617. Scheda: Bufalini, “Euromissili, Polonia e la nostra discussione con il Pcus” (1982).

2 Set

Paolo Bufalini (1915-2001), Euromissili, Polonia e la nostra discussione con il Pcus. A cura del P.C.I. F.lli Spada S.p.A., Ciampino – Roma marzo 1982. Pp. 184 compr. ìndice.

Raccolta di discorsi parlamentari, interviste e articoli del senatore comunista, con in appendice l’articolo della “Pravda” del 25/01/1982 e la risposta del PCI sull'”Unità” del seguente 26/01, che dànno conto di un momento di grande freddezza e distacco tra il PCI e il Pcus di Brezhnev. Tutto il materiale risale al quadriennio 1979-’82, e mostra la notevole indipendenza del PCI dall’URSS dieci anni prima del Crollo del muro di Berlino (1989), per quanto non riflettano altro che un atteggiamento moderato nei confronti di eventi che l’Italia, credo, difficilmente avrebbe potuto influenzare o mutare. Gli euromissili sono le testate Pershing e Cruise soprattutto – che gli USA avevano puntato contro l’URSS disseminandone, tramite le basi NATO, l’Europa: erano in numero, allora, di 386; la NATO, proprio nel lasso d’anni coperto da questi brani, chiese poi di portare il loro numero a 572.

Sgonfiatasi la questione della presenza sovietica a Cuba, mentre gli USA erano – secondo il senatore – in grado di colpire l’URSS in qualunque momento, l’URSS aveva come unica arma di difesa/offesa la corsa ad armamenti che non potevano colpire direttamente gli USA ma solamente i paesi membri della NATO. Tra USA e URSS erano stati stilati due accordi, il Salt1 e il Salt2 – un Salt3 era solamente auspicato, al momento -, il secondo dei quali aveva in oggetto solamente gli SS20 di fabbricazione sovietica, risultando utile pertanto solamente al disarmo dell’URSS, mentre non riguardando altri tipi di testate avrebbe acconsentito agli USA di continuare ad armarsi.

L’URSS aveva compreso nel trattato la cosiddetta clausola di dissolvenza, per cui s’impegnava nella cessazione della produzione di SS20 nel momento stesso in cui ne cominciava la costruzione, in modo tale da cominciare, in caso di accordo, immediatamente a diminuire la stessa produzione fino alla cessazione totale. Bufalini fa presente come la corsa agli armamenti sia stata responsabilità precisa degli USA, conseguenza inevitabile della continuata produzione di testate sempre più sofisticate e della loro imposizione a paesi della NATO, come nel caso del Cruise imposto a Comiso, e, più ancòra, della bomba N voluta dall’appena eletto Reagan ed espressamente pensata per l’Europa, in particolare per la Germania occidentale.

Parallelamente a quest’opera favorevole alla pace ma giovevole anche ai rapporti PCI-Pcus, i Comunisti italiani – non tutti: Cossutta si mantenne per esempio su posizioni filorusse – assunsero anche posizioni molto critiche nei confronti dell‘invasione dell’Afghanistan, dovuta ad un’esigenza di difesa del confine meridionale della Russia e ad un progetto di “esportazione del socialismo”, e non sfavorevoli al nuovo corso anticomunista di Polonia (Solidarnosc) e Cecoslovacchia, tanto da causare la reazione inviperita della “Pravda“, già accennata, ma, cosa ancòra più grave, nell’aprile 1981 – cioè quasi un anno prima – una secca censura dell’intervento italiano al XXVI Congresso del Pcus.

Bufalini racconta come, nei 5 giorni precedenti il Congresso, il discorso di Giancarlo Pajetta fosse stato regolarmente tradotto e programmato, e come nessuno si fosse sognato di avvertire che solamente i capipartito (in questo caso Berlinguer, assente giustificato) potessero intervenire: ragione poi effettivamente addotta dai Russi richiesti di spiegazioni. Laddove il delegato del PCF aveva regolarmente parlato, e quando numerosi precedenti, come quello di Togliatti al Congresso del ’49, l’ultimo vivente Stalin, dimostrano che nessuna regola simile era mai stata applicata per l’innanzi. Bufalini, rievocando il fatto, conclude esplicitamente che l’avversione mostrata dal Pcus dipende esclusivamente dalla posizione presa dalla gran parte dei comunisti italiani nei confronti della politica russa in Afghanistan e in Polonia; ma è una posizione coerente con quella che aveva visto il PCI contrario all’invasione, per rappresaglia, del Vietnam da parte della Cina. Il PCI è per la pace e l’autodeterminazione dei popoli; anche se l’Afghanistan ha bisogno di socialismo, deve trovare da solo la via per arrivarci. Brezhnev ha dichiarato che il Pcus ha ottimi rapporti con i partiti comunisti occidentali, ma pur di non riferirsi all’Italia, che ha il primo partito comunista d’Occidente, cita paesi in cui il PC ha lo 0,4% dei consensi, o i casi dell’Austria e della Danimarca, dove il PC ha avuto rispettivamente 7 e 2 seggj nei momenti di auge relativa, e dove ora non ha più nemmeno quelli. Per converso Bufalini trova lodevoli le sue parole circa gli armamenti, con le quali si mostra aperto ad una distensione. L’impressione generale è che il distacco dal Pcus sia stato dovuto ad un prevalere tra i comunisti italiani di sentimenti prima ancòra moderati che propriamente democratico-liberali; spettò a figure di per sé non rilevantissime come Bufalini accompagnare il PCI al sepolcro. [03 07].

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