606. Scheda: “Le potenti dinastie dell’Egitto” (2000).

22 Ago

Le potenti dinastie dell’Egitto. L’impero dei Ramses. Collana “Antiche Civiltà” [n. 3 (?)], S. Di Fraia Editore [in cop.] / Editoriale Zeus [all’int.], La Spezia 2000. Pp. 127 compresi risguardo, front., ìndice.

Compilazione scolastica, frutto di evidente cura redazionale, dal testo terribilmente pasticciato e sparso di refusi, comunque informativo e chiaro, senza derive antiscientifiche.

Per quanto riguarda l’assetto territoriale, l’Egitto occupa una regione formatasi a Nord, dove s’apre il delta del Nilo, assai per tempo; durante il Terziario, nel Miocene, la valle del Nilo era già tracciata; essa sarebbe stata riempita dalle acque del Mediterraneo nel susseguente Pliocene, grosso modo fino all’altezza della città d’Assuan, e le acque avrebbero raggiunto un’altezza di 200 m. sopra il livello attuale. Ritiratesi nel corso dell’Eocene con ondate successive, le acque avrebbero lasciato traccia del loro passaggio sui versanti, dal caratteristico profilo a terrazze.

Grazie al noto fenomeno delle esondazioni, la valle è incredibilmente fertile; Erodoto, visitatore del paese nel V sec. a.E.V., testimonia che mai il popolo v’ha sofferto la fame – ciò che quando pure è avvenuto, è stato per disordini e contrasti interni –, crescendovi i frutti della terra in grande abbondanza e spontaneamente.

L’inizio della storia egiziana è fissato con una certa precisione al 2783 a.E.V., cól primo faraone storico o solo semimitico, Manes, capostipite della I dinastia. In tal modo si ha l’impressione che l’Egitto nasca con una civiltà ed un’arte raffinatissime, un assetto politico definitivo ed una popolazione etnicamente piuttosto omogenea come da un momento all’altro; di fatto la fase storica e documentabile dev’essere fatta precedere da una lunga evoluzione da presupposti ben rappresentati – in un ampio contesto culturalmente omogeneo, comprendente anche il Sudan, principalmente, o l’Eritrea – da un’arte rupestre che non si distingue particolarmente dalle altre parti d’Africa; l’evoluzione e il grandioso sviluppo sono da vedersi nel quadro di una lunga dicotomia – avvertibile poi durante tutta la storia dell’Impero in varie forme – tra il più antico Sud e il Nord; la storia leggendaria tramandata dei millennj precedenti ha protagonisti Osiride, poi autore dell’unificazione dei due regni del Nord e dell’Est; e Horus suo figlio che avrebbe quindi annesso il regno di Seth divinità meridionale (ctonia e più tardi anche marina): sono gli dèi, o neteru etnici dell’Egitto, che sono con Iside sposa di Osiride, Amun-Rê o e Aton divinità solare, ai vertici del ricchissimo pantheon egizio: una singola enumerazione di divinità su un monumento funebre arriva ad elencare oltre 500 nomi, ma in totale dovevano essere alcune migliaja. La nostra conoscenza dell’Egitto è, letterariamente ed architettonicamente – se si eccettua la piana di Giza, con le tre grandi piramidi e la Sfinge, che sono arcaiche – abbastanza estesa solo per quanto riguarda i monumenti delle dinastie di maggior splendore, la XVIII e la XIX, quelle dominate dalla fulgida figura di Ramsete II. L’Egitto, tra il 2783 dell’intronizzazione di Menes e la conquista di Alessandro il Macedone nel 333, ha conosciuto 2+28 dinastie, ripartite in 7 grandi periodi (8 secondo altra suddivisione). La dizione “faraone” è derivata da per-aâ (“grande casa”), che era l’appellativo con cui ci si riferiva all’imperatore; per la prima volta sotto Ekhnaton si trova la locuzione “Per-aâ, Ankh, Udja, Seneb, Neb”: “Faraone [“grande casa”], Vita, Salute, Forza, Signore”: “Vita, Salute, Forza” era la formula classica con cui ci si rivolgeva all’autocratore. Il faraone è una figura divina: è identificato con Horus, ed è l’artefice della vita del regno: tutto dipende da lui, egli è onnipotente e incontestabile.

  1. REGNO THINITA o MENFITICO: 3000-2783 a.E.V.; fase protostorica, comprendente la I e la II dinastia;
  2. ANTICO REGNO: 2783-2400 a.E.V.; comprende le dinastie III-VI;
  3. I FASE INTERMEDIA: 2400-2065 a.E.V. È un periodo di mezzo, di crisi, che comprende le dinastie dalla fine della VI all’inizio dell’XI;
  4. MEDIO REGNO: 2065-1785 a.E.V.: coincide con la conclusione della XI e tutta la XII dinastia;
  5. II FASE INTERMEDIA: 1785-1580 a.E.V. XIII-XVII dinastia;
  6. NUOVO REGNO: 1580-1200 a.E.V. XVIII-XIX dinastia: Secondo impero tebano;
  7. DECADENZA: 1200-333. XX-XXX dinastia; periodo che può anche essere ripartito in due fasi:
          1. VII. III FASE INTERMEDIA: 1200-751 a.E.V. XX-XXIV dinastia;

            VIII. ETÀ TARDA: 751-333 a.E.V. XXV-XXX dinastia.

La prima maturità dell’arte egizia è toccata sotto le dinastie V-VI; come classicismo egizio possono essere identificate le manifestazioni artistiche proprie della XVIII e XIX dinastia, di cui rimangono le più ricche testimonianze. Tra i periodi di crisi è fondamentale la II Fase intermedia, che è causata dalla calata degli Hyksos, che fanno uscire l’Egitto dal suo splendido isolamento, portando anche a politiche matrimoniali che mescoleranno il sangue dei dinasti con quello dei Mitanni e degl’Ittiti. Raggiunta la sua maturità, l’arte egizia, come l’assetto rituale ed istituzionale, non conosce più nessuna sostanziale evoluzione tendenziale; ancóra in età tarda, depurati i riti dagli apporti ultronei, l’Egitto tenterà una restaurazione in extremis, tecnicamente riuscita alla perfezione, per quanto inutile a porre l’impero al riparo dall’avanzata dell’esercito del Macedone. È pertanto paradossale che la gran parte delle testimonianze architettonico-letterarie risalgano al periodo in cui hanno avuto espressione tre personalità in ogni senso eccezionali: Ramsete II, il più grande dei faraoni, che ricostruì la potenza egizia dopo il disastroso scontro con gli Hyksos, con una serie di vittoriose azioni belliche, creando nuovi equilibrî con altre potenze; Ekhnaton, il faraone eretico, che sostituì il culto di Amun-Râ con quello solare di Aton, rendendo perseguibile per legge la casta sacerdotale, limitando l’influenza semitica sull’Egitto, riducendo il pantheon egizio ad una prima trinità, 1400 anni prima del cristo – e dunque imponendo una prima forma di monoteismo, che aveva il suo centro nella da lui fondata Eliopoli – e dando un nuovo impulso alla poesia e alle arti, aprendole ad una più viva rappresentazione della natura e della realtà; e Hatshepsut, figlia di Tuthmosi I privo di figlî maschj. Costei, costretta controvoglia a sposare quindicenne un faraone morganatico ventunenne, forte dell’educazione al governo impartitale nonostante tutto dal padre, dal quale si sentiva fattivamente investita, riuscì a prevalere sul marito (a cui diede prole, ma erano nuovamente solo figlie femmine, in numero di due) e sul nipote, il futuro Tuthmosi III, per 22 anni, durante i quali regnò splendidamente, garantendo, cosa rara, pace continua al regno. Organizzò una grande spedizione commerciale nel Punt, regione nota per le droghe preziosissime, probabilmente da identificare con la costa somala. Qui la spedizione, amichevolmente accolta dai sovrani del luogo – la monarca, si dice, affogava nel grasso –, fu graziosamente riempita di doni: animali esotici, semi e piante preziose, tra cui due piante di mirra. Hatshepsut orì quasi sicuramente uccisa per conto del nipote, che le garantì sepoltura religiosa, ma mise in atto la damnatio memoriae nei confronti di tutto quello che la zia aveva fatto edificare, facendone scalpellare il volto dalle statue e il nome dalle iscrizioni. Lo stesso Ramsete II, a cui nome sono conservati molti monumenti – il Ramesseo, Abu Simbel con le 4 statue monumentali riproducenti le sue fattezze –, si dice si appropriasse di una quantità di opere altrui facendone scalpellare via il nome e apponendovi il proprio. Di fronte allo stesso sito in cui sarebbe sorto un complesso monumentale ramesseo, a Luxor, la regina fece edificare il proprio monumento funebre, di splendida raffinata fattura, contenente 200 statue con le proprie fattezze. Un’esaltata iscrizione della stessa regina si riferisce alla posterità, sicuramente stupefatta di trovare tant’oro profuso, e convinta che vi sia stato gettato a staja, e obbligata a riconoscere nell’opera quanto la regina sia stata degna del proprio padre. Due obelischi completamente rivestiti d’oro furono fatti murare dal nipote in modo che solo le punte ne sporgessero, dimodoché ci sono pervenuti in perfetto stato di conservazione. La casta sacerdotale ebbe spesso un ruolo nel rovesciare monarchi nelle congiure di palazzo; sicuramente è stata determinante nella rovina di Ekhnaton. Come avveniva a danno di statue e monumenti, così la damnatio memoriae colpiva anche la règia onomastica: sposando una delle due figlie di Hatshepsut, Hatshepsut-Meritra, il nipote della regina, che aveva dovuto mordere il freno fino a 37 anni d’età, costrinse la sposa a rinunciare alla prima parte del proprio nome; gli stessi familiari di Ekhnaton, che avevano assunto nomi contenenti il nome del dio del sole sarebbero stati costretti a cambiare la parte “Aton” del nome in “Amun”, come Tutankhamun, successore del suo successore, e suo fratello minore, che in origine s’era chiamato Tutankhaton. Anche la sua sposa, la bella Nefertiri (del cui ritratto Leonard Cottrell dice che non ha pari nemmeno nella statuaria greca, perché i Greci ritraevano o donne o dee, mentre in questo ritratto la regina è dea e donna nello stesso tempo), costretta a separarsi dal mistico marito nel momento in cui la sua fortuna cominciava a pericolare, avrebbe assunto un nome composto con Amun. Non solamente i sacerdoti erano scontenti del faraone, ma anche il popolo, deprivato dei suoi molti dèi. Tra i sovrani di questa dinastia notevole è Tutankhamun più per lo stupendo corredo funebre trovato intatto in tre stanze che per il significato del suo brevissimo regno: stette sul trono solamente 9 anni, morendo diciottenne. La storica scoperta della sua tomba fu fatta da Howard Carter nel 1922; la tomba non fu tuttavia ispezionata prima dell’arrivo di lord Carnarvon, al momento della scoperta bloccato in Inghilterra. La prima scoperta ingente furono i tre seggj d’oro massiccio a figure ferine, l’ultima e culminante l’enorme maschera d’oro riproducente le sembianze del re. Morendo, lasciava vedova la ventiduenne Ankhesepaaton, la quale cercò uno sposo presso la corte di Hattusa, nell’ittita Anatolia, dove regnava Seppuliliuna. Lo strano scambio di missive intercorso tra la regina e il re straniero è stato registrato dal figlio del re ittita, Mursili; la regina s’era rivolta al re pregandolo di mandarle in sposo uno dei suoi figlî, con volendo essere costretta a cercare uno sposo nel suo paese. Il re le aveva risposto chiedendole se fosse un inganno, ma la risposta della regina era stata abbastanza rassicurante da decidere il re a mandarle il proprio figlio Zannuza. Purtroppo questi fu intercettato durante il tragitto da un drappello di Egizî, e ucciso insieme a tutto il suo séguito, molto probabilmente per iniziativa del generale Horemheb, che come altri non voleva un ittita sul trono egizio. Ankhesepaaton, ormai ovviamente divenuta Ankhesenamon, si rassegnò allora a sposare il propriob zio, Ay, o Eje, allora sessantenne. Alla morte di questi toccò allo stesso Horemheb, che non solamente era ignobile ma non lasciò nemmeno discendenti diretti; designò però un soldato di sua fiducia, Pramses, che assurto al trono all’età di 70 anni, fece cadere la prima lettera del nome, afferendosi al trono come Ramsete I, e inaugurando la serie dei ramessidi, che avrebbe compreso gli ultimi due grandi monarchi, col II e il III di questo nome, via via poi decadendo fino al X e all’XI, sotto il cui regno il marasma era tale che il saccheggio delle tombe era diventato una vera e propria piaga.

Il faraone cominciava a far costruire la propria tomba, che era garanzia d’eternità, nei primi anni del regno: morendo, il monarca doveva raggiungere pienamente la sua condizione immortale di Horus. Il più spettacolare complesso piramidale è quello di Giza, nei pressi della Sfinge: sono tre grandi piramidi, intestate a Cheope, Chefren e Micerino, tutti imparentati tra loro e in successione sul trono egizio; dei primi due Erodoto riferisce la crudeltà, mentre dice che Micerino fu giusto ed umano, ma non si sa con qualche fondamento storico. Una forma originaria di piramide è ravvisabile a Saqqara, nella piramide a gradoni di Gioser, opera del famoso architetto Imhotep: l’idea originaria era stata quella di edificare una tomba del tipo mastaba, “cassa”, un semplice parallelepipedo. Evidentemente considerando l’edificio troppo poco pomposo, l’artefice sovrappose mastabe via via più piccole, fino a raggiungere l’altezza prima di 40 e poi di 60 m. L’iscrizione ai piedi della Sfinge è dovuta a Tuthmosi IV che, ancóra principe, si addormentò ai piedi di essa e la sentì parlare, e promettergli il trono.

Concludono il volume note succinte sulla religione egizia, con la descrizione delle tre cosmogonie (Eliopoli, Ermopoli, Menfi) riassunte da quella tebana; i neteru sono definiti potenze efficienti, si descrivono le fattezze ferine con cui sono ritratti, e la presenza di animali sacri (gli ibis, oggi non più esistenti, imbalsamati in morte a milioni; i 700.000 gatti pure imbalsamati e posti nel santuario ad essi dedicato; il coccodrillo; il falco, le cui sembianze sono conferite a Horus); la dea Maât, che presiede alla giustizia e pesa il cuore del defunto quando esso intraprende il suo viaggio nell’aldilà. Si nota la rispondenza etimologica tra neter e natron, carbonato di sodio naturale, usato dagli Egizî come sapone e fondamentale nella preparazione delle mummie. Tra queste è celebre quella di Ramsete il Grande, scheletrica, cól suo volto dagli zigomi sporgenti, che mostra nel vecchio ottantatreenne il fiero soldato che è stato. [24 06].

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