624. Capriccio XXXII.

4 Set

L’alcool. Ad un musulmano.

Tu il cui labbro mai s’appressò al veleno
Che Libero ha temprato al nostro male,
Tu che al nostro peccato originale
Opponi infertile animo, & sereno,
Lascia il casto ideale onde sei pieno,
Che in questo mondo, ahinoi, nulla ci vale!
Ed al marciume circostante uguale
Fermento opponi, & putrido non meno.
Non aspettiamo fiacchi ormai le spie
In cui avranno lingue di dolori
Senza più freni l’orride anomie:
Vèrsati in gola, come me, i bollori
Di Lieo furente, ottuse frenesie:
E, dentro lui, fa il vero te uscir fuori!

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