Archivio | settembre, 2010

631. Recuperare il tempo perduto.

27 Set

Il giorno giovedì 23 settembre un ottimo amico e bravissimo scrittore, Remo Bassini, compiva gli anni. Benché io sia ultimamente impegnatissimo in un nojoso lavoraccio di ricopiatura di scartafaccj, scartocchiature e stracciafoglj, avevo promesso di far pervenire allo stesso un piccolo sòno per il suo giorno natale; per sopravvenuti contrattempi, che anche in una vita priva affatto di emergenze di rilievo come la mia non mancano mai di sconcertare tutt’i meglio fondati progetti, poi la cosa non si poté fare, per quanto il tempo paresse non solo esserci, ma persino avanzare. Rimedio ora, come so e posso, non con un sonetto solo – quello appunto promesso – ma quattro, ad usura, quanti sono i giorni che trascorsero dalla scadenza ultima. Sperando che il gesto, quando non quest’informi parti dell’orsa, tornino graditi almeno (come dichiarato nell’ultimo sonetto) nell’intento, se il mio scarso ingegno non ha saputo farli più aggraziati.

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Acrostico.

Prilli sull’asse proprio ogni celeste
Ente preposto in te a versare influssi:
Renda fama, apra vie, prodighi lussi
Rapido, e a sconcertar le case infeste.
Erta ogni via si spiani, a gioje, a feste
Movi; e la Moira, fati a te inescussi
Offrendo, alle tue soglie sempre bussi,
Bandendo dai tuoi tetti odj e tempeste.
Ardano come in cielo gli asterismi
Su questa terra i fuochi celebranti;
Soffra il tuo male tutt’i cataclismi.
Invitto resta fin dei tremolanti
Nestori agli anni, & senza senapismi,
In gamba sempre, excelsior, sempre avanti!!

Mesostico.

Pigro, tardo, osciTANte a te oggi vengo,
Oh REMO, ecco, e TI porgo non  più inviti
Fiori, ma non perTANto, oh via, appassiti
(O se pure appassiTI, io questi tengo).
Valga questo per AUspice, io sostengo,
Di Crono ch’a te auGUsti e non spediti
Meni i passi, e t’arRIda d’infiniti
Anni, & successi.  Ah, retore divengo!
Questi recati a  TE quattro dì appresso
Quattro volte ti  REndan più longevo
Di quanto insino a MO ti fu concesso:
E in quello che ser BASti tuo primevo
Stato pervieni inSIno, o ad un dipresso,
Del cucco agli anNI, lieto in ogni evo!

Telestico.

Dirti quant’onta è a me non so se occorRE,
Che ben so, come sa quasi ogni sceMO,
Che ridursi così sempre allo streMO
Prassi non certo è ad altre da anteporRE;
Ma se l’affetto bene mi soccorRE,
Benché sia il fallo tale che ne geMO,
Accogli, e bene so c’intendereMO,
Tutto ciò onde l’amico può disporRE.
Son quattro umili fiori, uniti in corBA,
Umili sì, ma più che prometteSSI
Ancor dentro gli stabiliti termiNI;
Da un seme avvien tutt’un giardino germiNI?
Per quattro vite abbiti dunque in eSSI
Di che non far di te la terra orBA.

Anagrammatico.

L’arti con cui sperai ora pietire
D’ottenere il perdòno conseguendo
(Che forse coronato avrei tacendo),
Benché fallite, non M’OSIN BASIRE.
Poiché s’effetto latita all’agire,
Appellarmi all’intento almeno intendo,
E a quel che, a ben intender, van dicendo,
Che, benché goffo, non IN BASS’Ò MIRE.
Per quanto costi, ecco licenzierò
Questi miei versi; se non eccellente,
Sarà negletto che SI SEMBRI? Ah, NO!
Basti che a questi non ne aggiungerò;
Né detrarrò al ben povero presente
Con altro dono; & M’INABISSERÒ.

630. Dammi retta.

14 Set

Massimiliano Bossini, classe 1976, è nato e cresciuto a Brescia. Ora vive in Valsolda, sulla sponda comasca del lago Ceresio. Si è dedicato negli anni a numerosi lavori pratici: dall’allestitore fieristico al magazziniere, dall’impiegato tecnico al metalmeccanico.Da qualche tempo scrive versi, in particolare, da un anno a questa parte, grazie ad un periodo sabbatico, si sta dedicando in maniera più assidua alla poesia. Ha al suo attivo una recente raccolta intitolata Forcipe, pubblicata con l’editrice Il filo.

Torna in fabbrica, Massimiliano.

629. Che vita, che vita.

14 Set

La settimana scorsa, sempre in tema di rami secchi, sono andato a cambiare avvocato. Non che conosca molto bene l’avvocata che avevo scelto: l’avevo scelta, se così si può dire, esclusivamente dietro segnalazione di una ragazza che fa praticantato nello studio di ess’avvocata, e non avendo motivo di preferire l’una (quella assegnatami d’ufficio) all’altra (l’avvocata che dovrei ancòra avere, credo), ho accettato di trasferirmi da quest’ultima. Ma, appunto, andandomene non voglio avere nessun filo diretto coi cazzi miei: per quanto mi risulta, l’inverno scorso l’ho sempre passato sotto i portici, e non un cane alzò un dito per me. Non che dovesse: ma, appunto, non l’ha fatto. Mi volgo all’indietro, guardo al passato, e vedo che è sempre quello. I quattro mesi invernali passarono proprio lì sotto, non sono cambiati di una virgola. Andò tutto benissimo, ci mancherebbe, e magari, volendo, potrei anche ripetere l’esperienza. Non mi chiedo, però, angosciato, “Fino a quando, mio dio?”, perché non è questo il punto – fino a che le forze lo consentano, è ovvio, o cose come la salute, o la tolleranza dell’attuale giunta, o della forza pubblica, o il mancato insorgere di complicazioni come una carcerazione, o un ricovero in qualche clinica per malati di mente. Non è questo il punto: il punto è che sono un disperso, la mia solitudine è grande assai, non faccio nulla per nessuno, nessuno fa nulla per me. Non c’è nemmeno una causa a cui pensi di consacrarmi, o uno scopo. A questo mi riferisco, coi rami secchi: non che facciano danno, ma è assolutamente meglio mollare tutto quello che non ha una funzione, uno scopo avvertibile, un fine apprezzabile. Non so se mi spiego. Continua a leggere

628. Rigoletto (dopo breve riflessione).

13 Set

Grazie alla segnalazione di Marco Palasciano, che avvertiva che una signora stava caricando l’intero Rigoletto televisivo di qualche giorno fa su youtube, ho potuto godere di questa meraviglia:

Prevengo: io non sono Elvio Giudici, non penso che il disco o il videosupporto di un’opera debbano avere valore pedagogico, ma questa produzione (comme d’habitude dovuta ad Andrea Andermann, credo che non esista per altro al mondo che le mondovisioni) è stata vista da un miliardo di persone. Continua a leggere

627. Rami secchi.

11 Set

Tagliarli, sempre.

626. Scheda: Marzano, “Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne”.

8 Set

Michela Marzano (1970), Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne. A. Mondadori, maggio 2010. Pp. 160.

Michela Marzano (1970), filosofa.

E’ un saggio in cui, a detta dell’autrice, con le armi della filosofia si analizza la condizione delle donne, specialmente in Italia, per verificare se ancòra hanno valore le conquiste degli anni Sessanta/Settanta. Dato che la trattazione è particolarmente incentrata sul nostro paese, a differenza degli altri saggj dell’autrice questo è stato redatto direttamente in italiano.

"Sii bella e stai zitta", saggio, 2010.

Lo spunto è stato, nel 2009, lo scandalo delle escort di palazzo Grazioli; Sgarbi in quell’occasione ha sostenuto che da sempre le belle donne vanno con gli uomini ricchi e famosi. L’A. è intervenuta con Barbara Palombelli su “Repubblica” per denunciare il maschilismo di Berlusconi, e s’è ovviamente ritrovata con la casella mail zeppa di lettere d’insulti – tra le altre mail, una che la esortava al silenzio, dato che non sapeva che nessuno in Italia era d’accordo con lei. Continua a leggere

625. Ma andate a dar via il culo!

4 Set

Jeri ho fatto una capatina alla Civica, giusto per andare in bagno, così ho incontrato anche F., con cui parlo volentieri. S’è parlato del più e del meno, del per e del diviso, insomma si è parlato – specialmente di libri, &c. Della situazione che c’è nel covo dei mantenuti non m’ha detto nient’altro se non che “Oggi c’è un’atmosfera un po’ mefitica”, ragion per cui ho pensato che Grazia Scrofa fosse tornata ad ammorbare vieppiù l’ambiente con qualche scarica delle sue famose tonanti scorregge. E invece no, non ce n’era traccia. Era in vacanza, fino a qualche tempo fa, magari c’è ancòra. A me è stato anche detto che ha tentato di strumentalizzare la situazione in modo da essere trasferita in qualche ufficio, dove può starsene sola sola a scaccolarsi le dita dei piedi, senza utenza rompicoglioni in mezzo alla gloria. Non so, in ogni caso ha sbagliato grosso e la riduco a brandelli.

Però dalle vacanze è tornato quel coso, là, come si chiama?, Francesco, Paolo, o Francesco Paolo, insomma, il sordo, che mi ha chiesto di seguirlo in corridojo per un’importante comunicazione. Ora, il sordo è sordo, e su questo perlopiù non ci piove – ogni tanto, però, qualcosa sente (se sia falso invalido o no non l’ho mai saputo per certo, posso solo darlo per scontato) – , ma il problema grosso è che è un coglione. Era lui che si è prestato a far da guardia del corpo alle due chiatte, che pensavano evidentemente che avrei dato in escandescenze (io? e quando mai?). Mi ha detto infatti che era stato fatto il suo nome per via di questo episodio, e che ancòra non era stato sentito, ma che aveva detto della questione del lancio dell’oggetto – a chi, mi permett di chiedere, se ancòra non era stato sentito da nessuno? e che crede che la denuncia sia catalizzata [!!] sulla questione di esso lancio di esso oggetto. E mi ha chiesto pure scusa, e mi ha detto che non poteva fare altrimenti.

Gli ho detto che capivo benissimo, e che sapevo benissimo aver egli fatto solo il suo dovere. Oh figlio di una troja ipocrita e rottanculo.

Anch’io non posso fare altrimenti, se è per quello, ma mica chiedo la benedizione a nessuno!

Sia F. che Paolo Francesco erano e sono abbastanza assidui in rete, solo che F. ci ha trovato, pare, qualcosa di buono, in quello che scrivo. Per quella merdaccia nonudente di Francesco Paolo io sono rimasto quello “che si permette di scrivere cose degli altri” – ricordo una volta, ancòra tempo fa, che vociava dietro la porta del magazzino.

F. è una brava persona, l’unica che abbia trovato lì dentro. Non dico che mi occorra trovare brave persone nelle biblioteche che frequento, ci mancherebbe: me ne fotto. Ma dato che è venuto fuori tutto quello che è venuto fuori, è stato inevitabile per me notare come sia stata la sola a comportarsi decorosamente.

Temo un po’ che questo le possa creare problemi. Mentre si parlava, si sentiva come al solito vociare ad un livello di decibel superiore al sostenibile, da dietro la maledetta porta del magazzino. F. ha fatto una cosa che non fa nessuno: si è alzata, ed è andata a chiedere che abbassassero la voce. C’è soprattutto un inserviente buzzurro che in particolare fa molto casino, si sentiva quasi solo lui. Dopodiché s’è alzata per andare a recuperare un libro richiesto in consultazione da un’utente al banco. L’inserviente buzzurro è uscito dalla porta del magazzino, e ha detto, rivolto a qualcuno che stava alle sue spalle: “Ma non preoccupatevi, quella è pazza“. Le ci mancherebbe solo di subire un mobbing per causa mia!

Questi posti sono puttanaj schifosi, dovrebbero essere o chiusi definitivamente, o finire bruciati con tutto il personale, o completamente rinnovati.

Ancòra non ho capìto come mai i bibliotecarj debbano essere così teste di cazzo.

Per questo non vedo l’ora di prenderne un bel po’ a mazzate sull’escrescenza: così vedo quanti nidi di mosche ciànno dentro.

624. Capriccio XXXII.

4 Set

L’alcool. Ad un musulmano.

Tu il cui labbro mai s’appressò al veleno
Che Libero ha temprato al nostro male,
Tu che al nostro peccato originale
Opponi infertile animo, & sereno,
Lascia il casto ideale onde sei pieno,
Che in questo mondo, ahinoi, nulla ci vale!
Ed al marciume circostante uguale
Fermento opponi, & putrido non meno.
Non aspettiamo fiacchi ormai le spie
In cui avranno lingue di dolori
Senza più freni l’orride anomie:
Vèrsati in gola, come me, i bollori
Di Lieo furente, ottuse frenesie:
E, dentro lui, fa il vero te uscir fuori!

623. Capriccio XXXI.

4 Set

Piscio.

A che occultar nell’ombra degli androni
L’escreto delle reni, oh pisciatori,
Quando a svelarlo bastano fetori,
Più brutti che in sé i sessi e le minzioni?
All’ombra di Piramidi e Mennoni
Neghi Erodoto adesso i suoi stupori;
Laurei l’Apella, tratto a questi afrori,
Non più soltanto in faccia ai Faraoni!
Che mingj occulto, se sta il piscio spaso?
Non contenta che a mezzo gli Esculapj
Vescica sgonfia, e puzza sotto il naso!
Se al premito gagliardo in te non capi,
Si mostrino, mancando più atto vaso,
Ciornie grondanti, & lubrici Priapi!

622. Capriccio XXX.

4 Set

La gente si veste

Non mi domanderò che stravagante
Idea prenda la gente che si veste
Di prender queste stoffe, e lasciar queste,
Scernendo oltre il leggero, & il pesante.
Non mi scervellerò sul taglio, & tante
Norme d’accostamenti, e quale investe
Senso tal tinta al dì di certe feste,
Se il verde placa, o è il rosso elettrizzante.
Non cercherò, della città, le zone
Più adatte a traversarsi in quale e chente
Foggia, ossia meno o più, e per che ragione;
Né a saper quanto spende io andrò la gente
A interrogar, per lino, o per cotone.
Non saprò mai. Non me ne frega niente.

621. Scheda: AAVV, La conferenza operaja (1970).

3 Set

La Conferenza operaia. Dopo l’”autunno caldo” il convegno degli operai comunisti rivendica con forza il rinnovamento democratico e socialista del paese. Con un Discorso di apertura di Rodolfo Bellini, una Relazione introduttiva di Fernando Di Giulio e interventi di Davide Sabbadini, Antonietta Marcante, Eddio Lori, Angelo Sion, Piero Angiolini, Liliana Battistelli, Angelo Cremonini, Carlo Parodi, Emma Menon, Giuliano Pajetta, Salvatore Hernis, Giorgio Salvini, Walter Moretti, Rinaldo Scheda, Gabriella Sbreviglieri, Salvatore Careri, Ivano Perini, Antonio Panderi, Giorgio Amendola, Giorgio Giorgini, Giovanni Guerra, Anna Maria Del Grande, Mauro Venegoni, Saul Cosenza, Franco Sartori, Giorgio Cipriani, Giovanni Salvai, Mazzola, Umberto Vivaldi; un Discorso conclusivo di Enrico Berlinguer; interventi scritti di Nicolino Fiscelli, Giovanni Gerbi, Roberto Balilli, Edoardo Battisti, Ennio Cadeddu, Sebastiano Desogus, Antonio Esposito, Vito Giuliano, Primo Greganti, Raffaele Labriola, Nello Lanzone, Nicola Lungo, Giovanni Milanese, Roberto Pistilli / Armando Filippi, Paolo Prandi, Augusto Pampanelli, Marzio Roggero, Attilio Sabbadini, Renzo Serrelli, Sergio Tolentinati, Enzo Zelli, Collettivo della IX sez. “A. Banfi” Torino, Maurizio Davolio, Cellula PCI dell’ANIC, Sezione Vigili urbani, Lino Zancanaro, Carlo Mazzoli, Francesco Guarneri; saluti delle delegazioni dei tranvieri di Milano, della Vegnastampa di Pomezia, della FINA di Genova, delle Creazioni Bellini di Firenze, dell’Istituto Poligrafico dello Stato. Editori Riuniti, Roma apr. 1970. Pp. 405 + Catalogo della collana “Il punto”.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/6/64/1970operai.JPG/250px-1970operai.JPGCome ricorda Berlinguer nella sua conclusione sulla V Conferenza nazionale degli operaî comunisti, Milano 28/02-01/03/1970, lo stato italiano ha fino a quel momento reagito con la violenza alle rivendicazioni degli operaî attraverso l’applicazione da parte di Tambroni e Scelba del codice Rocco in materia di scioperi, un codice fascista che ha lasciato parecchî morti sul terreno, e altri ha costretto all’emigrazione. Col boom economico, una leggenda inventata dallo strapotere padronale e retta su 2 milioni di disoccupati e un costante ricatto ai danni dei lavoratori sfruttati e sottopagati, qualche conquista era stata fatta, per essere però seguìta da un triennio (’64-’66) di crisi. Alla fine del 1967, in concomitanza con la IV Conferenza operaja (Torino) c’era stata una ripresa della lotta all’interno delle aziende. Lo stretto àmbito aziendale era stato superato nel corso del ‘68; entro la fine dell’anno la maggioranza delle fabbriche grandi e medie, sull’onda anche del successo elettorale delle sinistre il 19 maggio, era coinvolta nelle rivendicazioni, e la lotta aziendale si era fusa con le lotte rivendicative nazionali. Continua a leggere

620. Scheda: Reynolds, “Sporco e pulito. Storia ragionata degli apparati igienici e dei luoghi di decenza” (1943).

3 Set

Reginald Reynolds (1905-1958), Sporco e pulito. Storia ragionata degli apparati igienici e dei luoghi di decenza [“Cleanliness and Godliness: or The Further Metamorphosis. A discussion of the problems of sanitation raised by Sir John Harington, &c.“, 1943], trad. Francesco Saba Sardi, Sugar Editore, Milano genn. 1961 (2). Pp. 339 + ìndice.

Il cesso con sciacquone inventato da John Harington.

Opera, curiosissima e bellissima, compilata dall’autore durante la II Guerra mondiale, a Londra, nelle subsecività e nei momenti d’ozio forzato, parte nei rifugj antiaerei e ad ore improbe (persino alle quattro del mattino), sotto i bombardamenti.

Il libro, come reca il titolo inglese, è dedicato all’elisabettiano sir John Harington, del cui volume The Metamorphosis of Ajax [La metamorfosi d’Ajace], 1596, il presente testo dovrebbe essere una raccolta di postille scientificamente aggiornate. Lo Harington fu inventore di un cesso con sciacquone, pare il primo della storia moderna almeno, molto apprezzato dalla regina Elisabetta; benché sia la Grande, sia la regina Anna, sia la regina Vittoria avessero in dotazione cessi fondati su similare, modernissimo principio, l’introduzione del marchingegno in Inghilterra fu assai lenta e faticosa, fin verso la fine dell’età vittoriana. Il titolo dell’opera si spiega col fatto che Ajace discendeva da Saturno, che diverse fonti sono concordi – tranne qualcuna, come Plinio, che lo identifica con un parente di Priapo – nell’indicare come paredro di Stercuzio [1]; Saturno è dio delle messi, Stercuzio, complementarmente, quello della concimazione. Esistette anche una dea apposita per gli scarichi, Cloacina. Continua a leggere

619. Scheda: Roche, “Zone umide” (2008).

3 Set

Charlotte Roche (1978), Zone umide [“Feuchtgebiete”, 2008], trad. Eleonora Servalli, Rizzoli coll. “24/7”, Milano ott. 2008. Pp. 192.

https://i2.wp.com/www.deastore.com/covers/978/881/702/batch3/9788817025829.jpgHelen Memel è una diciottenne, figlia di genitori divorziati – vive con la madre, leggermente isterica, e il fratello Toni – , che ha un rapporto del tutto antigienista (o veramente igienista, nature proprio) con il proprio corpo. Ama e mangia tutte o quasi le proprie secrezioni – eccettuate le feci, probabilmente per il tabù che le ossessioni della madre le hanno instillato (la madre ha sempre avuto orrore delle feci, e ha sempre passato in bagno meno tempo possibile) – , comprese le caccole del naso, le cispe, il muco vaginale, lo smegma. Si lava la vagina il meno possibile, ad onta di quello che le dicono a proposito delle terribili infezioni che può provocare l’incuria, e gode dei proprj odori, che agiscono a livello subliminale sul maschio, rendendola irresistibile. E’ sessualmente molto disinibita ed evoluta, frequenta anche regolarmente un bordello per avere rapporti saffici. C’è una parte del corpo che ha un ruolo centrale nel romanzo – che ha trama esilissima e in gran parte si limita a registrare gli esperimenti di Helen e le sensazioni che ne deriva – , ed è l’ano. Helen, benché così giovane, soffre di emorroidi: sono sempre state secche e non sono mai state operate, dal momento che il medico le ha detto che occorre aspettare che maturino. Il rigonfiamento intorno allo sfintere forma quello che Helen chiama il cavolfiore. Esso cavolfiore rende i rapporti anali più laboriosi, ma non dolorosi; e chi vuole avere rapporti con lei deve accettare il cavolfiore, penetrarlo, leccarlo, ficcarci il naso dentro. Per i rapporti anali ha una doppia opzione: con mousse al cioccolato o senza. Dato che ci sono uomini che amano estrarre il pene sporco di cacca a fine rapporto, e uomini che non lo amano, ha acquistato una sorta di olisbo metallico che si può adattare al tubo della doccia, còl quale si riempie il retto d’acqua: il metodo è riempirsi ed espellere finché l’acqua esce limpida. Continua a leggere

618. Scheda: Albee, “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (1962).

2 Set

Edward Albee (1928), Chi ha paura di Virginia Woolf? [“Who’s afraid of Virginia Woolf?”, 1962], trad. Ettore Capriolo, A. Mondadori, “Gli Oscar” L 206, Milano 1975. Pp. 121 + ìndice + catalogo.

Scena dal film (1966) di Mike Nichols con Elisabeth Taylor nella parte di Martha e Richard Burton nella parte di George.

Dramma in 3 atti (I. Giochi e divertimenti; II. Valpurgisnacht; III. Esorcismo) con 4 attori, il professore universitario George, 46 anni, storico; sua moglie, Martha, 52 anni ben portati, figlia del rettore della locale (New Carthage) università; e i giovani Nick, biologo, 28 anni, e Honey, 26, sua insignificante moglie, fragile e bruttina. George e Martha rientrano a casa alle 2.00 del mattino, piuttosto brilli, reduci da una festa alla quale hanno consciuto Nick e Honey. Nick è in predicato per venire ad insegnare nell’università, e il tirannico padre di Martha ha raccomandato ai due di essere gentili con la giovane coppia. E’ per questo che nonostante la tardissima ora Martha li ha invitati a raggiungerli da loro. Il rapporto di forze nella coppia dei più anziani, squilibrato in favore di Martha, è invertito rispetto a quello che tiene insieme la coppia più giovane. Il rapporto tra George e Martha è infernale, e i due non si curano di farsi trovare dai due giovani nel bel mezzo di un litigio. Quello che George non vuole è che Martha parli loro del bambino, ossia di loro figlio Jim, che ormai è grande, compirà 21 anni l’indomani, e per l’occasione verrà a trovarli. Durante la lunghissima visita Martha civetta in modo patetico con Nick, bel ragazzone biondo, un vincente nella lotta per la vita. Non come George, che è consapevole di essere un perdente, e che ha deluso le aspettative sia di Martha sia del di lei padre quando si è trattato di dimostrarsi in grado, trovando finanziamenti per l’università, di prendere il posto del vecchio. George è rimasto professore associato, e non ha mai fatto carriera. Continua a leggere

617. Scheda: Bufalini, “Euromissili, Polonia e la nostra discussione con il Pcus” (1982).

2 Set

Paolo Bufalini (1915-2001), Euromissili, Polonia e la nostra discussione con il Pcus. A cura del P.C.I. F.lli Spada S.p.A., Ciampino – Roma marzo 1982. Pp. 184 compr. ìndice.

Raccolta di discorsi parlamentari, interviste e articoli del senatore comunista, con in appendice l’articolo della “Pravda” del 25/01/1982 e la risposta del PCI sull'”Unità” del seguente 26/01, che dànno conto di un momento di grande freddezza e distacco tra il PCI e il Pcus di Brezhnev. Tutto il materiale risale al quadriennio 1979-’82, e mostra la notevole indipendenza del PCI dall’URSS dieci anni prima del Crollo del muro di Berlino (1989), per quanto non riflettano altro che un atteggiamento moderato nei confronti di eventi che l’Italia, credo, difficilmente avrebbe potuto influenzare o mutare. Gli euromissili sono le testate Pershing e Cruise soprattutto – che gli USA avevano puntato contro l’URSS disseminandone, tramite le basi NATO, l’Europa: erano in numero, allora, di 386; la NATO, proprio nel lasso d’anni coperto da questi brani, chiese poi di portare il loro numero a 572.

Sgonfiatasi la questione della presenza sovietica a Cuba, mentre gli USA erano – secondo il senatore – in grado di colpire l’URSS in qualunque momento, l’URSS aveva come unica arma di difesa/offesa la corsa ad armamenti che non potevano colpire direttamente gli USA ma solamente i paesi membri della NATO. Tra USA e URSS erano stati stilati due accordi, il Salt1 e il Salt2 – un Salt3 era solamente auspicato, al momento -, il secondo dei quali aveva in oggetto solamente gli SS20 di fabbricazione sovietica, risultando utile pertanto solamente al disarmo dell’URSS, mentre non riguardando altri tipi di testate avrebbe acconsentito agli USA di continuare ad armarsi. Continua a leggere

617. Scheda: Lehner, “Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse” (2002).

2 Set

Giancarlo Lehner (1943), Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse. Vol. in allegato a “Panorama”, Milano ottobre [2002]. Pp. 112.

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Il legittimo sospetto è un concetto introdotto da Berlusconi, che ha fatto modificare la legge in modo da poter trasferire la celebrazione dei processi da una città all’altra quando sia dimostrato fondato appunto il sospetto che gl’inquirenti abbiano pregiudizî contro il raggiunto da avviso di garanzia. Si tratta però di una novità legislativa risalente a dopo il 1994, quando il diretto responsabile inaugurò in uno la propria carriera politica e un lungo duello con la magistratura, il cui orientamento ideologico (“comunista“, com’egli dice) e la cui azione politica ha sempre – da dopo Mani pulite – avversato fieramente.

Il presente è un libello che non manca d’interesse, dal momento che pone in rilievo fatti della storia della magistratura che sono in sé rilevanti; e io voglio darne una lettura ingenua, tentando di trarne quel che può trarsene, non perché sono sicuro che possa veramente trarsene alcunché, ma perché tento di trarre qualcosa da tutto quello che leggo. Continua a leggere