Archivio | 16:23

641. Scheda: De Silva, “Non avevo capito niente” (2007).

13 Ott

Diego De Silva (1964), Non avevo capìto niente, Einaudi, Torino 2007. Pp. 309 + ringraziamenti + ìndice.

http://chapteronetobecontinued.files.wordpress.com/2009/04/desilva21.jpg?w=250&h=391Vincenzo Malinconico è un avvocato mediocre, che ha appena rotto con la moglie, Nives; i due hanno due figlj, Alagia (figlia di Nives, per la precisione, da precedente unione) e Alfredo. Nives è una psicanalista di successo, che adesso sta con un architetto, Lorenzo (quella di mettersi con donne sposate è una specialità degli architetti, pensa Malinconico). L’avvocato ha uno studio piuttosto miserando in condivisione (18 mq.) con tal Esposito e una coppia i cui nomi Malinconico non riesce mai a ricordare, che hanno la cooperativa “Arethusa” e un volpino dal carattere pestifero, che fa scappare tutti abbajando da dietro la porta della cooperativa.

Malinconico, che è costretto a serrare le imposte dello studio, rotte, con un tubo Innocenti, non ha molto lavoro; ha 42 anni ed è iscritto alla lista per i gratuiti patrocinj, il fatto di essere appena stato lasciato da Nives, già responsabile di tutta la floridità economica della famiglia, lo ha lasciato col sedere a terra. La situazione con Nives è ancòra fluttuante; una volta i due, nonostante siano separati, fanno l’amore. Al termine, il Malinconico tiene a dare a Nives i 400 euro che deve per legge, nonostante Nives si schermisca.

Un giorno Malinconico riceve una chiamata dalla Procura: l’avvocato che doveva difendere il camorristello Mimmo detto “ ‘O Burzone” ha dato forfait, e il primo nome che è saltato fuori andando in ordine di lista è quello del Malinconico, che un po’ disorientato si presenta. Mimmo ‘o Burzone è agli arresti; tutto quello che il Malinconico deve fare è presenziare al colloquio preliminare col magistrato che dovrà valutare se debba essere confermato o no l’arresto. Una mano mozza è stata trovata nel giardino dell’imputato. ‘O Burzone infatti è “becchino di camorra”, vale a dire uno incaricato di fare a pezzi e smaltire i cadaveri dei morti ammazzati. Egli sostiene che è stato il suo pitbull a prendere la mano mozza chissà dove e a seppellirla in giardino: tant’è vero che insieme colla mano è stato trovato anche il collare del cane. In questo primo approccio al caso di Mimmo ‘o Burzone, l’avvocato fa una figura assai promettente: il magistrato, un “fighetto” che si muove con goffaggine e fuma Rothman’s ultralight, chiede al Burzone di dire il proprio nome, solo che si ripete alquante volte, al che l’avvocato, esasperato per gli affari suoi, fa notare con una secchezza tutt’altro che abituale che un simile procedere non è corretto; il magistrato ci rimane di stucco, e Malinconico acquista valore agli occhi del Burzone. Continua a leggere

640. Scheda: Barbery, “Estasi culinarie” (2000).

13 Ott

Muriel Barbery (1969), Estasi culinarie [“Une gourmandise”, 2000], trad. Cinzia Poli [la voce del critico] ed Emanuelle Caillat [gli altri personaggj], edizioni e/o, Roma I sett. 2008. Pp. 145 + ìndice + catalogo.

http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2008/10/barbery.jpg?w=200&h=317È l’antefatto de L’eleganza del riccio. Anche in questa prima parte c’è un’alternanza di voci, dal palazzo di rue de Grenelle e da altre parti, che concorrono alla narrazione della storia. Il romanzo è consacrato interamente all’ardua figura del critico gastronomico m. Arthens, che sessantottenne sta morendo nel suo appartamento. È il più grande critico gastronomico del mondo, è dotato di un carattere pestilenziale e ha saputo, dopo una vita passata all’insegna degli eccessi del buongustajo, che, mentre lo stomaco e il fegato reggono benissimo, è il cuore che lo sta tradendo: se l’è fatto dire dal medico ch’è anche suo amico, gli rimangono solamente 48 ore di vita. Intorno al suo capezzale s’alternano Anna, la moglie succube e infelice, che ha perdonato tanti tradimenti, il nipote leccapiedi Paul e i figlj Jean, Laura, Clémence, che ha cresciuto strani e che l’odiano. Gli unici che si disperino sono la moglie, la serva e il gatto Rick, mentre con cordiale antipatia pensano a lui Jeanne (la futura protagonista de L’eleganza del riccio), la chef Marquet padrona del suo ristorante preferito, i tre figlj, il barbone dell’angolo che ricorda con quale disprezzo gli passava davanti ignorandolo, l’ex-amante a Nizza che lo considera la propria Waterloo, &c.

Mentre muore, Arthens, la cui vita è stata effettivamente un disastro, è ossessionato dal ricordo di un sapore che non riesce a identificare, e che vorrebbe riprovare prima di morire. Fa un lungo viaggio a ritroso con la mente, pensando a dove potrebbe averlo provato; parte dalla carne assaggiata in quel locale a Tangeri, e ripensa al pesce che mangiava in Bretagna dai nonni. Centrale nella concezione filosofica di Arthens è la figura della nonna: suo delfino tra i giovani critici gastronomici diventa ad una cena dalla Marquet un esordiente che riesce a spiegargli esattamente come mai la cucina della nonna è destinata a rimanere per ciascuno la migliore: essa è fatta per riempire lo stomaco, ma vi si accompagna una sensualità particolare; è un’opera d’arte che è destinata a rimanere non celebrata, ed è il punto di forza di queste donne che hanno dovuto continuamente far capire innanzitutto ai mariti di essere in grado di dar loro un godimento che non potranno mai ricambiare. Continua a leggere

639. Scheda: Panzieri, “La ripresa del marxismo-leninismo in Italia” (1973).

13 Ott

Raniero Panzieri (1921-1964), La ripresa del marxismo leninismo in Italia. Introduzione e note a cura di Marco Lanzardo. Sapere Edizioni, Milano-Roma febbr. 19752 (19731). Pp. 366.

https://anfiosso.files.wordpress.com/2010/10/panzierimessina.jpg?w=189Raniero Panzieri nasce a Roma nel 1921 da famiglia ebrea; colpito anch’egli dalle leggi razziali non può frequentare l’università, e segue corsi universitarj in Vaticano, approfondendo la sua conoscenza di Marx. Nel 1945 si laurea in legge con una tesi su Morelly (“L’utopia rivoluzionaria del Settecento”; è sull’In lode de la Natura, 1725), presso l’Università di Urbino. Dal 1949 insegna all’Università di Messina. Dal 1950 è associato alle occupazioni di terre da parte dei braccianti in Sicilia; sarà processato nel giugno 1951, e poi assolto per insufficienza di prove. È militante socialista. Dal 1953 è nel Comitato centrale. Quando nel ’55 muore Morandi, suo capocorrente, sembra lui l’erede designato, ma non fa nulla per farsi dare la direzione del partito (che si chiama ancòra PSIUP), né adesso né in séguito, difendendo una linea radicale anche a costo dell’infamia, come si verificherà meno di dieci anni dopo.

All’inizio degli anni Cinquanta tra PSI e PCI – che complessivamente costituiscono il grosso de “Le sinistre” – non ci sono differenze di matrice filosofica, sennonché proprj del PSIUP sono la lotta per la democrazia e l’antistalinismo, oltre ad alcuni concetti marxisti e postmarxisti diversamente interpretati. È questo il caso dell’idea basilare di “neocapitalismo”, inteso come un capitalismo affatto nuovo, e dunque non interpretabile con le vecchie categorie marxiste. Sennonché RP, che tra ’49 e ’50 ha tradotto in collaborazione con la sposa Giuseppina Saja il II libro del Capitale, quando utilizza, e lo fa spesso, l’etichetta “neocapitalismo”, è rifacendosi proprio alla lettera di Marx, evidentemente negletta dalla critica marxista comunista, più per convenienza che per ignoranza, dal momento che il neocapitalismo secondo l’accezione marxiana è una chiave interpretativa egregia anche per il cosiddetto capitalismo di stato di marca staliniana. Continua a leggere