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646. Scheda: Schaff, “L’alienazione come fenomeno sociale” (1977).

15 Ott

Adam Schaff (1913-2006), L’alienazione come fenomeno sociale [“Entfremdung als soziales Phänomen”, Vienna 1977], trad. Giuseppe Mininni, prefazione Augusto Ponzio, Editori Riuniti, “Nuova Biblioteca di Cultura” diretta da Ignazio Ambrogio n° 200, Roma sett. 1979. Pp. 422 incluso ìndice analitico.

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Adam Schaff.

L’autore è un ben noto semiologo, filosofo e saggista marxista polacco, a suo tempo vicino alle posizioni del general Jaruzelski. Il libro, ricco di riflessione e anche un poco verbillant, ha come scopo quello di mutare la percezione del concetto di uomo secondo Marx, invitando a rileggere con maggiore attenzione l’opera del maestro ed invitando ad una diversa e più evoluta formulazione del concetto di comunismo, proponendone una più flessibile e accettabile da una prospettiva individualistica. Non deve sfuggire la tardività dell’operazione del professore, tre anni prima della costituzione di Solidarnosc e sette anni dopo la nauseante esplosione di razzismo antisemita tra i burocrati e i plebei polacchi. L’edizione italiana, poi,  tardiva di ulteriori due anni, con il suo V capitolo (pp. 387-418) appositamente approntato dallo studioso entro i 12 mesi precedenti la nouvelle vague nella politica popolare polacca, denota una fiducia ancor più patente nei confronti della capacità di un libro che precisi il significato di uno o più altri libri d’imprimere un’orma significativa in un campo politico ormai totalmente inaridito e sul punto d’essere riconvertito ad altra coltura: è evidente, dunque, con ciò, che – sia effetto inevitabile degli eventi, sia frutto di scelta o limite ideologico – che siamo qui di fronte ad un esemplare purissimo, o d’alta razza, di quello strano animale che Marx etichettava come “alchimista della rivoluzione”. Proprio per questo persuasiva, nonostante le prolissità, dovute anche ad uno sforzo di convincere un uditorio in buona parte recalcitrante, appare la trattazione: per la sua capacità di sintetizzare alcuni punti fondamentali, meramente accademici ma di certo scientificamente imprescindibili, dato che in fondo, nel suo piccolo, rappresenta un modo di non consentire che la miseria pura della pratica pseudosocialista dei paesi del Blocco a quell’altezza offuschi il significato essenziale del messaggio marxiano-leninista. Continua a leggere

645. Scheda: Pellico, “Gismonda da Mendrisio” [1832].

15 Ott

Silvio Pellico (1789-1854), Gismonda da Mendrisio, da un’edizione ottocentesca brossurata delle opere complete di SP, di cui mi mancano le prime 124 pp. & qualunque indicazione di stampatore e d’anno. Vol. di pp. Complessive 524, compreso l’ìndice, stampa su 2 col. Tragedia in 5 atti, pp. 211-233.

Soddisfo finalmente la mia curiosità per questo buffo titolo, che associa un pomposo nome germanico-romantico e quello d’una paciosa e non particolarmente poetica contrada del nord, nordItalia all’epoca descritta, oggi Canton Ticino. La tragedia è ovviamente in sciolti; la curiosità era doppia, ancfhe se non travolgente, inquantoché le più note Francesca da Rimini (qui a pp. 123-138) ed Eufemio da Messina (139-158), da me lette in altre edizioni ottocentesche – da cui la presente Gismonda era assente, evidentemente in quanto minore –, pur di accettarne in blocco i modesti valori estetici e soprattutto retorico-emblematici, m’erano risultate efficaci, nella loro maniera del tutto melodrammatica. Laddove impossibile oggi mi risulta una valutazione men che severa di tante intollerabili pagne de Le mie prigioni; motivo per cui non mi sembra completamente campato per aria rivalutare, di là dal ridotto interesse storico, queste opere, che nella loro modularità mi pajono come calchi, adatti ad accogliere l’ispirazione non tenue di un autore che comunque nel panorama delle lettere italiane del XIX secolo è e rimane un minore. Continua a leggere

644. Scheda: Hauge, “Aspetti dell’economia sovietica” (1958).

15 Ott

Gabriel Hauge (1914-1981), Aspetti dell’economia sovietica. Stampatore Apollon, Roma 1958, per conto della United States Information Service. Opuscolo di pp. 36 + copertina di cartoncino.

 

 

https://i1.wp.com/www.astrographia.com/images/7.jpgÈ un resoconto – preceduto da prefazione anonima, che comunque riassume i concetti quasi estrapolando le frasi letteralmente – sulle condizioni dell’URSS dopo la metà degli anni Cinquana, quando la federazione comunista è la II potenza mondiale dopo gli USA, con un prodotto interno lordo pari al 40% di quello USA, ma con un livello di consumo pro càpite di beni di consumo pari solamente al 20% di quello americano e una produzione di beni di consumo addirittura tra i 2 e il 4% di quella della prima potenza mondiale.

Nel 1928 Stalin ha inaugurato il primo piano quinquennale, che ha impostato la crescita economica sovietica già in modo squilibrato, puntando la gran parte degl’investimenti sull’industria pesante, specialmente delle armi, e non dando impulso sufficiente all’agricoltura – a causa della poca ricerca sui macchinarj, obsoleti, che impiegano quasi metà della popolazione lavoratrice per una produzione insufficiente – e ad altre industrie: l’URSS rimane molto indietro agli USA nel petrolio, nella gomma, nel rame e in altri settori. Continua a leggere

643. Scheda: Magliozzi, “San Giovanni di Dio narrato dal Celi” (1993).

15 Ott

Giuseppe Magliozzi (1938), San Giovanni di Dio narrato dal Celi. A cura di Fra Giuseppe Magliozzi o.h. Sintesi selettiva della seconda biografia di San Giovanni di Dio, pubblicata a Burgos nel 1621 da Fra Dionisio Celi o.h. Prefazione di Cristoforo Danielut, priore provinciale. Edizioni Fatebenefratelli, Milano1 (1a: Centro Studj “San Giovanni di Dio”, Roma 1993). Pp. 94 + ìndice.

È il riassunto della biografia del santo fondatore del Fatebenefratelli, il portoghese Giovanni di dio (1493 ca. – 8 marzo 1550) scritta da Dionisio Celi ad integrazione di quella, poverissima, uscita nel 1585 a firma di Francesco de Castro; il cui frontespizio, riprodotto come illustrazione della copertina del volumetto, recita: MIRACVLOSA | VIDA Y SANTAS OBRAS DEL | Beato Patriarca Iuan de Dios Lusitano | fundador de la Sagrada Religion | que cura enfermos. | COMPVESTA POR EL MAESTRO | Francisco de Castro. | Aora nuovamente anadída y enmendada por vn | Religioso de la misma Orden. | [Fregio] | En Burgos, en casa de Ioseph de Mena [1621]. Il Celi ha semplicemente integrato il testo originario del Castro con altre testimonianze, molte leggendarie anche per la chiesa, correggendole solo qua e là, sicché i due stili, quello semplice e conciso del Castro e quello più gonfio e artefatto del Celi, stridendo denunciano le due diverse mani. Il Magliozzi, priore di Manila nelle Filippine, specialista della vita del santo fondatore, ha semplicemente fatto un estratto dell’opera del Celi, conservando solamente le parti della di costui mano, e riducendo al minimo indispensabile quelle già note del Castro. L’interesse dell’opera risiede nel fatto che le notizie sul fondatore sono sempre state scarse e difficilmente verificabili, e che la biografia del Castro era apparsa a tutti gli ammiratori del santo (l’espressione è del Magliozzi: gli ammiratori del santo) penosamente insufficiente. Quando nel 1590 Francisco de Castro era andato a Torino ad omaggiare del volumetto donna Sancha de Guzmán, conoscente di Giovanni di Dio e capogovernante (“camerera mayor”) della duchessina Caterina di Savoja, la pia dama aveva lamentato l’esiguità del testo, e aveva rimpianto d’esser donna, perché se l’ingegno gliel’avesse consentito avrebbe voluto ella stessa comporre coi suoi ricordi una biografia ben più sostanziosa. Era saltato fuori nel frattempo un manoscritto, già in antico talmente consunto che fu copiato e mandato al macero. Quello che non ci si aspettava era di trovarne la versione a stampa non prima del XX secolo, tra i Rari della Biblioteca Nacional de Madrid; si crede si tratti di una copia unica: appunto il volume qui riassunto, sempre esiguo ma comunque più ricco di quello del Castro. Il Celi ha infatti inserito le sue integrazioni sulla base di tale manoscritto, di cui è impossibile stabilire l’autore. Alcuni propendono per un fatebenefratello, altri per il noto collaboratore laico Angulo; che Magliozzi escluderebbe, dal momento che quando, nel XVIII capo, riferisce la storia delle quattro prostitute, Celi si rifà alla testimonianza dell’Angulo, citandolo esplicitamente, ciò che non avrebbe mai fatto in quei termini il diretto testimone. Il libretto fu poi stampato, con una fretta che lascia traccia vistosa sull’impaginazione, difettosa e penalizzante la lettura, nel 1621, giusto in tempo per fornire pezze d’appoggio al processo di beatificazione, concluso con la designazione da parte di Urbano VIII nel 1630; il pontefice tenne in effetti conto anche del materiale compreso anche nell’operina qui sintetizzata. Col Concilio vaticano II fu dato impulso a recuperare tutto il materiale storico sulla fondazione dei varj ordini, con loscopo di recuperare la primitiva ispirazione, sia pure aggiornandola ai tempi mutati; ma già nel 1950 Giovanni di dio aveva avuto una biografia scientificamente attendibile, la migliore finora composta. Il Magliozzi definisce l’opera compilata dal Celi come una sequenza di quadretti, ingenui soprattutto per quanto riguarda le giunte del Celi, ma non privi di fondamento storico. L’autore ha discrete conoscenze bibliche, che soprattutto per quanto riguarda la data della morte lo portano a qualche forzatura numerologica, tendente a suggerire un parallelo tra l’istante fatale e la folgorazione sulla via di Damasco. Era poi convinzione diffusa – come riflesso dell’antica effigie del santo, accompagnata dagli estremi biografici, riprodotta all’interno del volume – che fosse nato nel 1495, quando invece Magliozzi ipotizza che quando venne a morte fosse nel 58esimo anno dell’età sua. Continua a leggere