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642. Scheda: Nicolosi, “Oltre l’omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione” (1993).

14 Ott

Joseph Nicolosi (1947), Oltre l’omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione [“Healing Homosexuality. Case Stories of Reparative Therapy”, 1993]. Con la collaborazione di Lucy Freeman. Trad. Monica Rimoldi. Con una prefazione di Claudio Risé. Ed. San Paolo, coll. “Psiche e Società” n° 1, Cinisello Balsamo (MI) – Torino 2007. Pp. 309, compresi gl’ìndici.

https://i2.wp.com/img.libreriadelsanto.it/books/n/nxKkNYHGvJv5.jpgL’ho rinvenuto al Balôn nel cumulo dei libri, buttati, provenienti con ogni probabilità dalla biblioteca di qualche ecclesiastico morto, in mezzo a molti testi dirigenti a soda pietà. Le date (1993 e 2007) sono eloquenti d’una fortuna tardiva di questo indirizzo terapeutico nel nostro Paese, in primis grazie al fatto ch’esso ha cominciato a ridiventare un paese di destra, levandosi faticosamente ma volenterosamente ogni maschera ipocrita, a partire prevalentemente dal 1994; anche la psichiatria, lentamente ma inesorabilmente, ha preso un differente indirizzo, e la risoluzione dell’Associazione Psichiatrica Americana (1973), che non è certo un dogma, di rimuovere l’omosessualità dal novero dei “mental disorders” è tornata ad essere carne di porco per molte persone. Un andazzo che non ha avuto molta eco mediatica, salvo la canzone di Povia, “Luca era gay”, presentata al festival di Sanremo nel 2009, ma che in ogni caso riflette l’opinione di molti cattolici, ma non solo. Non mancano e non sono mai mancati analisti di sinistra, come Massimo Fagioli, le cui teorie non sono affatto in contraddizione con l’idea di una terapia riparativa dell’omosessualità.

Il volume inaugura la collana “Psiche e Società” dell’editrice cattolica, collana diretta dal prefatore Claudio Risé, che condivide l’opinione dell’autore, secondo cui l’omosessualità è frutto di mancata crescita, è un disturbo dell’affettività, e può essere curata tramite adeguato trattamento psicanalitico (già il concetto di disturbo dell’affettività è scarsamente dimostrabile, vedi che cosa ne pensava ad esempio Tobino: “Gli affetti non si ammalano”). Risé solleva solamente l’obiezione che il Nicolosi, semmai, non mette il debito accento sulla relazione diretta tra fioritura del fenomeno e diffusione di un modello familiare matrifocale dovuto all’affermarsi di ideologie che hanno messo in seria crisi il valore dei ruoli di genere a partire dagli anni Settanta: ma Nicolosi non manca di mettere in relazione omosessualità e femminismo come schieramenti ideologico-militanti spesso compresenti nel nome di una valorizzazione del principio femminile. Continua a leggere