626. Scheda: Marzano, “Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne”.

8 Set

Michela Marzano (1970), Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne. A. Mondadori, maggio 2010. Pp. 160.

Michela Marzano (1970), filosofa.

E’ un saggio in cui, a detta dell’autrice, con le armi della filosofia si analizza la condizione delle donne, specialmente in Italia, per verificare se ancòra hanno valore le conquiste degli anni Sessanta/Settanta. Dato che la trattazione è particolarmente incentrata sul nostro paese, a differenza degli altri saggj dell’autrice questo è stato redatto direttamente in italiano.

"Sii bella e stai zitta", saggio, 2010.

Lo spunto è stato, nel 2009, lo scandalo delle escort di palazzo Grazioli; Sgarbi in quell’occasione ha sostenuto che da sempre le belle donne vanno con gli uomini ricchi e famosi. L’A. è intervenuta con Barbara Palombelli su “Repubblica” per denunciare il maschilismo di Berlusconi, e s’è ovviamente ritrovata con la casella mail zeppa di lettere d’insulti – tra le altre mail, una che la esortava al silenzio, dato che non sapeva che nessuno in Italia era d’accordo con lei.

Il maschilismo è una costante della destra al potere attualmente in Italia. Berlusconi, a una giovane che gli chiedeva come avrebbe lui rimediato alla questione del precariato, ha consigliato di sposare un uomo ricco, dato che era una bella ragazza.

Durante una puntata di "Porta a porta" (07 10 2009), Silvio Berlusconi dice a Rosy Bindi: "Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente".

Ha commentato la quantità di stupri avvenuti nel Lazio ultimamente dicendo che con tutte le belle ragazze che girano non sapeva come si potessero tenere a freno i maschj.

Durante una trasmissione tv ha detto a Rosy Bindi che era più bella che intelligente (al che l’interessata ha risposto di essere una donna che non era a sua disposizione).

L’A. dice di avere solo parole a disposizione per affrontare la questione. Le parole, però, sono importanti, anzi indispensabili per per definire esattamente la questione, che è il primo passo nella lotta.

La pillola abortiva RU486 (mifepristone).

Il 2009 è stato anche il dibattito sulla RU486, la pillola abortiva (distrugge il feto e ne consente l’espulsione). In Francia questo farmaco è in commercio da vent’anni, senza che si sia osservato alcun aumento nel numero degli aborti. Invece la motivazione con cui la destra al potere ha tentato d’impedire la diffusione del farmaco è stata fondata, come riflettono le parole pronunciate in quell’occasione dall’antiabortista Carlo Casini, sull’errata convinzione che, diventando l’aborto una pratica semplice come “bere un bicchier d’acqua”, ci sarebbe stato un incentivo a ricorrervi in modo selvaggio. Chiaramente, C. Casini dimostra con le sue parole di non aver capìto nulla: l’aborto non è mai una scelta a cuor leggero. Il feto può essere l’alieno come una parte del corpo della donna, come la promessa di una realizzazione, &c.: il rapporto delle donne con la maternità non è a senso unico, ci sono moltissime diverse posizioni – e anche derive morbose.

Ci sono altre differenze tra Italia e Francia per quanto riguarda la legislazione in materia d’aborto: oltralpe sono concessi limiti temporali più ampj che nel nostro paese per interrompere la gravidanza; ma i tempi più ampj sono quelli previsti dalla legge inglese, che permette di abortire entro la ventiquattresima settimana di gestazione. La legislazione inglese pone problemi etici che anche i sostenitori del diritto all’aborto non possono ignorare, dal momento che un feto prematuro di 24 settimane può sopravvivere, assistito da macchine.

Aristotele (384-322 a.E.V.).

Nel mondo antico e presso tutte le culture la donna è stata definita inferiore all’uomo. Aristotele sosteneva che le donne non hanno abbastanza calore naturale da produrre sperma. Il solo Platone, considerando il corpo come un mero intralcio, ha detto che l’anima non conosce barriera di sesso.

Platone (428/427-348/347 a.E.V.).

Nel XIII secolo comincia la caccia alle streghe. E’ la sessualità della donna che spaventa; la donna castratrice e perversa attrae e terrorizza l’uomo.

Rogo di maliarde.

Rousseau sostiene che la donna ha la capacità di spingere un uomo alla virtù, quando è onesta; ma anche in questo la donna è mostrata subordinata, come strumento, all’uomo – benché parallelamente le si attribuisca dal filosofo ginevrino una capacità naturale di “indignazione morale” che l’A. trova suggestiva.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778).

Nel 1791 Olympe de Gouges fa una proposta di legge per l’uguaglianza delle donne: è ghigliottinata.

Olympe de Gouges (1748-1793).

Nel 1793 (che è anche l’anno in cui Carlotta Corday uccide Marat per salvare 10.000 uomini) Claire Lacombe irrompe nel Consiglio generale, ma è redarguita in quanto donna con parole inequivocabili da Pierre Chaumette, presidente.

Presunto ritratto di Claire Lacombe (1765-dopo il 1798).

Pierre Gaspard Chaumette (1763-1794).

Rievocando la figura di Charlotte Corday, della piccola nobiltà normanna, discendente di Corneille, che uccise Marat e chiese scusa al padre per aver così disposto senza suo consenso della propria vita, l’A . dice che si dev’essere disposti a sacrificare la propria vita per un ideale.

Charlotte Corday (1768-1793).

Jean-Paul Marat (1743-1793).

La moralistica società ottocentesca conosceva in genere tutte le libertà, solo le nascondeva; e la donna comunque non ne godeva affatto.

John Stuart Mill (1806-1873).

Nel 1869 John Stuart Mill riconosce per primo ne L’asservimento delle donne la loro ingiusta condizione.

John Stuart Mill, "L'asservimento delle donne" (1869).

Nel 1903 Emmeline Pankhurst fonda il movimento delle suffragette, che con azioni anche violente ottiene nel 1918 il diritto di voto per le donne.

Emmeline Pankhurst (1858-1928).

Il diritto di voto in Italia e in Francia sarà ottenuto dalle donne solo dopo la II Guerra mondiale. Nel 1960 le donne ottengono la parità di trattamento salariale; nel 1970 passa il divorzio; nel 1971 è riconosciuta la tutela della maternità; nel 1975 è riconosciuta la patria potestà materna pari a quella del padre. Questo in Europa. Negli USA l’aborto passa nel 1973; ma ancòra nel 1993 un medico è ucciso da un fondamentalista cristiano, presto imitato da altri maniaci religiosi. E’ il segno patente dell’involuzione che c’è stata dai decennj delle conquiste in poi.

Donatella Colasanti (1958-2006).

Rosaria Lopez (1956-1975).

Nella notte tra il I e il 2 ottobre 1975 qualcuno a Roma chiama la polizia: lamenti che escono dal bagagliajo di una macchina gl’impediscono di dormire. Chi si lamenta è Donatella Colasanti, ferita, legata nel bagagliajo insieme con il cadavere di Maria Rosaria Lopez, sua amica. Sono state seviziate e violentate per 24 ore da tre ragazzi della Roma-bene dei Parioli, Giovanni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira. Non sono tre disadattati, e questo è uno shock per tutti. Sembra che la loro violenza nasca semplicemente da un’educazione al disprezzo delle donne.

Nel 1977 la donna lavoratrice esce di tutela; nel 1978 è varata la 194 sull’interruzione di gravidanza. Ma nel 1979 al XV Congresso del PCI un emendamento che afferma la parità tra uomo e donna in tutt’i campi, compreso quello sessuale, è bocciato.

Ancòra nel 1995 il papa sostiene che la legge sull’aborto è non solamente riprovevole da un punto di vista morale, ma che anche dal punto di vista giuridico non ha nessun valore, intromettendosi così pesantemente nella vita pubblica.

L’A. parte dal chiedersi che cos’è una donna. Basandosi sul Secondo sesso di Simone de Beauvoir, si può identificare una linea femminista che è in favore di una donna mascolinizzata. Infatti secondo la Beauvoir l’uomo rappresenta l’universale, l’essere umano nella sua interezza, mentre la donna è la sua appendice, “il secondo sesso”; per uscire da questa condizione subalterna e strumentale, la donna dovrebbe impegnarsi ad incarnare a sua volta l’universale imitando ovviamente il maschio. Un’altra linea, invece, vuole che la differenza rimanga sensibile, e la donna mantenga la sua specificità. Quanto alla coscienza di essere una donna, l’A. si chiede se la sua sia una condizione che le è presente in ogni istante della vita, o se ci sono cose per cui non conta se si sia maschio o femmina. Quello che auspica è l’indifferenza: non deve importare, nei rapporti tra esseri umani, a che sesso si appartiene.

L’A. si pone nei confronti del problema dell’essere donna anche osservando sé stessa, considerando il proprio vissuto. L’A. non ha esperito la maternità, e confessa di averne rimpianto; è anche, soprattutto, il motivo per cui ha remore a parlarne, non appartenendo al suo bagaglio di esperienze. Non per questo si sente, ovviamente, “incompleta”. Voleva un giorno parlare della fecondazione eterologa con una giovane di 25 anni incontrata in un centro apposito, ma questa l’aveva respinta dicendole che non poteva saper nulla del suo dolore.

Nota di avere un moto di gioja quando qualcuno per la strada la chiama mademoiselle: appare più giovane di quello che è, e questo la gratifica. Il rapporto delle donne con l’età che avanza è problematico. L’A. intitola persino un capitolo “Mia madre ha sessant’anni” [1], riprendendo una poesiola tratta dal Cuore di De Amicis in cui uno scolaretto dice che la mamma non è meno bella perché vecchia. L’A. fa suo questo sentimento: un volto deformato dalla vecchiaja è pur sempre un volto che reca scritta in sé tutta la propria storia. Mentre la chirurgia plastica (Spinoza aveva detto, profeticamente: “Non si sa nulla di quello che può il corpo”) crea volti senza storia, inespressìvi. Come docente di filosofia, nota un fenomeno irritante. In Francia al dottorato si accede non tramite concorso, ma su segnalazione del docente, che ha dunque la responsabilità di scegliere i più capaci tra quelli che le chiedono di esser fatti accedere. I maschj, pur essendo meno bravi, hanno la tendenza a spingere per essere fatti accedere al dottorato anche quando non mostrano di averne i numeri, e si offendono quando la docente fa presenti le loro deficienze. Le ragazze, anche quando sono eccezionalmente dotate, hanno bisogno invece di essere spinte a far richiesta e a tentare la carriera accademica.

L’adolescente, maschio e femmina, per superare la sua crisi d’identità si mette alla prova anche in modo pericoloso ed estremo; ma mentre il maschio cerca il limite, e con esso un saggio della propria forza, la femmina spesso è autolesionista: anoressia e procurate ferite lo dimostrano. In greco anoressia vuol dire mancanza d’appetito, ma l’anoressica ha in realtà una fame tremenda, non solo in senso fisico, ma anche e soprattutto una fame di potere sul proprio corpo: aspira ad un controllo totale, all’onnipotenza, alla cancellazione del corpo, al puro spirito.

Ricorda il film La pianista, che ha protagonista una 36enne didatta del Conservatorio, che convive con la madre tiranna. Quando è in crisi, la pianista si ritira in bagno e s’incide la pelle per trovare uno sfogo psichico. E’, la sua, un’adolescenza non finita; la mancata uscita di minorità determina la coazione a ripetere, la dipendenza dal gesto autolesionistico.

Come definire la posizione della donna nella società attuale? Secondo l’A. un regresso, e anche piuttosto netto, dagli anni Sessanta/Settanta c’è stato. Nonostante la legge sancisca eguaglianza di trattamento sul lavoro, la donna ha sopra sé quel “muro di cristallo” (espressione apparsa la prima volta in un articolo nel 1986) che le impedisce di accedere ai più alti gradi della gerarchia. L’intrattenimento non offre prospettive suggestive, concentrandosi perlopiù sulle eccezioni, in specie quelle negative. Il film Il diavolo veste Prada ritrae in un personaggio a chiave la direttrice di “Vogue“, Anna Wintour, una donna il cui pessimo carattere è dovuto alla necessità di difendere un potere.

Può essere paragonata, in questo senso, alla nostra Maria De Filippi: un personaggio che non piace e non può piacere, e non può assurgere ad archetipo di una condizione generale. Sex and the City offre certamente immagini di donne più equilibrate e simpatiche, ma basta vederne qualche puntata per rendersi conto che alle loro vite continua a mancare qualcosa di essenziale.

La prostituzione può essere una scelta? L’A. ricorda una prostituta senza protettore che aveva scritto di provare per i 3000 uomini con cui era stata solamente odio, e s’era tolta la vita a 35 anni.

Il velo, il burqa sono una scelta? Sbaglia la Carfagna a sostenere che il divieto del velo ajuti le musulmane a trovare una loro libertà. Dal 2004 in Francia questo divieto effettivamente esiste, ma solo per quanto riguarda i pubblici ufficj, ed è rivolto a tutti i simboli religiosi, laddove nei pubblici ufficj in Italia c’è sempre un crocifisso.

La soluzione è la solidarietà tra donne.


Donne contro la mafia.

Qualcosa tuttavia si sta movendo: basti pensare alle madri dei desaparecidos, o alle donne di mafia che hanno deciso di collaborare con la giustizia. [06 07]

[1]

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Ah se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d’Urbino
il pennello divino per coronar di gloria
il suo bel volto.
Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!
“Il secondo sesso” (1949) della Beauvoir.
Baruch Spinoza (1632-1677).
Un’edizione del libro “Cuore”, stampato la prima volta nel 1886.
Edmondo De Amicis (1846-1908).
Ragazza anoressica.
Locandina de “La pianista”, film del 2001 diretto da Michael Haneke, dall’omonimo romanzo di Elfriede Jelinek.
Locandina de “Il diavolo veste Prada” (2006), film di David Frankel tratto dal romanzo di Lauren Weisberger.
Meryl Streep (1949) ne “Il diavolo veste Prada”. Il suo personaggio, quello di Miranda Priestly, è ispirato alla direttrice di “Vogue”, Anna Wintour.
Anna Wintour (1949), direttrice di “Vogue”.

Maria De Filippi (1961).
Tre donne col burqa.
Una prostituta.

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