609. Capriccio XXV.

22 Ago

I SAMPIETRINI E IL VANDALO.

Tu che dormicchî in ben disposte file,
Dal nome untuoso, stolido e retrivo,
Nescio del tuo potere sovversivo,
Che Marx aspetti ancòra, oh Lump tu vile?
Giusta questa città, che gabba stile
Nerbo mancante – non è difettivo
Ciò che non è – tu sei tanto malvivo
Che a pesticciarti gemi: Oh! ben gentile.
Avess’io in bocca la virtù d’Anfione,
Io ti solleverei con flammeo metro
Contro la Mole (è brutta!) e la Regione.
Ma poiché forza manca anche a me tetro,
Ammacca almeno – & sarò contentone –
Quel Re di ferro ergentesi qui dietro.
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