Archivio | 16:22

618. Scheda: Albee, “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (1962).

2 Set

Edward Albee (1928), Chi ha paura di Virginia Woolf? [“Who’s afraid of Virginia Woolf?”, 1962], trad. Ettore Capriolo, A. Mondadori, “Gli Oscar” L 206, Milano 1975. Pp. 121 + ìndice + catalogo.

Scena dal film (1966) di Mike Nichols con Elisabeth Taylor nella parte di Martha e Richard Burton nella parte di George.

Dramma in 3 atti (I. Giochi e divertimenti; II. Valpurgisnacht; III. Esorcismo) con 4 attori, il professore universitario George, 46 anni, storico; sua moglie, Martha, 52 anni ben portati, figlia del rettore della locale (New Carthage) università; e i giovani Nick, biologo, 28 anni, e Honey, 26, sua insignificante moglie, fragile e bruttina. George e Martha rientrano a casa alle 2.00 del mattino, piuttosto brilli, reduci da una festa alla quale hanno consciuto Nick e Honey. Nick è in predicato per venire ad insegnare nell’università, e il tirannico padre di Martha ha raccomandato ai due di essere gentili con la giovane coppia. E’ per questo che nonostante la tardissima ora Martha li ha invitati a raggiungerli da loro. Il rapporto di forze nella coppia dei più anziani, squilibrato in favore di Martha, è invertito rispetto a quello che tiene insieme la coppia più giovane. Il rapporto tra George e Martha è infernale, e i due non si curano di farsi trovare dai due giovani nel bel mezzo di un litigio. Quello che George non vuole è che Martha parli loro del bambino, ossia di loro figlio Jim, che ormai è grande, compirà 21 anni l’indomani, e per l’occasione verrà a trovarli. Durante la lunghissima visita Martha civetta in modo patetico con Nick, bel ragazzone biondo, un vincente nella lotta per la vita. Non come George, che è consapevole di essere un perdente, e che ha deluso le aspettative sia di Martha sia del di lei padre quando si è trattato di dimostrarsi in grado, trovando finanziamenti per l’università, di prendere il posto del vecchio. George è rimasto professore associato, e non ha mai fatto carriera. Continua a leggere

617. Scheda: Bufalini, “Euromissili, Polonia e la nostra discussione con il Pcus” (1982).

2 Set

Paolo Bufalini (1915-2001), Euromissili, Polonia e la nostra discussione con il Pcus. A cura del P.C.I. F.lli Spada S.p.A., Ciampino – Roma marzo 1982. Pp. 184 compr. ìndice.

Raccolta di discorsi parlamentari, interviste e articoli del senatore comunista, con in appendice l’articolo della “Pravda” del 25/01/1982 e la risposta del PCI sull'”Unità” del seguente 26/01, che dànno conto di un momento di grande freddezza e distacco tra il PCI e il Pcus di Brezhnev. Tutto il materiale risale al quadriennio 1979-’82, e mostra la notevole indipendenza del PCI dall’URSS dieci anni prima del Crollo del muro di Berlino (1989), per quanto non riflettano altro che un atteggiamento moderato nei confronti di eventi che l’Italia, credo, difficilmente avrebbe potuto influenzare o mutare. Gli euromissili sono le testate Pershing e Cruise soprattutto – che gli USA avevano puntato contro l’URSS disseminandone, tramite le basi NATO, l’Europa: erano in numero, allora, di 386; la NATO, proprio nel lasso d’anni coperto da questi brani, chiese poi di portare il loro numero a 572.

Sgonfiatasi la questione della presenza sovietica a Cuba, mentre gli USA erano – secondo il senatore – in grado di colpire l’URSS in qualunque momento, l’URSS aveva come unica arma di difesa/offesa la corsa ad armamenti che non potevano colpire direttamente gli USA ma solamente i paesi membri della NATO. Tra USA e URSS erano stati stilati due accordi, il Salt1 e il Salt2 – un Salt3 era solamente auspicato, al momento -, il secondo dei quali aveva in oggetto solamente gli SS20 di fabbricazione sovietica, risultando utile pertanto solamente al disarmo dell’URSS, mentre non riguardando altri tipi di testate avrebbe acconsentito agli USA di continuare ad armarsi. Continua a leggere

617. Scheda: Lehner, “Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse” (2002).

2 Set

Giancarlo Lehner (1943), Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse. Vol. in allegato a “Panorama”, Milano ottobre [2002]. Pp. 112.

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Il legittimo sospetto è un concetto introdotto da Berlusconi, che ha fatto modificare la legge in modo da poter trasferire la celebrazione dei processi da una città all’altra quando sia dimostrato fondato appunto il sospetto che gl’inquirenti abbiano pregiudizî contro il raggiunto da avviso di garanzia. Si tratta però di una novità legislativa risalente a dopo il 1994, quando il diretto responsabile inaugurò in uno la propria carriera politica e un lungo duello con la magistratura, il cui orientamento ideologico (“comunista“, com’egli dice) e la cui azione politica ha sempre – da dopo Mani pulite – avversato fieramente.

Il presente è un libello che non manca d’interesse, dal momento che pone in rilievo fatti della storia della magistratura che sono in sé rilevanti; e io voglio darne una lettura ingenua, tentando di trarne quel che può trarsene, non perché sono sicuro che possa veramente trarsene alcunché, ma perché tento di trarre qualcosa da tutto quello che leggo. Continua a leggere