Archivio | 23:16

603. Scheda: Keith, “Darwin” (1955).

21 Ago

Arthur Keith (1866-1955), Darwin [“Darwin Revalued”, London 1955], trad. Mario Pacor, “Biografie” n. 6, Feltrinelli, Milano 1959. Pp. 334.

È la biografia scritta da uno studioso [che però è diventato “scolaro” nel II risvolto] darwiniano che ha avuto curiosamente modo di vivere in Down House, la casa di Downe (Down anticamente), a 32 km. da Londra, in cui Darwin ha passato la gran parte dell’esistenza e in cui ha svolto, circondato dalla famiglia, la sua attività scientifica dal 1842 alla morte. Vale la pena di dire che, eccettuato il lungo viaggio (dicembre 1831-ottobre 1836) sul Beagle, la vita di Darwin non mostra emergenze particolari. La sua è una famiglia di scienziati: nasce il 12 02 1809 a Shrewsbury, dove il padre, Robert, un omone di 1,88 m., s’è stabilito nel 1786; Robert D. è medico, mentre la madre, Susannah, è la figlia di un celebre industriale, Josiah Wedgwood, le cui ceramiche si vendono in tutto il mondo. I Wedgwood sono all’origine della ricchezza su cui Darwin potrà contare (la madre, sposandosi un anno dopo la morte di Wedgwood, porta 25.000 £ di dote, una cifra favolosa) senza dover lavorare per mantenersi, pur rimanendo tutta la vita economo provetto – sono conservati i libri dei conti, accuratissimi, compreso il “Libro rosso” del padre, con la traccia di tutti gl’investimenti fatti, quasi sempre azzeccati, tanto da lasciare in morte un totale di 282.000 £, che comprendono anche i proventi dei suoi libri. Continua a leggere

604. Scheda: King, “Le notti di Salem” (1975).

21 Ago


Stephen King (1947), Le notti di Salem [“Salem’s Lot”, 1975], trad. Carlo Brera, Bompiani, Milano 199519 (19941). Pp. 444.


Arrise un enorme successo a questo secondo romanzo di SK, benché sia un rifacimento del Dracula di Bram Stoker, con personaggî che, per giunta, hanno letto il capolavoro relativo del vecchio scrittore irlandese e sono in grado di notare via via le somiglianze tra la storia che stanno vivendo e il classico; un esempio, a suo modo, di metaletteratura per un sottogenere che tre anni prima (1978) dell’inizio del ciclo di Anne Rice con Intervista col vampiro avrebbe conosciuto ben altre novità. Nel 1996 SK ha poi dato alle stampe una nuova edizione dell’opera, impreziosita da fotografie in bianco e nero della moglie Tabitha e materiale inedito – vale a dire gli scarti di lavorazione del romanzo secondo l’edizione originaria –, segno di un successo durevole.
Si può dire che SK con questo libro dia cappello ad una fitta serie di rifacimenti meglio o peggio fatti dell’opera di Stoker, nei quali il Dracula è sfruttato come fabula, e mi riferisco al gotico maturo, più o meno straccione, degli anni Settanta, fatta salva l’ambientazione semirurale tipica di SK (anche questo romanzo è ambientato nel Maine); laddove, con la Rice, ha inizio il nuovo corso: con lei il vampiro entra strombazzando nella società dei consumi degli anni Ottanta, ammantato di un glamour neobarocco-neoromantico che sarà la sua cifra quasi esclusiva in tutti i venturi esempî del genere, affiorando persino in rivisitazioni parecchio originali come il recente (2004) Fammi entrare di Lindqvist, nel quale sopravvive una seduttività non solo sinistra, ma affettuosa, se non voluttuosa, del vampiro, e una serie di aspetti “umani” di sensibilità, fascino e ironia che servono, anche, a farne un perfetto ajutante magico e un pur contraddittorio e violento raddrizzatore di torti, specialmente per amore. Tanto che anche nelle sue apparenti derive il sottogenere vampiresco conferma quelli che sono i suoi nuovi presupposti archetipici; non è stato SK a fissarli, e il suo contributo al filone non spicca per particolare originalità.

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