640. Scheda: Barbery, “Estasi culinarie” (2000).

13 Ott

Muriel Barbery (1969), Estasi culinarie [“Une gourmandise”, 2000], trad. Cinzia Poli [la voce del critico] ed Emanuelle Caillat [gli altri personaggj], edizioni e/o, Roma I sett. 2008. Pp. 145 + ìndice + catalogo.

http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2008/10/barbery.jpg?w=200&h=317È l’antefatto de L’eleganza del riccio. Anche in questa prima parte c’è un’alternanza di voci, dal palazzo di rue de Grenelle e da altre parti, che concorrono alla narrazione della storia. Il romanzo è consacrato interamente all’ardua figura del critico gastronomico m. Arthens, che sessantottenne sta morendo nel suo appartamento. È il più grande critico gastronomico del mondo, è dotato di un carattere pestilenziale e ha saputo, dopo una vita passata all’insegna degli eccessi del buongustajo, che, mentre lo stomaco e il fegato reggono benissimo, è il cuore che lo sta tradendo: se l’è fatto dire dal medico ch’è anche suo amico, gli rimangono solamente 48 ore di vita. Intorno al suo capezzale s’alternano Anna, la moglie succube e infelice, che ha perdonato tanti tradimenti, il nipote leccapiedi Paul e i figlj Jean, Laura, Clémence, che ha cresciuto strani e che l’odiano. Gli unici che si disperino sono la moglie, la serva e il gatto Rick, mentre con cordiale antipatia pensano a lui Jeanne (la futura protagonista de L’eleganza del riccio), la chef Marquet padrona del suo ristorante preferito, i tre figlj, il barbone dell’angolo che ricorda con quale disprezzo gli passava davanti ignorandolo, l’ex-amante a Nizza che lo considera la propria Waterloo, &c.

Mentre muore, Arthens, la cui vita è stata effettivamente un disastro, è ossessionato dal ricordo di un sapore che non riesce a identificare, e che vorrebbe riprovare prima di morire. Fa un lungo viaggio a ritroso con la mente, pensando a dove potrebbe averlo provato; parte dalla carne assaggiata in quel locale a Tangeri, e ripensa al pesce che mangiava in Bretagna dai nonni. Centrale nella concezione filosofica di Arthens è la figura della nonna: suo delfino tra i giovani critici gastronomici diventa ad una cena dalla Marquet un esordiente che riesce a spiegargli esattamente come mai la cucina della nonna è destinata a rimanere per ciascuno la migliore: essa è fatta per riempire lo stomaco, ma vi si accompagna una sensualità particolare; è un’opera d’arte che è destinata a rimanere non celebrata, ed è il punto di forza di queste donne che hanno dovuto continuamente far capire innanzitutto ai mariti di essere in grado di dar loro un godimento che non potranno mai ricambiare.

Una sontuosa cena dalla Marquet è degustata da Arthens solo in funzione del sorbetto (da non confondersi col gelato, che è a base di latte, mentre il sorbetto è a base d’acqua) servito alla fine: sono tre gusti, di cui uno, l’arancia, fa ripensare all’acqua lasciata a ghiacciare dalla nonna, d’estate, quand’ella girava per casa con le spalle avvolte negli strofinaccj bagnati per farci restare appiccicate le mosche, insieme appunto ad una semplicissima arancia. Più tardi, a letto, dopo l’amore, Arthens chiede alla chef come l’ha fatto. “Come la nonna”, risponde la donna.

Non è solo un viaggio a ritroso ma anche un viaggio verso il basso culinario, in direzione del cibo semplice, e poi di quello cattivo, industriale.

Arthens si chiede se possa trattarsi di uno dei sapori del giardino di quella tal zia zitella, totalmente negata per la cucina (esattamente come la madre del critico, una donna lamentosa e piatta che Arthens père aveva scelto simile a sé), ma dal fenomenale pollice verde, come dimostravano i suoi superbi pomodori caldi di sole. Ripensa ai cibi semplici, alle crudità, alle cose originarie: ripensa al sushi preparatogli dal grande Tsuno, e ad un pinzimonio con la majonese.

È proprio sulla majonese che qualcosa comincia a muoversi dentro lui: Arthens confessa a sé stesso che la majonese artigianale ha la tendenza, irrimediabilmente, a destrutturarsi; e che ama più la liscia compattezza della majonese del supermercato.

È stato anche grande enologo: ma quando ripensa al suo battesimo alcoolico c’è una nuova sorpresa. Era andato con nonno Albert dal sig. Gaston Bienheureux, vecchio commilitone. Costui era vinicolo, e aveva fatto provare il proprio vino anche al ragazzino; ma quando aveva svelato le sue riserve, le cosiddette P.M.G. (“Pour Ma Gorge”), che sono spesso il meglio assoluto prodotto dalle aziende, era risultato trattarsi di purissimo whisky scozzese. Arthens, nella sua carriera di critico, ha decantato tutti i vini migliori, in tutte le forme, e ha rinunciato a dar voce alla sua vera passione, quella per il whisky e la birra.

Va a finire che il critico incontentabile, il raffinatissimo prosatore che ha rinunciato a descrivere i moti del suo animo chiuso, la sua vera personalità, che sapeva dare un motivo ad ogni fremito del palato (introduce la narrazione la voce della figlia Laure, che ricorda quella volta che in Grecia, da piccola, non seppe dire perché quel piatto le piacesse, deludendo molto m. Arthens), muore sbocconcellando i bignè del Carrefour – quelle cose gommose, il contrario di quello che austeramente prescritto nelle sue disquisizioni, sono il sapore che cercava: il sapore delle bignole scadenti che mangiava a quindici anni.

Il titolo italiano è scarsamente condivisibile. Sul romanzo in sé molto non c’è da dire se non che è un racconto, facilmente gonfiato con insistenti e alla lunga stanchevoli descrizioni di sapori, di consistenze, di retrogusti, e basato su un’altrettanto facile frustrazione dell’attesa – così facile che sin dall’inizio della ricerca del sapore perduto solo due potevano essere i casi: o che m. Arthens non lo trovasse, né in tempo né mai, con questo facendo toccare al racconto un ἄπειρον molto metafisico – e molto scontato; oppure che celebrasse la sua incombente ricongiunzione con le madri col tramite di una fetenziola industriale, il contrario della sublimità gastronomica; che è forse ancòra più scontato. È così che va, & pazienza. Nella misura più breve una cert’aria di famiglia colla Nothomb si nota maggiormente, anche se più spiccata ed evidente è sempre la vena sensuale della Barbery. [09 07].

Annunci

Esprimi pure (prego) la Tua garbata opinione!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: