611. Capriccio XXVII.

22 Ago

NON ESPRIME ALTRO CHE FASTIDÎ.

Mai non udii sfogliare una rivista
Con tanto chiasso quanto il mio vicino;
Mi prudono ambo i piedi, ed ho un moschino
Nell’orecchio, e fa bzzz; stanca ho la vista.
Di letture da farsi ho lunga lista,
E – peggio – ho libri, e non ho comodino;
Scompisciato è l’androne, e nel destino
Credere non mi riesce, benché insista.
Le cioce gaye – non la mia misura –
Sono rotte, e già tocca il grattacorde
La chitarra non lungi; è una jattura.
Urlan due stronze – ma che sono sorde? –
La panchina mi par sempre più dura.
Zanzare ovunque. Ho le mutande lorde.
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