647. Tagliatele la testa!

18 Ott

RUFIO. Why, Cleopatra had a tigress that killed men at her bidding. I thought she might bid it kill you some day. Well, had I not been Caesar’s pupil, what pious things might I not have done to that tigress! I might have punished it. I might have revenged Pothinus on it.

CAESAR [interjects] Pothinus!

RUFIO [continuing] I might have judged it. But I put all these follies behind me; and, without malice, only cut its throat. And that is why Cleopatra comes to you in mourning.

CLEOPATRA [vehemently] He has shed the blood of my servant Ftatateeta. On your head be it as upon his, Caesar, if you hold him free of it.

CAESAR [energetically] On my head be it, then; for it was well done. Rufio: had you set yourself in the seat of the judge, and with hateful ceremonies and appeals to the gods handed that woman over to some hired executioner to be slain before the people in the name of justice, never again would I have touched your hand without a shudder. But this was natural slaying: I feel no horror at it.

George Bernard Shaw, Caesar and Cleopatra, Act V.

Pare che abbia perso un amico su facebook. Si tratta di Daniele Ventre, che non conosco personalmente (come il 99,9 periodico % delle persone che hanno graziosamente accettato la mia amicizia su fb). Daniele Ventre è un insegnante di lettere classiche in un liceo, ha tradotto in un esametro di sua invenzione i due poemi omerici, ha molta dottrina, ed ha una visione politicamente impegnata sia della società sia della sua missione all’interno della scuola. E’ uno dei tanti che si potrebbero prendere a segnacolo, però, della non vaga confusione ideologica che regna attualmente nel bollicante calderone di quelli che si considerano di sinistra. Alla fine della scorsa settimana linkò l’ennesima sparata o del presidente del consiglio o di qualcuno a lui vicino, tutte cose come sappiamo riprovevoli, ma anche, come dovremmo sapere, fatte apposta per farci discutere di stronzate mentre cose ben più gravi sono perpetrate dietro le quinte. Non ha importanza che sia la Gelmini a sostenere che Mike Bongiorno dovrebbe entrare nei programmi scolastici come materia di studio, o che Mecojoni dica porcoddio, o che LaRutta proponga campi di addestramento nelle scuole. E’ tutto un far volar gli straccj, e un essere sensato, che abbia letto Chomsky o no, dovrebbe rifiutarsi di piegarsi tutte le volte a discettare sui colori della merda: sempre merda è. Ci sarebbe anche tutto un discorso da fare sulla presenza del PdL, in termini rozzamente quantitativi, e in quei termini è una presenza che definire massiccia è un eufemismo, nei post che mi piovono quotidianamente in bacheca. Mi sono anche iscritto, è vero, a “Chi è Berlusconi?”, e quando si è trattato di firmare una petizione, meramente indicativa, a sostegno di AnnoZero ho firmato a mia volta: non serve a nulla, ma non costa nemmeno troppo. Basta un clic, e la cosa è fatta. Non credo né che serva/basti a tacitare la coscienza, né che abbia risvolti in alcun modo positivi sulla mia esistenza. Sono iniziative del piffero, fatte apposta per ridurre gli eventi drammatici della politica attuale in una specie di gioco di ruolo a colpi di mouse, per la felicità di dipendenti pubblici ed impiegati che possono avere la soddisfazione di dire la propria, perlopiù linkando, comodamente seduti a casa o in ufficio, senza nessuna conseguenza negativa – o positiva.

Me ne cruccio, ma dell’ultima discussione in cui sono intervenuto non ricordo nemmeno l’argomento – era uno dei soliti, e il governo è prodigo di puttanate con cui allietarci certe mattine altrimenti prive affatto di brivido. Peraltro non posso nemmeno andare a rivedere, perché sono stato bannato da Daniele Ventre, e questo m’impedisce di lèggere il thread; non ne sento la mancanza, né dell’uno né dell’altro, e posso solo sperare che altrettanto valga per quei tre lettori che questo post avrà. L’unica cosa che m’è rimasta impressa è l’ennesima sparata del professore. Il quale ha contratto il vizio, secondo me deprecabile, di invocare la pena di morte ad ogni piè sospinto, per qualunque fetente goliardata sfiati da quella sentina d’immondezze. Già dover scorrere certe “notizie” è uno schifo, figuriamoci se da sinistra vengono altrettali soffioni boraciferi: in quest’occasione, in particolare, strepitava “al rogo! al rogo!”, come una Regina di Cuori da quattro soldi.

Io credo che, non necessariamente un social network (che è una stronzata, o una vetrina), ma la scrittura principalmente abbia il còmpito di chiarire, di discutere, di enucleare. Fatto salvo il principio dossografico, naturalmente, perché non si può discutere e parlare di tutto: il tempo è la principale risorsa a disposizione, e la prima a deperire.

Ho espresso fastidio per l’ennesima sparata. Per quella che è la mia invincibile sensazione, ovvero che ormai siamo entrati in gioco perverso, per cui il PdL e il PD siano come le due natiche dello stesso culo: quando parte una scorreggia l’una chiappa si fregia d’aver contribuito in modo determinante alla fragorosità, alla durata e al lezzo della stessa; mentre l’altra sostanzialmente concorda ma ribalta l’argomento in accusa e riprovazione. Dunque c’è uno spreco di energie, un cascare tutte le volte nell’identico tranello che metterebbe già rabbia. Ma c’è anche e soprattutto, da parte mia, fastidio per toni inutilmente accesi, oltre i limiti dell’inciviltà. A parte il leggero ridicolo d’invocare drastiche misure istituzionali da tardo feudalesimo da parte di chi si riconosce in una parte politica che, oltre a volere e rappresentare un progresso, una maggior moralità, si può dire, è minoritaria e sostanzialmente ospite in questo paese, io credo si possa invocare la morte di qualcuno, si possa augurarla fervidamente, farne oggetto di maledizioni ritualizzate, secondo i crismi anatemici di qualche chiesa, o seguendo ricettarj mistagogici, con pratiche necromantiche, ricorso a grimorj, bambolette valdesche, corna e bicorna. Si può gioire per la scomparsa del nemico, del perduelle, sono lecite le danze pirriche intrecciate dal giusto, dalla vittima, dall’innocente defraudato. Ecco, tutto questo si può fare; ma, ed è fondamentale, NON si può invocare la pena di morte, mai.

Chi ha sete di sangue si armi, di coltelli vetriolo pistole fucili mezzecolubrine spranghe mazzeferrate, o del solo proprio odio, e vada, e colpisca, da sé. Metta bombe ai ministeri, schiaccj sotto riproduzioni del duomo di Milano a grandezza naturale l’intero arco parlamentare, mandi missive profumate di carbonchio, miri cecchino alle teste dei componenti il governo. Tutto questo avrebbe, oggi come anche parecchj anni fa, il suo perché: e io sono ben lungi dal non percepire in pieno quale sincero fervore, quale giustificata esasperazione, quale – sì – sdegno civile animi queste uscite – che non sono solo del prof. Ventre. Solo che l’invocazione della pena di morte, questa vile, vilissima cosa, discende da una deficienza muscolare, da una cattiva educazione, sbilanciata nel senso della dottrina, dell’evoluzione; è l’inevitabile stortura di crescite malate, di bambini ipotrofici caracollanti sotto il peso della testa pesa come un sacco di polvere di marmo. Ci sono, nella vita, azioni veramente di transito, da una condizione grosso modo prelapsaria ad una di caduta, e dunque di dopo-la-caduta, che devono essere affrontate con la sola legge morale dentro sé, e assolutamente senza licenza dei superiori – superiori i quali, anzi, ti saranno regolarmente contro. Questa stravaganza della pena di morte di sinistra è un po’ come il leggero isterismo, da spina bifida, dell’Imbriani; ripiegamento da estenuazione, ingobbimento del pensiero, assai tipico per noi popoli decaduti, per insufficienza toracica.

Dato che il thread era nojoso e insignificante, come tutti gli altri di simile tenore, e dato che manco ricordo più (è vero! complice, anche, la domenica trascorsa ad occuparmi di altre e più istruttive letture) di che cosa si parlasse, e dato che ogn’intenzione di dar lezioni di civiltà al professore è remotissima da me, è vero, me ne sarei potuto rimaner zitto. Ma non ho resistito. Tanta è la contrarietà di fronte anche alla mera eventualità della reazione isterica di fronte agli eventi – tutti gli eventi rilevanti sono problematici, è la vita – in uomini che tra non molto toccheranno i quarant’anni.

https://i0.wp.com/www.shiningarden.com/img/queen_hearts.png

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