vada di sopra, piuttosto, il suo letto è libero e a disposizione. Ma Olivia ne fa una questione di principio: è in rotta con i genitori di Lorenzo, e non dorme a casa loro a nessun costo. Lorenzo è costretto a cedere quando Olivia minaccia di mettersi a gridare che Lorenzo Cuni è nascosto in cantina. Lorenzo si precipita fuori; sono le 3.00 del mattino, nessuno dovrebbe passare, i suoi men che meno, ma non è mai detto. Apre ad Olivia, e la fa entrare nella cantina. Le fa promettere che sarà solo per quella notte; sembra che Olivia stia al patto, ma in realtà la sua permanenza si prolungherà per tutta la “settimana bianca”. Chiaro, Lorenzo teme che li si senta parlare, che le scorte non bastino per tutti e due; ma soprattutto Olivia ha esigenze molto precise, che Lorenzo non può soddisfare. In primis, soldi; Lorenzo ne ha, ma non glieli vuol dare, e dice di non averne. E poi birra, sonniferi.

Ad un certo punto appare chiaro qual è il vero problema di Olivia: è tossica, e sta per andare in astinenza. Dopo che ha finto per lui di essere la madre di Alessia al telefono con la signora Cuni, Olivia è presa dal vomito. In breve tempo è ridotta uno straccio, non si regge in piedi, trema violentemente. L’unica cosa che Lorenzo può fare è procurarle dei sonniferi. Lorenzo non ne ha: la cantina in cui si trovano è peraltro ben fornita di mobili, di coperte (puzzolenti) e varie altre cose, tra cui anche diversi pacchetti di Muratti su cui Olivia farà man bassa – la casa era stata acquistata in nuda proprietà dal signor Cuni; quando la precedente inquilina, una vecchia contessa, è mancata, tutto il suo mobilio è finito in cantina – ma non pare ci siano sonniferi. A Lorenzo viene un’idea: benché non possa non farlo di pomeriggio, e di pomeriggio il rischio di essere scoperto è grande, decide di andare all’ospedale, dove c’è sua nonna moribonda.

La nonna, ancòra ai primi tempi del ricovero, aveva chiesto a Lorenzo in segretezza di portarle tutti gli antidolorifici che ci sono in casa: il medico dell’ospedale glieli sta razionando, e lei sta sempre male. Dato che l’armadietto della nonna è zeppo di medicinali che possono fare all’uopo, Lorenzo si precipita dalla nonna, penetra silenziosamente nella sua stanza, e preleva un grande numero di boccette dall’armadio. In quella la nonna si sveglia, e gli chiede di raccontarle una storia, così si distrae. Lorenzo si ferma accanto al letto e improvvisa una sorta di apologo politico, finché la nonna si addormenta. Quando torna, sulle prime ha difficoltà ad entrare perché davanti all’ingresso ci sono il Cercopiteco, il suo domestico e altri. Appena si distraggono quel tanto che basti, si fionda dentro la finestra aperta del gabbiotto del custode, finendo col piede dentro una pentola di lenticchie e ustionandosi un piede. Per rimediare al disastro in qualche modo, decide di rubare qualcosa, in modo che il Cercopiteco pensi automaticamente che sono stati gli zingari: sottrae una statuetta segnatempo, e anche una confezione da sei birre, e torna alla sua tana.

Qui trova Olivia in condizioni spaventose: di fatto ha già trovato sonniferi – roba buona, dice – tra le vecchie cose della gentildonna morta, e vuole solo dormire. Olivia rimane con Lorenzo fino alla fine della “settimana bianca”, facendo contemporaneamente il suo duro, ma non lungo, percorso di disintossicazione. Nel frattempo hanno modo di conoscersi meglio. Sempre a proposito dell’insicurezza di Lorenzo, Olivia ricorda di una volta al mare che Lorenzo deve aver completamente rimosso; convinto da terzi che il modo migliore per insegnare ad un bambino a nuotare sia sbatterlo senza complimenti in acqua, il padre gli aveva causato uno shock tremendo: Lorenzo non era affogato, ma aveva odiato il padre, e s’era rifugiato tremante nella sua cuccetta. Aveva accettato solamente Olivia accanto a sé, e lei aveva passato con lui tutta la notte (“Io e te”). Passano l’ultima sera con un panino coi funghetti sottolio, dicendosi quello che odiano di più al mondo; ma prima ancòra Lorenzo ha capìto, e ammesso anche ad Olivia, che la storia che ha raccontato ai genitori non l’ha inventata per compiacerli o per avere una scusa per starsene da solo: ricorda di aver fantasticato di condurre i suoi non-amici per i sentieri segreti di Cortina. In realtà quello che voleva era partire con loro. Si fa promettere da Olivia che smetterà con la droga, e Olivia promette. La mattina dopo Olivia se ne va lasciando a Lorenzo un biglietto. Lo stesso che, dieci anni più tardi, Lorenzo rileggerà poco prima di andare all’obitorio, a Cividale del Friuli, a riconoscere il cadavere della sorellastra morta di overdose.

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