Archivio | ottobre, 2010

660. In sospeso.

28 Ott

Marco Candida, inferocito all’idea di essersi preso un grosso 0 come scrittore {e non era nemmeno vero}, aveva ingaggiato una fumosa discussione qui, dove, da lui invitato, sono intervenuto tre volte. Solo che il mio terzo intervento è rimasto censurato dall’inviperito autore. Pazienza, non ricordo nemmeno che cos’avessi scritto (e comunque si scrive Friedrich Nietzsche, Paul Ricoeur, e Socrate, non avendo scritto nulla, non può essere maestro di nessun contemporaneo).

659. Holden.

28 Ott

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Irene ha dedicato uno dei suoi post, non molto tempo fa, al forum della Holden. Se andate qui, vedete che c’è un sito dedicato alla scuola Holden di Torino, quel posto dove si paga o pagava fino a qualche annetto fa 9000 euri di retta annua per imparare a scrivere. Il forum, però, non ce lo trovate: fino a qualche tempo fa c’era, non so quando l’abbiano tolto. Erano ancòra presenti tutti i messaggj dall’ultimo reset. Qui, tra i commenti, tash, che mi è noto appunto dalla Holden in poi, lamenta la scomparsa del forum con tutte le discussioni che conteneva; ma dimentica, forse, che periodicamente c’era un reset, per cui tutto quello che era stato pubblicato prima di una certa data spariva dall’oggi al domani, senza nessun preavviso; e normalmente si alzavano a cielo le lamentele di quelli che avevano scritto direttamente in rete le loro cose. Continua a leggere

658. Dialogo con Giovanni Di Iacovo.

27 Ott

Su Giovanni Di Iacovo vedi qui; sui suoi scritti, qui; e qui la mia recensione del suo ultimo Tutti i poveri devono morire (Castelvecchi, 2010).

1.Il tuo romanzo colpisce per la stringatezza e per la costruzione coerente (e anche un bel po’ complicata), due qualità che condividi con pochissimi scrittori, specie italiani, di questi anni. Qual è la tua formazione di scrittore?

Essendo figlio unico, da piccolo ero spesso da solo e allora ho iniziato a crearmi una sorella immaginaria, Viola e a scrivere le sue storie, avventure che avevano lei come protagonista, un vero e proprio ciclo di episodi che scrivevo mentre mi nutrivo di Poe, Cortazar, Calvino e vari fumetti così come oggi mi nutro di Palahniuk, Wallace, Ellis e moltissimo cinema. E cronaca. Passo diversi mesi accumulando notizie, inquietanti dettagli storici, esperienze di vite borderline o episodi agghiaccianti o esilaranti dalla cronaca del mondo intero. Sotto questo fango scopro dei diamanti che diventano le idee guida del nuovo romanzo e il resto diviene la creta primordiale con la quale inizio a creare il corpo della narrazione.

2. Credo venga spontaneo chiedersi: come hai costruito il romanzo? Hai creato prima il codice del Cenacolo di Caino e poi ci hai fatto una storia o ti sei buttato?

Si, ho prima creato la base teorico-ideologica degli aristocratici assassini , poi ho creato i personaggi principali, poi ho creato le ambientazioni tra Londra e Berlino e poi li ho fatti vivere, interagire, amarsi, ammazzarsi, combattersi, scoparsi, insomma: li ho fatti vivere. Continua a leggere

657. Dialogo con Massimiliano Santarossa.

26 Ott

Massimiliano Santarossa nasce nel 1974 a Villanova, provincia di Pordenone. Lavora dai sedici anni in poi come falegname e come operajo in una fabbrica di materie plastiche. La scoperta della scrittura porta nel 2007 al primo libro, la raccolta di racconti Storie dal fondo (Pordenone 2007), titolo eloquente per narrazioni nate dall’ascolto delle storie altrui, e spaccato di vita del proletariato industriale del NordEst. Nascono dalla vita realmente vissuta anche i due romanzi, Gioventù d’asfalto (Pordenone 2009) e l’ultimamente uscito Hai mai fatto parte della nostra gioventù? (Milano 2010). Nel 2008 ha vinto il premio letterario “Parole contro” e nel 2009 ha ricevuto la menzione speciale del premio “Tracce di territorio”. Dal 2009 i suoi libri sono portati in scena dalla compagnia teatrale “Arti e mestieri”.

1. Hai cominciato a lavorare molto giovane, e dichiari tu stesso di non avere studî. Li rimpiangi o hanno un’importanza relativa?

Ho cominciato a lavorare a sedici anni, dopo la cacciata definitiva dalle scuole superiori. Rimpiango gli studi perché la classe è un posto caldo, dove non ci si spacca le mani e la schiena, dove c’è qualcuno a dirti cosa fare e come farlo. Non rimpiango gli studi in quanto tali. Penso di essere stato stupido ad accettare così presto quell’inferno chiamato fabbrica.

2. Qual è il tuo rapporto con i libri? Ci sono scrittori, o forme d’arte, che ti hanno influenzato?

Quello con i libri è stato un rapporto inesistente fino ai diciotto anni. Poi è diventato un fuoco, qualcosa da cui non riesco più a staccarmi. La vita esagerata costava troppo, nei libri ho trovato un modo gratuito per continuare a frequentarla, senza giocarmi stipendi, fegato e cervello. Ma credo di non aver subito influenze intellettuali, se non quella molto potente di Boracho: il vecchio “cattivo maestro” che torna in tutti i miei libri. Continua a leggere

656. Scheda: Santarossa, “Hai mai fatto parte della nostra gioventù?” (2010).

25 Ott

Massimiliano Santarossa (1974), Hai mai fatto parte della nostra gioventù?, Baldini Castoldi Dalai Editore, ott. 2010. Pp. 145.

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L’autore, originario di Villanova (Pordenone), ex-falegname, ex-operajo, racconta solo cambiando i nomi gli eventi realmente accaduti nelle 72 ore di un lungo weekend nella città nativa. Il Vez (il narratore), Nic, Mike e Gio’ sono i quattro protagonisti: tutti e quattro poco più che ventenni, tutti di diversa estrazione, teoricamente, di fatto – si direbbe – condannati allo stesso destino. Il Vez è falegname in una fabbrica dislocata tra centinaja di altri capannoni lungo la “pontebbana”, lo stradone che è la spina dorsale della cittadina, che si deve percorrere sia per andare a lavorare sia per correre incontro ai disperati divertimenti del sabato sera; Nic, apparentemente cinico e positivo, in realtà un clown triste quanto ciarliero, è venditore presso una rivendita d’auto nuove e d’occasione; Mike, trascurato dai genitori, lui politico progressista, lei architetto di grido, da sempre trattato come un deficiente, già confinato, a scuola, in una sezione differenziale, lavora per modo di dire facendo fotocopie in un ufficio comunale; Gio’, infine, tossico, precocemente invecchiato, scacciato di casa dai genitori che hanno obbedito ai servizj socioassistenziali che li hanno incoraggiati a fargli terra bruciata intorno in modo da farlo entrare al più presto in comunità. Continua a leggere

655. Scheda: Siti, “Autopsia dell’ossessione” (2010).

25 Ott

Walter Siti (1947), Autopsia dell’ossessione, Mondadori, Milano ott. 2010. Pp. 299.

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Walter Siti, accademico e scrittore, al giorno d’oggi massima autorità su Pasolini, conclude con questo volume, freschissimo di stampa, una sorta di libera trilogia iniziata con Troppi paradisi (2006) e proseguita con Il contagio (2008); devono fors’anche essere citati l’intervista impossibile ad Ercole in Corpo a corpo. Le interviste impossibili (2008), e il racconto del viaggio a Dubai Il canto del diavolo (2009), a cui si fa riferimento in quest’ultima fatìca. Al centro della parte più viva, più importante e più bella della narrativa di Siti, coincidente con questi tre romanzi, c’è l’amore per un culturista, sottoproletario, romanesco, borgataro, furbo, ingenuo, bambinesco e venale, chiamato Angelo in questo terzo ed ultimo (“Angelo di nessun messaggio”). Se in Troppi paradisi l’autore descriveva il passaggio da una relazione di tipo borghese, con un professionista della tv, alla relazione con il borgataro, e Il contagio la full immersion del professore nel mondo del sottoproletariato della capitale (e l’erosione del centro da parte della periferia), naturalmente per amore, in quest’ultimo romanzo si fa, si direbbe, in due: da una parte l’antiquario Danilo Pulvirenti, sessantenne, che approda, nello stesso periodo della vita ma per motivi in parte molto diversi, all’amore semimercenario per il culturista; dall’altra il Rivale, l'”altro”, che spunta a guastare la festa (ma che festa era?) al Pulvirenti dalla metà del romanzo in poi, uno scombinato e calvo professore universitario e velleitario scrittore sessantenne che ha molte caratteristiche in comune con Siti stesso: compare in televisione col suo culturista, scala le classifiche di vendita dei suoi libri in maniera abbastanza imprevista, progetta un viaggio a Dubai, &c. Continua a leggere

654. Per Viola Amarelli.

25 Ott

A me sarebbe ben maggiore aggraVIO
Versi così atticciar, di bassa scuoLA,
In altro caso simile, e in paroLA
Ordir auspicj disdicenti al saVIO.
L‘armonia pur non è nel setticlaVIO,
Abita invece il cuore, donde voLA;
A me piace, sconfinfera, consoLA
Musicare inni a te, di vena a sgraVIO.
Abbi altri cento giorni (ti proclAMA
Rude il mazzo dei versi miseRELLI),
E più belli, di questi, e di chi t’AMA
L‘affetto eterno; e in dono sciarpe e ombRELLI
(Lo vuol il meteo), & altro, se il cuor brAMA;
Insomma: augurj a te, VIOLA AMARELLI!