613. Capriccio XXIX.

23 Ago

LA GENTE RIDE.

Febo, io prego te, che a Marsia il vello
Levasti un dì, stanco di stonature:
Un tuo fedele a tante voci impure
Le orecchie ha esposte; e a te par forse bello?
Ghigni, cachinni, risatazze, e quello
Che cavar può dalle più stracce e dure
Corde vocali l’aria, alle tue alture
Certo non giunge; sennò sai il macello!
Deversa a scoppî da ogni gorgia stretta,
Eolo, tua figlia, ché, quasi il maniaco
Al gabbio, l’ha in balìa una barzelletta!
Lei, nata all’ancia; al distico elegiaco!
Ma poiché manco l’ira tua saetta,
Momo a te! E ad un bel blocco cardiaco.
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